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Il punto

Le folle erranti di Silvio e Totò
e il centrodestra in cerca d'autore


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centrodestra, silvio berlusconi, totò cuffaro, Politica

Al Don Bosco e al Politeama un magma nostalgico del passato. Con un futuro tutto da definire.

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La perifrasi è la stessa, “bagno di folla”. Diversi i personaggi. La medesima l'epoca che rievocano. E tanto in comune, verosimilmente, c'è nel “popolo” accorso al loro cospetto. Quel popolo orfano di un'era, quando qui un tempo era tutto centrodestra. Gli anni di Silvio Berlusconi regnante a Palazzo Chigi e di Totò Cuffaro imperante a Palazzo d'Orleans. Anni di vacche grasse, quelli di una Regione spendacciona che infoltiva di personale la sua mastodontica macchina di stipendi, costruendo consenso come se non ci fosse un domani . Gli anni degli exploit nefasti delle partecipate e della formazione professionale (per sorvolare su altro, che riguarda le cronache giudiziarie), quelli che gettarono in qualche modo le basi dell'insostenibilità economica in cui, complici altri errori e omissioni successivi, versa oggi la Regione. Eppure, c'è una folla errante, nostalgica di quei tempi, orfana di quel cappello “moderato” tanto caro ai siciliani, in cerca di un centro di gravità permanente che ancora non si intravede.

E così, prima la presentazione di un libro al Don Bosco con Totò Cuffaro, poi la kermesse palermitana di Silvio Berlusconi, sono state l'occasione per toccare con mano quel corpo vagante in cerca di una casa nuova, che magari somigli un po' alla vecchia. Mondi certo non più intatti rispetto ai tempi andati, ma che restano ancora comunque tangibili e corposi. Tenuti in vita anche dalla diffusa delusione per le stagioni politiche che in Sicilia sono seguite a cuffarismo e berlusconismo, il caos immobile del lombardismo prima, l'approssimazione disastrosa del crocettismo poi.

D'un tratto, torna a fiutarsi nell'aria in Sicilia una certa voglia di centrodestra, per quanto più debole e svanita rispetto agli anni del 61 a 0. Quella voglia che altrove in Italia Matteo Renzi con le sue politiche di rottura verso la sinistra Pd riesce a intercettare, in nome della suggestione di quel Partito della Nazione post ideologico pronto a raccattare tutto o quasi,in forza del potere.

In Sicilia però Renzi non c'è. Ci sono i renziani, che continuano a caricare nuovi passeggeri dell'ancien regime sul loro torpedone, ma si scontrano sulle loro contraddizioni, sul loro tuonare contro Crocetta a mezzodì per poi governare insieme a lui nel pomeriggio, sul magro bilancio di questa legislatura. Un gruppo di potere dove il vecchio e il nuovo si mescolano ancora in modo confuso, cercando di mettere le mani sul patrimonio di voti del centrodestra che fu. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la folla errante del Ranchibile e quella del Politeama. Quel pezzo di società che forse ancora non si è rassegnata alla fine di quel centrodestra, oggi sbiadita ombra del colosso di potere che in Sicilia fu nella prima decade del nuovo millennio.

Tra nostalgici, vecchie glorie in cerca di rilancio, aficionados della prima ora, questo magma moderato – le cui effettive dimensioni elettorali son tutte da capire - si muove ancora in modo confuso. Che questo coacervo vagamente vintage possa esercitare addirittura una forza d'attrazione verso quegli ex compagni di viaggio che per tattica hanno camminato a braccetto del Pd negli ultimi tempi, come Udc e Ncd, oggi sembra arduo. Roba da acchianata a Santa Rosalia, l'ha definita lo stesso Gianfranco Miccichè, mentre il segretario del Pd Fausto Raciti, rivendicando l'alleanza con sopravvissuti di quello stesso centrodestra bolla le kermesse dei giorni scorsi come “operazione nostalgia”. Quel che resta è l'impressione di una Sicilia che degli insegnamenti del passato non sembra aver fatto troppo tesoro, che dal presente ha raccolto solo delusione, e che per il futuro mostra di avere poche ma confusissime idee.