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Almaviva, scoppia il caso ex Lsu
No a Exprivia, la Regione li rifiuta


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Una manifestazione di protesta dei lavoratori Almaviva nella sede di via Marcellini (Foto d'archivio)

Stabilizzati tra il 2001 e il 2002, chiedono alla Regione di intervenire. La vicenda finisce al Tar

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PALERMO - La Regione li chiama precari, ma loro sostengono di non esserlo più da anni. E per decidere chi ha ragione è stato interpellato il Tar. È una vicenda molto ingarbugliata quella che ha per protagonisti quasi 150 lavoratori di Almaviva Contact che sono ex Lsu della Regione siciliana, stabilizzati presso l'azienda privata di telecomunicazioni tra il 2001 e il 2002 in base ad alcuni protocolli d'intesa tra l'amministrazione regionale e l'azienda. Una vicenda ingarbugliata e lunga quasi 15 anni, quindi, la cui soluzione è diventata più urgente in vista del traghettamento di alcuni di questi lavoratori ad Exprivia, la società che si è aggiudicata la commessa Enel a partire dal 2017 e che assumerà a breve, a seguito dell'accordo raggiunto al Ministero per lo Sviluppo economico, parte degli operatori in esubero di Almaviva.

Una decina di questi lavoratori ex Lsu, infatti, ha già fatto sapere all'azienda che non darà il proprio consenso per il passaggio in Exprivia. Ma, non essendo tecnicamente protetti da alcuna garanzia di legge (tipo la 104), si ritroveranno a dover scegliere tra il trasferimento a Rende, in Calabria, o il licenziamento. E la loro vicenda s'intreccia con il caso degli altri 70 operatori che si sono ritrovati fuori dall'accordo con Exprivia per la mancata corrispondenza dei profili orari e per cui Almaviva ha annunciato il trasferimento. "Tra l'altro - spiega Saverio Todaro, Rsu Uilcom - se anche dovessero decidere di trasferirsi non potrebbero beneficiare dell'integrazione salariale che Almaviva ha promesso per i primi mesi in quanto coinvolti in un ricorso contro l'azienda, quello al Tar appunto. Hanno praticamente le mani legate".

“La loro – spiega Rosa Galante, avvocato del comitato spontaneo dei lavoratori ex Lsu che hanno proposto il ricorso al Tar – è una situazione tutt'altro che semplice.  Anche perché se cambiano datore di lavoro, potrebbero non rientrare più nella fattispecie di lavoratori che la Regione, in base alla normativa vigente, dovrebbe riassorbire presso le proprie strutture o presso altre pubbliche amministrazioni”. Ma il nodo della questione è proprio questo: la Regione, con una nota siglata dal dirigente generale del dipartimento Lavoro, Antonietta Bullara, ha messo nero su bianco che non ha alcuna intenzione di prendersi in carico questi lavoratori, in quanto “facenti capo a una normativa sul precariato che è stata abrogata”.

“Ma non sono precari – prosegue Galante – e non vogliono tornare a esserlo. Abbiamo proposto il ricorso al Tar perché non riteniamo soddisfacente la risposta della Regione alla nostra richiesta. Questi lavoratori chiedono, sulla scorta della legge che li tutela, la legge n. 4 del 2006, l'apertura di un tavolo tecnico presso l'Ufficio provinciale del Lavoro per una loro ristabilizzazione, così come previsto nei casi di crisi aziendali che non consentano il mantenimento dei livelli occupazionali. Condizione che si può indubitabilmente applicare alla situazione odierna di Almaviva Contact". Il ricorso è stato assegnato alla terza sezione del Tribunale amministrativo di Palermo e si attende adesso la data dell'udienza, che dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2017.

“Speriamo che arrivi presto – dice Fabio Miraglia, ex Lsu di Almaviva e segretario provinciale dell'Ugl – perché la crisi di Almaviva Contact è seria e tra marzo e aprile potrebbe essere persa un'altra commessa, quella Wind-Infostrada. La soluzione della nostra vertenza comporterebbe rilevanti benefici anche per l'azienda stessa, con una notevole riduzione dei costi”. Ma Todaro precisa: “Il problema è che nessuno dei soggetti coinvolti vuole prendersi in carico l'onere della nostra situazione".