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La grande partita del centro
Tregua armata in maggioranza


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D'Alia, Crocetta, Cardinale, Raciti: cosa si muove tra cene e nuove alleanze.

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PALERMO – Sembra più o meno tornato il sereno nella maggioranza, attraversata nell'ultima settimana da fibrillazioni più o meno sotterranee. Più che pace, è tregua armata, dopo le tensioni dei giorni scorsi. Ad agitare le acque, i segnali di reciproco annusarsi fra Forza Italia e Area popolare che hanno accompagnato la visita di Silvio Berlusconi a Palermo di sabato scorso. Le parole di apertura di Gianpiero D'Alia a un dialogo tra moderati avevano suscitato le uscite critiche di Sicilia Futura e Megafono, interessati ad aprire uno scontro al centro dello schieramento politico, spazio che gli alleati minori del Pd contendono proprio all'Udc. E non ci sono state solo le prese di posizione a mezzo stampa. Sotto traccia, molto si è discusso attorno alle parole di D'Alia. Qualcuno avrebbe fatto aleggiare persino lo spettro di una ennesima crisi di governo.

Dalle parti di Sicilia Futura, che con il leader centrista non ha mai avuto grande feeling, si sarebbero lette le parole di D'Alia nella chiave di una possibile candidatura dello stesso a Palazzo d'Orleans alla testa di un ricompattato centrodestra. Un messaggio che sarebbe arrivato forte e chiaro allo stesso Crocetta, che proprio in quelle ore ha sentito la necessità di ribadire la sua intenzione di ricandidarsi. “Crocetta è presidente della Regione, gli si può impedire di candidarsi? Sarebbe un presidente a metà. Crocetta motivato rende di più ed è suo diritto dire di essere candidato o candidabile”, commenta Totò Cardinale, che dopo mesi di freddo è tornato negli ultimi tempi a stringere un rapporto molto solido con Crocetta. Così come rinsaldato sembra l'asse tra il governatore e il suo antico “gemello” Beppe Lumia. Insomma, c'è aria di ritrovato cerchio magico attorno al governatore. Un ritorno di fiamma che ha un po' invertito la rotta rispetto a quanto visto prima e dopo la nascita del Crocetta quater, che aveva visto avvicinarsi sempre più lo stesso presidente alle segreterie dei partiti, e cioè al rodato duo Fausto Raciti-Gianpiero D'Alia.

È proprio l'equilibrio faticosamente raggiunto nell'ultimo rimpasto a essere stato messo in discussione negli ultimi giorni. Impossibile negare le tensioni, che si leggevano chiare anche nella risposta sarcastica di D'Alia all'autocandidatura di Crocetta (“E' suo buon diritto ricandidarsi visto che va così bene nei sondaggi, io penso però che siamo un po' in anticipo con i tempi e soprattutto che dovrebbe parlarne col Pd. Non so se lo ha fatto"). A lavorare di ago e filo per ricucire si è messo Fausto Raciti, che ha incontrato in settimana Crocetta in un locale palermitano, vedendo in serata col governatore anche Lumia e Cardinale. Che, sempre ancorato all'area renziana di Davide Faraone, lavora anche da mediatore tra quest'ultimo e il governatore, per rinsaldare un feeling da tempo perso per strada.

Anche se nessuno vuole tirar tanto la corda da spezzarla, la partita per contendersi lo spazio politico a destra di Renzi è aperta, insomma. E ciascuno la gioca con le sue armi. I renziani di complemento di Sicilia Futura, ad esempio, attendono nei prossimi giorni il colonnello del premier Luca Lotti per una riunione che precederà la “Leopolda” sicula faraoniana. D'Alia, dal canto suo, mantiene saldo il legame con Raciti, ha avuto un colloquio con Crocetta con cui non rompe pur restando guardingo, e continua a lasciare aperta la porta per un eventuale ricongiunzione con Forza Italia nel nome del Ppe. Quella che a Milano in questi giorni è riuscita. Ma che in Sicilia sembra cosa più complicata.