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L'ex premier arriva in sicilia

"Dialogare con Alfano?
Perché no..."


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Intervista a Berlusconi: "Possiamo riunire i moderati. Con Ncd alleati a Milano, perché non qui?".

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PALERMO - “Bisogna ricostruire il fronte dei moderati in Sicilia. Collaborare anche con Alfano? Perché no...”. Silvio Berlusconi arriva nell'Isola per rilanciare un partito che, per sua stessa ammissione, “ha vissuto qualche momento turbolento”. Ma adesso, secondo l'ex premier, che domani alle 10 parteciperà alla kermesse al teatro Politeama dal titolo "Forza, Alziamoci!", esistono i margini per rifondare quel 'blocco' che portò al clamoroso 61-0 anche recuperando il rapporto con Ncd. Un auspicio che oggi viene espresso in una intervista a un quotidiano anche dal big degli alfaniani Renato Schifani. Insomma, per Berlusconi in Sicilia si può tornare a vincere, anche perché “la giunta di Crocetta ha fallito e il Movimento cinque stelle non ha le capacità per governare una Regione difficile come questa”.

A proposito della Regione, presidente. Che significato ha la Sicilia per Forza Italia? Quale importanza dal punto di vista strategico e politico?

“La Sicilia per noi è fondamentale. E’ una regione che spesso ha anticipato tendenze nazionali, e nella quale tuttavia c’è un grado preoccupante di disaffezione per la politica, dimostrato proprio dal livello elevato di astensionismo. E’ evidente che questo è dovuto alla cattiva qualità dei politici siciliani: interessi personali, esercizio del potere senza scrupoli, trasformismi. La giunta Crocetta ne è un esempio clamoroso. Nata proclamando il rinnovamento, sta completando il suo percorso nel modo peggiore. Fino al punto da mettere in imbarazzo e in difficoltà lo stesso Partito Democratico, che l’ha fatta nascere e l’ha sostenuta. Ma ora, a quanto mi dicono tutti gli amici siciliani, c’è tra i siciliani una gran voglia di centrodestra”.

Nostalgia dei tempi in cui si vinceva per “61 collegi a zero” contro il centrosinistra? Che è successo da allora? Perché oggi anche nell'Isola il centrodestra appare senza una vera guida, frantumato in tante parti che non dialogano o addirittura litigano?

"Abbiamo avuto delle fasi turbolente, è vero, ma oggi, proprio grazie al lavoro di Gianfranco Miccichè, gran parte delle nostre divisioni sono superate. Non soltanto, ma io credo e spero che i moderati possano presentarsi insieme alle prossime elezioni regionali. Al di là delle differenze, che esistono, bisogna saper trovare ciò che ci unisce nell’interesse della Sicilia e dei siciliani".

I tempi del 61-0 erano gli stessi in cui uno dei big del partito nell'Isola era Angelino Alfano. Da pochi mesi, Ncd ha rotto gli indugi anche in Sicilia e sostiene a tutti gli effetti il governo di Crocetta. Che effetto le fa?

"Con Ncd a livello nazionale abbiamo posizioni diverse, ma siamo disposti a collaborare dove si creano le condizioni perché i moderati stiano tutti insieme. Se questo avviene a Milano, perché non dovrebbe avvenire in Sicilia?"

Con Miccichè in passato non sono mancate tensioni e polemiche, ma alla fine ha deciso in Sicilia di rimettere il partito nelle sue mani. A cosa si deve questa scelta?

"Conosco Gianfranco da una vita e provo, nei suo confronti, un grande affetto, che so essere ricambiato. Al di là di questo, però, Gianfranco è la storia di Forza Italia in Sicilia, ed ha sempre dimostrato un’intelligenza politica, un intuito e una dedizione speciali. E’ stato il protagonista di grandi successi in passato e sono convinto che lo sarà ancora in futuro".

L'ultimo politico siciliano a passare tra le fila di Renzi è proprio un deputato regionale di Forza Italia, Giuseppe Milazzo. Come giudica questi cambi di casacca? E la preoccupano?

"Milazzo è un cognome che ha in sé il suo destino, e i siciliani lo sanno bene. Un altro e più famoso Milazzo, Silvio, nel 1958 diede vita al più clamoroso caso di trasformismo della storia della prima repubblica. Eletto deputato regionale con la DC, si fece nominare Presidente della Regione contro la DC, con l’appoggio convergente di PCI e MSI, tanto è vero che la parola milazzismo è entrata nel linguaggio politico come sinonimo di operazioni politicamente ambigue. Purtroppo l'abitudine a questi comportamenti è particolarmente diffusa in Sicilia, ed è una delle ragioni che rendono gli elettori scettici e delusi".

In vista delle prossime elezioni regionali, con un Pd che ha messo dentro esponenti provenienti anche da altri partiti e un Movimento cinque stelle che in tanti considerano in grado di ottenere un grande exploit, quali speranze ha il centrodestra?

"Lo ripeto, si tratta di unire i moderati. Il Movimento Cinque Stelle ha la possibilità, proprio grazie agli errori dei partiti, di ottenere un buon risultato, ma non rappresenta comunque la maggioranza dei siciliani, non ha la possibilità di realizzare coalizioni e non ha certo la capacità e l’esperienza indispensabili a governare una regione così importante. In tutte le città dove sono al governo fanno malissimo. Immaginiamoci se dovessero guidare la Regione".

E a quali forze politiche dovrebbe rivolgersi nella costruzione di una coalizione vincente? Qual è l'identikit ideale per il prossimo governatore della Sicilia?

"Noi lavoriamo per ricostruire, in Sicilia e in Italia, la maggioranza naturale degli elettori. Questo comporta un grande sforzo per riportare al voto quel 50% di elettori delusi, scoraggiati, rassegnati. Solo noi possiamo farlo, a patto di rinnovarci e coinvolgere nuovi protagonisti del mondo dell’impresa, delle professioni, della cultura, del lavoro e soprattutto tanti giovani che abbiano voglia di cambiare e di riappropriarsi del loro futuro".