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La crisi

Se avessi vent'anni di meno


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, Le idee
"Se avessi vent'anni meno me ne scapperei". Quante volte abbiamo sentito questa frase, detta da amici o semplici conoscenti che hanno superato gli “...anta”. Quante volte noi stessi l'abbiamo pronunciata, in preda a rabbia o a sconforto. Per carità, non esistono paradisi terrestri altrove ma qui, nell'isola del sole e del mare, abbiamo decisamente esagerato nel farci del male. Non conforta il fatto storicamente accertato di essere un popolo che ha sopportato e tollerato di tutto nel corso dei secoli, spesso con accondiscendente complicità.

C'è un limite che, evidentemente, è stato superato. Abbiamo finalmente voglia di normalità, merce assai rara nelle contrade sicule. Al contrario, non solo in Sicilia nulla o poco è normale, dalla politica all'economia, dalle infrastrutture ai servizi, ma nemmeno si intravede all'orizzonte una seppure accennata inversione di tendenza. In realtà, chi i vent'anni meno li può vantare probabilmente ci ha pensato davvero ad andar via dai luoghi natii. Sicuramente tantissimi giovani si trovano già ben lontani, lì dove scoprono mille opportunità di vedere riconosciuti meriti e sacrifici, a distanza siderale da un mondo brulicante di politicanti, cerchi magici e amici degli amici, senza contare mafia, racket e pizzo.

Intanto, così, la Sicilia invecchia, perde risorse, intelligenze, bellezza, voglia di fare e di reagire. Cosa ci resterà, oltre a partecipare alle tristi commemorazioni degli eroi ammazzati da Cosa Nostra? Affollare gli incontri già affollati di Totò Cuffaro, di Francantonio Genovese e di Silvio Berlusconi? Strapparci le vesti dalla felicità per le grandi manovre di Palazzo sotto la regia trasversale dei padroni di tessere e voti in vista delle elezioni amministrative e regionali dell'anno prossimo? Oppure ingrossare le fila di chi ha rinunciato ad esercitare il diritto di scegliere chi ci deve governare, lasciando campo aperto ai soliti noti contro cui imprechiamo ogni santo giorno? Oppure ancora, tanto per non farci mancare niente, creiamo un bel movimento sicilianista, magari con l'aiuto disinteressato di Matteo Salvini che, è risaputo, ama il Sud da morire? E pensare che in politica abbiamo avuto esempi come Piersanti Mattarella, Pio La Torre e stagioni entusiasmanti come la "Primavera di Palermo". Prima, quelli che hanno giustamente creduto nella "rivoluzione gentile", dopo le stragi di mafia, avevano il conforto di appartenere alla cosiddetta "società civile", almeno fino a quando non si è scoperto che suoi cosiddetti esponenti, anche insospettabili, ci hanno lucrato sopra con la medaglia di un'antimafia rivelatasi autentica quanto un Rolex esposto in qualche sgangherata bancarella.

Insomma, manco un'antimafia normale abbiamo avuto. Qualcuno, e io tra costoro, a proposito di rivoluzioni, aveva creduto alle parole di un giovane sindaco, all'anagrafe Matteo Renzi, che giurava di volere rottamare la vecchia politica, chiudere definitivamente con la prima e seconda Repubblica e dare una smossa all'Italia immobile delle lobby, delle corporazioni, dei veti incrociati. Risultato? Se rimaniamo dentro i confini di casa nostra sappiamo che non è stato rottamato alcunché, anzi, assistiamo quotidianamente ad una sorta di riciclaggio universale ad opera del PD del peggio che la politica siciliana ha espresso negli ultimi due decenni fino a ora. Inoltre, Renzi, premier e segretario del primo partito italiano, non s'è neppure visto al di qua dello Stretto - dove disoccupazione e sottosviluppo ci stanno massacrando - se non per commissariare pure l'aria che respiriamo - salvo poi, capolavoro di coerenza, sostenere il governo regionale giustamente commissariato - tagliare trasferimenti ai Comuni e negarci somme di denaro di cui risultiamo creditori certificati, a norma di Statuto. Cristo non si è fermato ad Eboli, avrebbe tradito, per i credenti, la sua missione di Salvatore delle Genti; Renzi, piuttosto, si è fermato molto più su disattendendo promesse e legittime aspettative. In compenso, rimanendo in tema di rivoluzioni annunciate e basta, c'è chi provvede a tenere alto il nostro morale, o ci prova, con dichiarazioni del tipo: "mi ricandido alla presidenza della Regione".

Sì, il governatore Crocetta è, almeno lui, in vena di battute da comitiva di buontemponi, nonostante il disastro dei suoi quattro governi e dell'attuale legislatura. Caro presidente, noi ti ringraziamo per lo sforzo ma, purtroppo, non abbiamo la benché minima voglia di ridere.