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Il governo Crocetta

Dalle Province alla Formazione
Catalogo delle riforme incompiute


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, Politica

Annunciate come le leggi che avrebbero dovuto cambiare la Sicilia, non hanno mai visto la luce.

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PALERMO - Paradossalmente, il flop della rforma delle Province è stato così colossale da far dimenticare i tanti altri insuccessi sparsi lungo questa accidentata legislatura. Riforme che avrebbero dovuto cambiare il volto della Sicilia, ma che sono rimaste quasi sempre sulla carta. Quando non hanno invece prodotto persino danni.

Certo, la storia dell'abolizione delle Province, la cui lieta novella è stata diffusa sull'etere con moderato entusiasmo dal governatore: “Siamo i primi in Italia”, è a suo modo esemplare. Una legge data per “fatta” e mai portata a termine. Tra le vorticose sostituzioni degli assessori alle Autonomie locali, una sciatteria politica che ha sempre spinto più verso la sparata mediatica che verso i risultati concreti, le lentezze dell'Assemblea regionale, le divisioni di una maggioranza troppo variopinta per non essere litigiosa, a distanza di quasi tre anni quella riforma non c'è ancora. O meglio, ci sarebbe. Se solo non fosse stata cestinata dal governo nazionale che ha chiesto a Crocetta e deputati di scrivere sotto dettatura. E siamo ancora lì. A una riforma che non c'è, e che servirebbe come il pane. Nel frattempo, infatti, (tempo che, detto per inciso, è stato scandito dall'avvicendarsi di commissari fedelissimi al governatore) crollano strade e scuole, e gli stessi lavoratori rischiano di non vedere i propri stipendi perché lo Stato non intende trasferire i fondi senza l'esistenza di una vera e propria legge. Un flop da libri di storia, insomma.

Così clamoroso da mettere in ombra altri pregevoli insuccessi di questo governo. Che in un caso ha anche ereditato il lavoro compiuto dal governo precedente. È la riforma che ha portato allo scioglimento delle undici ex Asi (Aree di sviluppo industriale) e la nascita del nuovo ente Irsap. Un'idea di Marco Venturi, assessore nella giunta di Lombardo, che ha trovato continuità nella presenza all'interno dell'esecutivo di Crocetta di un'altra esponente della Confindustria siciliana, Linda Vancheri. Al governo Crocetta, insomma, è toccato il compito di far funzionare l'Irsap. Il risultato? Il presidente ed ex commissario Alfonso Cicero ha sbattuto la porta allungando molte ombre verso il governatore. A quel punto, nessuno è voluto andare a guidare l'Istituto, completamente allo sbando. E adesso in mano semplicemente a un commissario ad acta come Mariagrazia Brandara. Che fa quel che può. Cioè pochissimo, vista la tipologia dell'incarico. E i lavoratori nei prossimi giorni protesteranno: perché nel frattempo non bastano nemmeno i soldi per i loro stipendi. Un disastro.

E per rimanere in un settore così importante come quello delle Attività produttive, è alla fine rimasto nei cassetti delle commissioni legislative di Palazzo dei Normanni, il “Testo unico” che avrebbe dovuto cambiare – anche questo – il volto della Sicilia. L'addio di Linda Vancheri, che aveva portato avanti la complessa operazione, ha finito per far naufragare anche una riforma che avrebbe potuto mettere un po' d'ordine in un settore delicato e complesso.

A un'altra donna del presidente, invece, era stato affidato un compito gravoso. Quello di riformare addirittura il settore della Formazione professionale. E una “organica legge di riforma” è stata annunciata per lunghi mesi. Ma – complici gli ostacoli sollevati anche all'interno di Palazzo dei Normanni – nemmeno la legge tanto desiderata da Nelli Scilabra ha mai visto la luce. Incompiuta, anche questa.

Mentre in altri casi, il primo “vagito” delle leggi approvate ha coinciso con un “commissariamento”. Quello dello Stato centrale che ha impugnato via via, oltre alla già citata legge sulle Province, anche, ad esempio, quella sugli appalti e quella sui rifiuti. Mentre procede molto lentamente il famigerato riordino delle società partecipate. Anche il settore delle spa regionali era stato investito, nei primi giorni della rivoluzione, dallo “Tsunami” evocato da Crocetta. Una ventata che avrebbe dovuto lasciare in piedi solo due o tre aziende. Al momento, tra quelle “stretegiche” e quelle in liquidazione, ne esistono ancora una ventina. Mentre aleggiano già, altre aspiranti incompiute: dalla legge sulla sburocratizzazione allo “Sblocca Sicilia”. E adesso bisogna far presto. Prima che queste si rivelino solo un annuncio. Come le altre.