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Il progetto

Viaggio incantato in Sicilia
Ecco le miniere di sale


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Diario del secondo giorno di residenza nomade, “Viaggio in Sicilia – progetto di Planeta per l’Arte e il Territorio”, che ha portato un gruppo di tre artisti italiani, Gabriella Ciancimino, Pietro Ruffo e Luca Trevisani, insieme a tre artisti di provenienze geografiche diverse: l’inglese Andrew Mania, la cipriota Marianna Christofides e l’egiziana Malak Helmy; insieme al fotografo Leonardo Scotti in giro per l’isola, da ovest a est, la scorsa settimana, dal 3 all’10 settembre 2016. Da questo viaggio verrà realizzata una mostra la primavera prossima.

Sulla costa meridionale della Sicilia, a 10 km da Agrigento, si può avvertire un’atmosfera simile a quella che pervade il romanzo di Jules Verne, “Viaggio al centro della terra”. Poco distante da Realmonte, infatti, è situata un’antica miniera gestita dalla società Italkali che, attraverso gallerie che raggiungono oltre i 100 metri sotto il livello del suolo e grotte scavate nel salgemma, attualmente produce più di un milione di tonnellate all’anno di sale esportato in tutto il mondo, destinato ad usi industriali, alla zootecnia e come antigelo. Prima di iniziare la visita guidata, gli artisti – Gabriella Ciancimino, si sentono come all’inizio di un percorso fantastico, mentre i responsabili ci raccontano la storia di questo importante giacimento di sale, che risale a sei milioni di anni fa durante una fase geologica in cui il Mare Nostrum divenne un grande lago salato. Questo periodo, che gli specialisti definiscono “crisi di salinità del Messiniano” (dal nome dell’era geologica in cui accadde) provocata dall'unione di Gibilterra all’Africa, con la chiusura dello stretto che impedì all’oceano Atlantico di scorrere nel Mediterraneo. Dopo migliaia di anni tutto tornò come prima a causa di una grande inondazione, e la Sicilia si ritrovò adagiata sopra giacimenti di sale purissimo e, molto più in profondità, su gas e petrolio, come dimostrano numerosi studi sulle sedimentazioni geominerarie dell’isola.

La nostra avventura sotterranea inizia indossando elmetti di sicurezza, a bordo di fuoristrada sui quali ci fanno gentilmente accomodare le nostre guide, direttori e dirigenti dell’Italkali, e iniziamo la discesa nelle profondità della miniera, attraverso un tunnel che viene abitualmente utilizzato come via di comunicazione per gli operai. Mentre scendiamo, accanto a noi scorre, lateralmente, il nastro trasportatore che porta in superficie il sale che viene frantumato nel sottosuolo. La prima tappa si trova a 30 m sotto il livello del mare, la famosa “cattedrale”, realizzata dai minatori che hanno scolpito direttamente la roccia salina. Larga 20 m, alta 8 m e con una lunghezza di circa 100 m, la cattedrale di sale è dedicata a Santa Barbara, protettrice dei minatori, alla quale viene dedicata una messa il 4 di dicembre. Bassorilievi a parete e sculture di sale compongono l’arredo sacro: crocifisso, altare, acquasantiera e, perfino, una cattedra vescovile. Gli artisti scattano numerose immagini con le proprie macchine fotografiche, affascinati dall’insolito luogo di culto e dalle particolari striature della superficie bianca e marrone della roccia mineraria, composta da salgemma, argilla e kainite. Procediamo in profondità lungo un percorso sotterraneo che si sviluppa attraverso gallerie e ci fermiamo nuovamente a circa 75 m sotto il livello del suolo. Qui ammiriamo il “rosone”, formatosi naturalmente dall’incrocio del salgemma con altri minerali che compongono cerchi concentrici di colori diversi. Una voluta naturale disegnata sulla roccia, dai colori contrastanti, che lascia tutti stupiti e ammirati davanti alla perfezione della natura. Saliamo di nuovo sui fuoristrada per raggiungere il punto più profondo in cui ci inoltriamo durante la nostra visita, oltre i cento metri sotto il piano di campagna. Siamo nella caverna delle stalattiti saline: una grotta in cui le infiltrazioni di acqua sciolgono il minerale dalla volta per solidificarlo sotto forma di sottilissime e lunghe stalattiti, simili a punte sottili di ghiaccio, che affascinano i visitatori come nel palazzo di ghiaccio della principessa delle nevi. Alle forme che scendono dalla volta corrispondono, a terra, piccole stalattiti come cumuli di neve che si sciolgono al sole. Qui ascoltiamo, nel silenzioso ventre della terra, i suoni lievi delle gocce di acqua salata che cadono. Tornando verso la superficie ci fermiamo ad ammirare l’impianto di frammentazione che estrae un sale talmente puro da poter essere confezionato subito dopo la sua frantumazione. Andiamo via portando ciascuno di noi un piccolo tesoro dal centro della terra: un frammento di questo sale cristallino, cloruro di sodio in forma di gemma, formato milioni di anni fa in un era di totale assenza di fonti di inquinamento artificiali. Proseguiamo il viaggio verso la Sicilia orientale e ci domandiamo come queste suggestioni si svilupperanno nei prossimi mesi, quando gli artisti intraprenderanno un altro tipo di viaggio, all’interno dei loro studi, dove le visioni raccolte in Sicilia prenderanno forma in nuove produzioni artistiche. Ci ritroveremo a giugno 2017, per la mostra attraverso cui gli artisti ospiti di questa settima edizione di “Viaggio in Sicilia” ci restituiranno il loro sguardo sui nostri luoghi.

Valentina Bruschi, curatrice della 7° edizione di “Viaggio in Sicilia”, dal titolo “Mappe e miti del Mediterraneo”.