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Cassazione

Vanessa uccisa a Enna
Confermata la condanna


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, Cronaca, Enna
ENNA- La Cassazione ha confermato 30 anni di carcere a Francesco Lo Presti che uccise la convivente ventenne, Vanessa Scialfa, il 24 aprile 2012, prima strangolandola con un cavo del dvd e poi finendola con uno straccio intriso di candeggina. Fu lo stesso Lo Presti, a confessare l'omicidio e a portare la polizia in un fosso ai margini della miniera di Pasquasia dove si trovava la vittima. La Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Lo Presti, che all'epoca aveva 34 anni, che contestava la sentenza di appello perché la Corte non aveva concesso la perizia collegiale che avrebbe provato la sua incapacità di intendere e volere negando anche la concessione dell'attenuante della provocazione e della confessione. Vanessa Scialfa, dunque, non sarebbe stata uccisa, come invece ha detto Lo Presti, né per gelosia né per avere provocato il compagno pronunciando al culmine di una lite, il nome di un ex fidanzato. Anche la confessione non avrebbe trovato riscontri oggettivi, in toto, nei punti, ad esempio, in cui Lo Presti ha raccontato di avere assunto cocaina con la giovane prima dell'omicidio. "Siamo soddisfatti dell'esito del processo - ha detto il legale dei genitori di Vanessa, Eleanna Parasiliti Molica - non è stato un processo facile in tutti i tre gradi di giudizio ma siamo contenti perché sono state accolte tutte le istanze della parte civile. Commossi i genitori di Vanessa, Giovanni e Isabella che hanno assistito all'udienza di Cassazione. "Nostra figlia purtroppo non potrà più ritornare in vita ma oggi siamo sereni perché giustizia è fatta. Per tutto questo tempo abbiamo temuto che Vanessa potesse venire uccisa ancora una volta con una sentenza ingiusta. Così non è stato e l'omicida di nostra figlia si farà il carcere, come stabilisce la legge", hanno detto. (ANSA)