Live Sicilia

Il commento

Crocetta, Renzi e l'antimafia
La Mala Pasqua dei siciliani


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(foto d'archivio)

Auguri di Buona Pasqua ai lettori di LiveSicilia, anche se non lo è per i motivi qui riassunti.


Povera Sicilia, situata nell'abisso dell'irrilevanza: come tragicamente si raffigura la tua passione da perenne Venerdì Santo. Crocifissa alla malapolitica, alla malantimafia, alla malaesistenza di tutti giorni; aggiogata al carro di un presidente che non c'è più, che va in dissolvenza perché nulla ormai conta, nei palazzi dove si decide. Rosario Crocetta è l'icona dell'avanspettacolo che si consuma in un lager. Si fa la foto col costumino. Interviene nell'orrore di Bruxelles, proponendosi addirittura come 'mediatore'. Sicché la debolezza imperdonabile non è più il dolore inflitto alla propria terra, per incapacità di governo, ma il guizzo da giullare in tanta devastazione; come se una mano invisibile alzasse il volume delle risate in sottofondo.

Povera Sicilia, inutilmente bellissima, inchiodata alla croce dell'abbandono. L'appello è partito forte e chiaro all'indirizzo del ministro Franceschini: “Siamo un gruppo di siciliani, scrittori, poeti, artisti ma anche gestori di alberghi e di locande, librai, chef e guide turistiche: gente che fa cultura, vive di cultura e fa vivere di cultura. La situazione che si sta profilando è attualmente disastrosa e – con un degrado che non è solo imputabile alla scarsità dei bilanci – rischia di peggiorare di giorno in giorno”. Firmato, in primis, da Andrea Camilleri e Pietrangelo Buttafuoco, due conterranei che non si sono rassegnati ed esprimono, da diversissime biografie, un'identica disperazione. Tentativo cavalleresco, tuttavia a che servirà se quest'Isola è un bagno penale, una colonia del Giglio Magico renziano; se, per ignavia dei suoi governanti, è appesa all'inarcarsi di sopracciglia del Matteo che regna a Palazzo Chigi e qui invia editti di sottomissione per bocca dei suoi proconsoli?

Povera Sicilia che almeno, una volta, era fiera del coraggio dei suoi martiri, morti di mafia e di indifferenza. E nacque l'antimafia, come rivolta delle coscienze. Oggi cosa rimane? La storia dei beni confiscati ha picconato le ultime roccaforti della speranza. Una religione civile è stata smembrata dai talebani e dai profittatori. Da chi ha dato alla verità lo stesso sapore dell'illusione, agitando le agende di una inconcludente retorica, da chi si è scavato una nicchia nel posto degli eroi, pur di lucrare stipendi e carriere. Anche la beffa, infine. Ha dichiarato Rosy Bindi, onnipotente signora dell'antimafioseria di rito capitolino: "Il caso Saguto, al di là delle responsabilità penali, ha messo in luce le carenze nel sistema che noi avevamo già individuato". Peccato, peccato davvero, che non si sia intervenuti in tempo per evitare che il cancro della sfiducia tracimasse in metastasi.

Poveri siciliani, dunque, raffigurati nell'ennesima Pasqua senza resurrezione. Poveri di soldi, di felicità, di prospettive, incatenati a un presidente impalpabile, a una politica grassa e volgare, a una sconcezza istituzionale che ha ridotto in polvere l'esempio di Falcone e Borsellino. E tutto naufraga e tutto va in rovina, mentre suonano le campane a morto di questo perenne Venerdì Santo.