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Cala il sipario sul Cerisdi
I lavoratori: salviamolo coi fondi Ue


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calabrò, cerisdi
I lavoratori del Cerisdi

Deciso lo scioglimento, ente in liquidazione. Nella foto i lavoratori del centro

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PALERMO - Il Cerisdi è in liquidazione. La decisione dell'Assemblea straordinaria dei soci, composta dal Comune di Palermo e dall'Ircac, ha deliberato lo scioglimento dell'associazione. Il destino dell'unico istituto di alta formazione siciliano e dei suoi 28 lavoratori è adesso appeso a un filo. Il commissario liquidatore sarà Fabrizio Escheri, presidente dell'ordine dei dottori commercialisti e revisori contabili, ex allievo proprio del Cerisdi.

"Quello perpetrato ai nostri danni è un 'delitto perfetto' – è l'amaro commento di David D'Aleo, responsabile dell'area progettazione del Cerisdi -. Da sette mesi non siamo pagati, la Regione ha azzerato e affidato ad altri soggetti i fondi che utilizzavamo per progetti formativi e master – spiega -. Così la nostra dignità è stata calpestata da tutti i punti di vista. Hanno esautorato una realtà che ha competenza e che ha dato risultati importanti alla pubblica amministrazione".

Una chiusura che secondo Giovanna Aiello, responsabile della formazione dell'istituto, rappresenterebbe "la morte civile della Sicilia. Noi speriamo ancora che non sia troppo tardi per salvare il Cerisdi – aggiunge -. Abbiamo anche presentato la nostra ricetta al governo. Si potrebbe far rientrare l'istituto tra quelli che possono accedere ai fondi europei. Chiediamo al governo di bloccare la liquidazione e valutare la nostra proposta. Ma soprattutto convocare una conferenza di servizi per decidere cosa fare del Cerisdi e delle sue professionalità".

Un incontro "che non sia solo parole , perchè di quelle – aggiunge Mimma Calabrò - segretario regionale della Fisascat Cisl, che oggi ha incontrato i lavoratori - se ne sono fatte già tante. L'agonia con cui queste famiglie da anni convivono deve finire. Adesso occorre una progettualità seria e di lungo respiro. Bisogna capire se dalle ceneri della liquidazione questo istituto potrà risorgere per tutelare le professionalità e le 28 famiglie coinvolte".

L'alta formazione in Sicilia è attualmente affidata a Sna e Formez, entrambi enti di diritto pubblico non siciliani. "Non si capisce perché non si possano sfruttare anche le nostre professionalità" è il pensiero della sindacalista. "Nessuno sta chiedendo soldi alla Regione - precisa Calabrò -. Qui non si tratta di assistenzialismo. I dipendenti rivogliono soltanto il lavoro. Questo istituto può lavorare utilizzando risorse comunitarie".