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Le idee

Crocetta e l'imbarazzo del Pd
Ci attende una lunga agonia


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Crocetta vuole ricandidarsi. E il partito che lo regge al governo che farà?


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Confesso di avere avuto un sobbalzo appena lette le recenti dichiarazioni di Rosario Crocetta circa la sua intenzione di ricandidarsi alla Presidenza della Regione. Ho pensato, è vero, ognuno ha tutto il diritto di giudicare magnificamente il proprio operato, cosa che regolarmente accade in politica pure contro l'evidenza, ma arrivare a sfidare oltre ogni ragionevole limite l'intelligenza e, soprattutto, la pazienza della gente potrebbe apparire decisamente un atto di supponenza mista a una stupefacente inconsapevolezza. In più occasioni chi scrive ha messo nero su bianco l'assoluta inadeguatezza dei quattro governi regionali succedutisi sotto la guida rivoluzionaria (a parole) di Rosario, per gli amici Saro.

Come innumerevoli, ormai, sono stati i puntuali articoli di cronaca politica di Livesicilia attraverso i quali i lettori sono stati informati, passo dopo passo, del progressivo fallimento di un'esperienza governativa dall'esordio roboante che non ha prodotto nemmeno una riforma degna di tal nome. Siamo al palo sui rifiuti, sull'energia, sulla formazione, sulla sanità, sulle infrastrutture, sui trasporti, sull'innovazione. Anzi, se guardiamo per esempio al cosiddetto e contestatissimo piano di riordino delle rete ospedaliera, che riduce notevolmente il già compromesso diritto alla salute dei siciliani, andiamo ancora peggio.

Per carità, Crocetta è in buona compagnia, onestà intellettuale impone di non addossargli tutti i disastri della legislatura in corso. Basta spostarsi di qualche centinaio di metri, a Palazzo dei Normanni, sede di lavoro (è una battuta!) dei nostri strapagati e sfaccendati deputati regionali per mettersi le mani nei capelli. Noi abbiamo riso (amaramente) per la famosa frase del "piccolo uomo in un grande laghetto" declamata enfaticamente da una new entry all'Ars con le stellette da onorevole; e i suoi colleghi? Al di là di un complessivo livello culturale da scuola serale, con le dovute eccezioni, (ma ciò è una delle colpe di noi elettori), abbiamo assistito all'approvazione di leggi (le pochissime esitate da Sala d'Ercole) improvvisate, pasticciate, non di rado impugnate. Meno male che hanno provveduto con inedita solerzia al cambio della legge elettorale per i comuni, davvero una manna dal cielo per i giovani disoccupati e per gli imprenditori ridotti alla canna del gas. Insomma, uno spettacolo lacrimevole.

Torniamo, però, alla ricandidatura del prode Crocetta. Dopo il sobbalzo di cui sopra ho riflettuto, e mi sono chiesto: "e se avesse ragione?" Sì, perché alla squagliata della neve lui è il presidente uscente, convinto di avere fatto bene il suo lavoro, con una Sicilia grazie a lui finalmente fuori dalle secche del sottosviluppo, affrancata dalla vecchia politica, dal malaffare, dalla mafia. Risultati strabilianti. Peccato che li veda solo lui, si dirà. Giusto! tuttavia quando afferma che spetta ai cittadini sentenziare, attraverso il voto, puoi dargli torto? Il punto è un altro. Con chi Crocetta vuole risottoporsi al responso delle urne? Chi è disposto ad accompagnarlo nella nuova avventura? Dovrebbero essere coloro, a cominciare dal Pd, che gli sono stati accanto e che tuttora lo appoggiano nella compagine governativa, nei posti chiave del sottogoverno regionale, nelle società controllate, nelle partecipate, nelle strutture ospedaliere, negli uffici di gabinetto, ecc. Se sono rimasti ben incollati alle loro poltrone, concluderebbe un normale cittadino, è perché hanno ritenuto e ritengono di condividere un percorso.

Non fosse così sarebbe legittimo domandare a Matteo Renzi e a tutti gli altri compagni che diamine ci stanno a fare nella magmatica e cangiante maggioranza targata Crocetta. Maggioranza che, alla ripresa dei lavori d'aula dopo una lunga vacanza estiva, sta facendo acqua da tutte le parti. Fino a questo momento, attendo smentite, non si ha notizia di salti di gioia per l'annuncio del governatore. Piuttosto, pare che i potenti nostrani abbiano storto il naso, oppure silenzio assoluto. Ha parlato Davide Faraone ("faccia le primarie se vuole ricandidarsi"), e poi? Il vuoto. Allora, delle due l'una: o Crocetta è un buon presidente, tale da meritare, anche per i suoi sodali, un ulteriore mandato con incondizionato sostegno, o non lo è, ma dicendolo apertamente adesso e ponendosi immediatamente all'opposizione senza i giochetti cui stiamo assistendo e, ovviamente, dimettendosi dalle cariche in atto a palate rivestite. Godersela a fare contemporaneamente maggioranza e opposizione, a seconda delle convenienze e con la pancia piena, non funziona, nemmeno nella terra delle novelle pirandelliane. La verità è che la lunga agonia che ci attende fino a ottobre 2017 vedrà partiti, correnti, baroni del consenso clientelare e riciclati impegnati per garantirsi la sopravvivenza. Obiettivo più facile da raggiungere gestendo potere e denaro. Alla faccia della coerenza.