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I governi di Crocetta

Pizzo consulente di Miccichè
La giostra degli assessori riciclati


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, Politica

L'ex responsabile delle Infrastrutture (nella foto al centro) collaborerà col titolare del Lavoro.


PALERMO - In quel lungo elenco è rimasto per il momento solo lui. Come “ricordo” delle vorticose, instabili, a volte istantantee giunte di Rosario Crocetta. L'ex assessore alle Infrastrutture Giovanni Pizzo è il nuovo consulente del neo assessore alla Famiglia Gianluca Micciché. In comune, l'appartenenza al'Udc. Oltre ovviamente, all'esperienza nei governi di questa confusa legislatura.

Assessori che diventano consulenti di assessori. Quella di Giovanni Pizzo, che guadagnerà circa 6 mila euro per tre mesi di lavoro come, appunto, consulente alle “politiche del lavoro con particolare riferimento ai rapporti con le università e gli ordini professionali”, non è affatto una storia inedita. Perché di paracadute, in occasione delle periodiche defenastrazioni di assessori, in questi mesi se ne sono aperti tanti. Di pochi mesi fa, ad esempio, è il “ripescaggio” di Cleo Li Calzi, ex assessore al Turismo, come consigliere di amministrazione di Gesap, l'ente che gestisce l'aeroporto di Palermo.

E un po' un aeroporto ricorda in effetti questa legislatura di gente che va e che viene. Che va, e quasi sempre torna. Ne sa qualcosa ad esempio un altro ex assessore come Roberto Agnello, titolare addirittura dell'Economia, prima dell'arrivo di Alessandro Baccei. Per lui, pochi giorni dopo l'addio al governo giunto in occasione dell'ennesimo rimpasto, ecco la chiamata della ex collega Lucia Borsellino che lo ha nominato consulente dell'assessorato alla Salute. Un incarico poi confermato dall'assessore subentrato, cioè Baldo Gucciardi.

Si chiude una porta e si apre quantomeno una finestra. È il caso di Nelli Scilabra, ad esempio, tra le “frontwoman” della giunta della rivoluzione, sacrificata sull'altare della realpolitik e “salvata” grazie all'incarico di segretaria particolare del presidente Crocetta. Che del resto, aveva “testato” quella strana operazione di riciclo politico-amministrativo poco prima, quando a essere ripescata nei suoi uffici di gabinetto era stata Mariella Lo Bello: segretaria anche lei, tra un incarico al Territorio, uno alla Formazione e uno alle Attività produttive.

Doveva prendersi sulle spalle il gravoso fardello dell'assessorato all'Energia (e quindi all'acqua e ai rifiuti) dopo l'addio polemico di un assessore pesante come Nicolò Marino. Ma dopo qualche comparsata, una riforma dell'acqua che resterà sulla carta, qualche gaffe sulla storia della Sicilia (“Chi è Giuseppe Alessi?” chiese candidamente durante una conferenza stampa), anche Salvatore Calleri ha finito per ritagliarsi un posticino nella sfilza dei consulenti di Crocetta. Ovviamente, visto il bagaglio di antimafia che portava con sé (presidente della Fondazione Caponnetto) e che giustificava, stando alle parole di Crocetta, un incarico delicato quanto breve come quello, Calleri si è occupato (con gettoni da settemila euro per un mese e mezzo di lavoro) di “sicurezza e legalità su problematiche afferenti ai contratti pubblici di lavori, forniture e servizi, gare di appalto eseguiti nel territorio regionale nonché su problematiche afferenti ai beni confiscati alla criminalità organizzata”. Dell'esito di questa, come delle altre consulenze pagate con i soldi pubblici, non si ha però notizia.

Molto più “tangibile” è invece il lavoro di altri ex asssessori che potevano contare, però, già all'atto della nomina, di un paracadute perenne. La storia di Dario Cartabellotta, Rosaria Barresi e Patrizia Valenti è quella di ex dirigenti nominati assessori e rientrati nei ranghi della pubblica amministrazione. Porte girevoli, dall'organo politico a quello burocratico. Come se nulla fosse. Gente che va, gente che viene. In quell'aeroporto popolato da un governo di consulenti.