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Idea fusione, lavoratori in bilico
La seconda vita di Banca Nuova


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, Economia

Il presidente Bragantini (nella foto): “Ipotesi maxi-banca con Apulia. Non esclusi cessione e rilancio. Da ridurre i costi, anche del personale”.

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PALERMO - La fusione o la vendita. O, se le cose vanno per il meglio, anche la “ripartenza” in grande stile. Sono questi gli scenari di Banca Nuova, che da un qualche mese ha cambiato padrone e da poche settimane anche gli amministratori. Che oggi hanno preso contatto con la realtà palermitana. Nella sede centrale dell'Istituto, infatti, è arrivato il presidente Salvatore Bragantini, accompagnato dal direttore generale Adriano Cauduro e dal vicedirettore generale Mario Lio.

Bragantini è a capo di un cda nuovo di zecca, voluto dai nuovi amministratori della Banca, controllata interamente dalla Popolare di Vicenza. Quest'ultimo istituto dopo lo “scandalo” della vendita di azioni rivelatesi carta straccia è passato dalle mani dell'imprenditore vitivinicolo Gianni Zonin a quelli del Fondo Atlante che ha operato una ricapitalizzazione da un miliardo e mezzo.

E adesso la Pop vicentina sta pensando anche alla fusione con Veneto Banca. Una mossa che potrebbe avere effetti anche in Sicilia, con la fusione a sua volta di due controllate dagli istituti veneti: Banca Apulia, il cui 70 per cento delle azioni appartiene alla Popolare del Veneto e appunto Banca Nuova, interamente nelle mani della Pop che fu di Zonin.

“E' una delle ipotesi – spiega oggi Bragantini – che però necessita di un approfondimento e di accurati studi. Banca Nuova è una realtà radicata ormai in Sicilia, una terra ricca di opportunità, ma anche di complessità. La Apulia possiede agenzie soprattutto in Puglia ma anche in altre Regioni del Sud, confinanti con le agenzie di Banca Nuova”. Insomma, la fusione potrebbe dare vita a una grande banca del Sud. Ma l'ipotesi non è ancora vicina a diventare realtà. “Il lavoro è in corso – ammette Bragantini – ma solo tra un po' si potrà capire cosa fare. Poi decideremo, quindi daremo attuazione alle nostre decisioni. Decisioni che verranno prese dall'organismo che ha questo compito, cioè il Consiglio di amministrazione, senza meccanismi 'verticistici”. Una chiara “stoccata” proprio all'ex patron dell'Istituto, Zonin. “Pur non essendo meridionale – dice Bragantini – conosco benissimo la Sicilia”. Una Regione dove è assai complicato, oggi, l'accesso al credito. “Investire qui? Se ci sono impieghi interessanti – spiega il presidente della Banca – useremo i soldi qui nell'Isola”. Poi, una rassicurazione ai correntisti: “Non hanno nulla da temere, le paure sono infondate”, dice Bragantini.

Qualche timore in più, invece, potrebbe avere il personale di Banca Nuova, quasi 700 dipendenti sparsi tra le 87 filiali dell'istituto. “Certamente – spiega Bragantini – vanno ridotti i costi, anche quelli del personale. E anche l'ipotesi di fusione deve andare in questa direzione: una filiale deve essere redditizia, altrimenti va chiusa”. Ma oltre alla fusione (“la mia sensazione è che non si farà”, dice però lo stesso Bragantini), c'è anche un'altra ipotesi. Non la più concreta, al momento. Ma anche la vendita di Banca Nuova, oggi, non è esclusa dagli amministratori: “Vedremo, ogni decisione – dice il presidente – verrà presa nell'interesse del gruppo bancario. Di certo, prima di vendere, dovremmo sforzarci di portare la banca nelle migliori condizioni possibili. Ma a quel punto, perché dovremmo venderla? Certo, se saremo costretti a farla, prenderemo anche questa decisione”. E la scelta del gruppo dovrebbe essere resa nota tra due o tre mesi al massimo.

Intanto, si riparte, dopo le dimissioni di massa del vecchio cda guidato da Marino Breganze e l'avvio dell'azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori della Pop vicentina, compresi quelli con ruoli anche in Banca Nuova, come lo stesso Breganze. E nel mercato bancario siciliano, Banca Nuova indica già il proprio primo competitor: “E' certamente il Credito siciliano”, spiega il direttore generale Cauduro. “La nostra scommessa – aggiunge Bragantini – è quella di essere nel territorio senza essere condizionati dal territorio”. Un luogo dove nel frattempo è sorto un altro soggetto che si muove nel mondo del credito: l'Irfis, trasformato da società partecipata in un mediatore finanziario, una “quasi-banca”. “Si tratta – spiega Cauduro – di una operazione interessante, perché su Irfis sono arrivate ingenti somme. Il futuro potrebbe essere quello di una collaborazione tra Irfis e banche: loro posseggono un grosso patrimonio, noi conosciamo bene il mondo delle imprese”. E sullo scenario del credito siciliano, nel frattempo, è arrivata anche Banca Igea, fondata proprio da quel Francesco Maiolini che diede vita al decollo di Banca Nuova, circa dieci anni fa. “Se la consideriamo una concorrente? Al momento direi di no – spiega il vicedirettore Mario Lio – ma solo per ragioni di tempo e di numeri. Ma ben venga ogni novità: noi dobbiamo preoccuparci quando una banca chiude, non quando una banca apre”.