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L'ordinanza

Formazione nel caos
Il Tar “stoppa” i nuovi corsi


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Una manifestazione dei lavoratori della Formazione

Per i giudici amministrativi troppi i dubbi sull'Avviso 3 da 160 milioni. Che adesso è in bilico.

 

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PALERMO - Era attesa come la notizia che avrebbe portato un po' di ossigeno a circa quattromila lavoratori della Formazione. Ma il settore rischia di piombare nuovamente nel caos. Perché l'avvio del cosiddetto “Avviso 3” da 160 milioni è stato “bocciato” dal Tar. Che ha deciso, “data la delicatezza della materia” di fissare subito un'udienza per entrare nel merito della questione. Già a giugno. Fino ad allora, quel bando, che rappresenta in pratica la prosecuzione dell'Avviso 20 e del Piano giovani, è in bilico. La stessa distribuzione di finanziamenti e ore di corso potrebbe essere spazzata via dall'esito del procedimento di fronte ai giudici amministrativi.

Giudici che hanno, di fatto, accolto il ricorso dell'Associazione Istituto per la promozione e formazione professionale e per lo Sviluppo siciliano Isem, contro, appunto, il mega-bando pubblicato in Gazzetta, tra le polemiche, alla fine dell'anno scorso. I dubbi, infatti, erano tanti già allora. E riguardavano le nuove modalità di attribuzione dei finanziamenti. Che venivano legati, per la prima volta in tanti anni, al numero di operatori della Formazione coinvolti in un singolo progetto.

È la cosiddetta “tabella ghigliottina”. Così fu definita da un gran numero di enti “giovani” (cioè associazioni di più piccole dimensioni e da tempi più recenti nel settore della Formazione). Questo avviso, avevano già protestato pochi mesi fa “viola le più elementari regole del Fondo sociale europeo, poiché non tiene conto – dichiararono le associazioni - dell’utenza, reale destinatario delle risorse. Finanziare, o poter presentare, - aggiungevano - ore, in funzione di quanto strettamente occorre per pagare i dipendenti, per di più solo a tempo indeterminato, senza spazio per quant’altro occorre a fare buona formazione, significa utilizzare risorse dell’Unione europea in sostituzione di ammortizzatori sociali, per i dipendenti che la Sicilia, forse, purtroppo, non riesce più a mantenere”.

“Avevamo già avvisato l'assessorato – dichiara Joseph Zambito, di Anfop – ma pur non condividendo i criteri fissati nell'Avviso, avevamo ritenuto opportuno non avviare alcuna procedura legale per salvaguardare anche la platea dei lavoratori, che dovevano comunque subire un periodo di fermo più o meno di 6 mesi. Un'attesa che sarebbe stata ancora più lunga se avessimo deciso di ricorrrere. Questa ordinanza, però, purtroppo – conclude – conferma che i nostri dubbi erano fondati”.

Dubbi confermati, in effetti, dal contenuto dell'ordinanza del Tar. Il presidente Nicola Maisano, coadiuvato dal consigliere Aurora Lento e dal referendario Lucia Maria Brancatelli, hanno infatti sottolineato come “il provvedimento impugnato introduce novità rilevanti rispetto a quanto previsto nei precedenti avvisi, diretti a regolare la medesima materia per cui è causa, tali da determinare una nuova autonoma lesione degli interessi coinvolti”. Novità che rischiano insomma di danneggiare alcuni dei soggetti partecipanti al bando.

Proprio perché il governo Crocetta ha “individuato, quale condizione premiale per la quantificazione dei finanziamenti riconosciuti, un elemento che appare estraneo alla finalità a cui è diretta la misura che ne costituisce l’oggetto - risulta provvisto di sufficiente fumus boni iuris”. E il passaggio fa proprio riferimento al concetto di prima: il bando prevede come criterio “premiale” un elemento che non ha nulla a che vedere con gli obiettivi del finanziamento europeo: che non sono legati alla garanzia degli stipendi, ma alla formazione degli allievi, appunto. C'è quindi la possibilità concreta che questo bando possa essere considerato illegittimo. “Se i giudici – conferma Carlo Restivo, il legale che ha assitito l'associazione che ha avanzato ricorso – avessero considerato il nostro ricorso infondato, lo avrebbero respinto. E invece hanno ritenuto di fissare presto una udienza. Del resto era chiaro: quello che in passato era stato solo un elemento di valutazione tra gli altri, cioè la dotazione del personale, oggi diventa una condizione preliminare. E questo contrasta con le norme relative a questo tipo di finanziamenti”. “In considerazione della delicatezza e complessità della questione in esame, - concludono i giudici - appare comunque necessario che la controversia venga compiutamente esaminata nel merito”. In un'udienza già fissata per l'8 giugno 2016. Fino ad allora, quel bando sarà in bilico. E le procedure di finanziamento rischiano di essere portate avanti sulla base di un avviso a forte rischio di illegittimità. “Quel bando – commenta il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone – punta a rimettere in pista circa 4 mila lavoratori. Il governo regionale corra immediatamente ai ripari e proceda con un piano B, per tutelare una categoria già in grave sofferenza e per garantire l’avvio dei percorsi lavorativi”. La Formazione siciliana è ripiombata nel caos.