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La polemica

Udc di lotta e di governo
E in maggioranza si litiga


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gianpiero d'alia, udc, Politica

L'apertura di D'Alia al Cav scatena gli alleati minori del Pd. Caccia ai voti a destra di Renzi.

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PALERMO - Non hanno perso tempo per dargli addosso. E c'era da aspettarselo. I “cespugli” del Pd d'altronde, con lui non hanno avuto un rapporto idilliaco fin qui. E così nel weekend è scattato il dagli al D'Alia, con le critiche mosse dagli alleati minori del Pd al leader dell'Udc siciliana, reo di aver in qualche modo ammiccato a Silvio Berlusconi e a un'ipotesi di ricostituzione del vecchio centrodestra in un quadro nazionale.

L'uscita di Gianpiero D'Alia è stata stigmatizzata da due capigruppo: Giovani Di Giacinto del Pse e Nicola D'Agostino di Sicilia Futura. Il primo parla della possibilità di “mettere fine al rapporto” tra Udc e centrosinistra", il secondo, a nome del movimento di Totò Cardinale che in passato è entrato più volte in attrito proprio con l'Udc di D'Alia, va giù duro: “Ma come, fa a stare al governo con Crocetta con la pancia piena, a dialogare con Raciti assumendo ruoli da plenipotenziario, e poi a lavorare per sfasciare la coalizione, a costruire una sleale alternativa, dando man forte a chi parla malissimo di quello che dovrebbe essere il 'suo' governo?”. Il compagno di partito Salvo Lo Giudice usa un'altra emblematica immagine: "Siamo stanchi di chi continua a giocare con due mazzi di carte“.

E' bastato un moderato accenno alla politica dei due forni tanto cara ai centristi per riaccendere la miccia della polemica. L'Udc sembra da tempo in Sicilia avviata verso un consolidamento dei rapporti con il Pd, anche in vista delle prossime regionali. Un'alleanza che soprattutto negli ultimi mesi è sembrata rafforzarsi sempre più.

Ma gli inviti al ritorno del centrodestra "all'antica" avanzati di Silvio Berlusconi e Gianfranco Miccichè hanno fatto registrare delle misurate aperture da parte del presidente dei centristi. "Credo che le parole di Berlusconi siano un segnale positivo", ha detto a caldo D'Alia, stigmatizzando la “balcanizzazione dell'area moderata” a fronte del rafforzamento di una “destra lepenista”. Come a dire: se Berlusconi rinuncia alla compagnia dei Salvini e delle Meloni, c'è la possibilità di tornare a pensare a quella succursale italiana del Ppe, caduta un po' in disgrazia, sembra leggersi nelle parole di D'Alia. E nei desiderata di un big di Ncd come Renato Schifani, da cui ha subito preso le distanze, seppur con garbo, il coordinatore regionale Francesco Cascio.

Insomma, Area popolare, l'agglomerato centrista composto da Udc e alfaniani, torna a guardarsi attorno. Fosse anche solo per alzare il prezzo con l'alleato Renzi, di cui i centristi rischiano ormai di apparire come un'appendice.

Ma in realtà, se a livello nazionale i centristi potrebbero ragionare di un dialogo nuovo con Forza Italia, in Sicilia il loro asse con il Pd è tuttora molto solido. Ancora oggi Fausto Raciti, segretario del Pd, lo ha ribadito in un'intervista. E domani lo stesso Raciti, D'Alia e i vertici di Ncd incontreranno Crocetta per fare un punto sull'agenda politica dopo l'approvazione della finanziaria.

Inato, però i “concorrenti” di Area popolare nella sempre traballante maggioranza che sostiene Crocetta non chiedono di meglio per passare al contrattacco. E aprono la caccia a quell'elettorato moderato a destra del Pd, ma non tanto da finire sotto i vessilli del lepenismo all'italiana. Il derby è aperto e certo non si esaurirà con le schermaglie del weekend.