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Il caso

Banca Nuova, l'ira dei clienti:
"Abbiamo perso i nostri soldi"


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Avevano acquistato azioni della Popolare di Vicenza. Tra di loro un professionista che ha visto sparire 200 mila euro. Partono le denunce.

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PALERMO - Lei è anziana, è malata e ha perso i 30 mila euro risparmiati col marito. Lui ha appena 18 anni, di euro ne ha persi 6.250, nonostante nel suo “profilo” venisse descritto come un “esperto” di investimenti. Sono solo alcune delle presunte “vittime” della Popolare di Vicenza. Tutti siciliani, perché le azioni della Pop che fu di Zonin, sono state acquistate nelle agenzie della controllata Banca Nuova. Azioni rivelatesi in pochi mesi poco più che carta straccia: dal prezzo di vendita di 62,5 euro ad azione, una quotazione decisa dalla stessa banca, queste si sono ridotte a pochi centesimi. Sgonfiatesi, e con essi patrimoni, investimenti e risparmi.

“Sono almeno una cinquantina tra Palermo, Agrigento e Sciacca quelli seguiti dalla nostra associazione” racconta l'avvocato Gaia Matteini. È lei, insieme ad altri colleghi, a raccogliere le denunce per conto della Federconsumatori. “Sono tanti, qui in Sicilia – spiega – proprio per il radicamento di Banca Nuova. Altri numerosi casi, ovviamente, sono rintracciabili nell'Italia del Nord Est”. In quel laborioso Nord Est dove tanti piccoli risparmiatori e imprenditori hanno visto “sparire” investimenti e gruzzoli, dopo lo scandalo della Popolare.

Ma qualche imprenditore che ha passato gli stessi guai c'è anche in Sicilia. “Sono quattro o cinque le imprese siciliane che hanno investito nelle azioni – racconta l'avvocato della Federconsumatori – e che si sono rivolte a noi. Si tratta di aziende di medie dimensioni, del settore dei Servizi”. Beffate anche questi. Anzi, beffate due volte, perché in questi casi l'acquisto di azioni diventava – stando alle denunce – l'unico modo per accedere a finanziamenti a volte fondamentali per il mantenimento in vita dell'impresa stessa o per un suo rilancio. Un meccanismo, questo dello strumento combinato azioni-finanziamento, già sanzionato dall'Antitrust: in questi casi, infatti, sarebbe stata condizionata la volontà del cliente.

Ma succedeva persino che per ricevere un prestito e di fronte alla richiesta del “necessario acquisto” delle azioni, l'imprenditore si trovasse senza liquidità. In qualche caso, quindi, queste persone hanno persino acceso un finanziamento che consentisse loro di acquistare le azioni e quindi poter accedere al prestito. Alcuni di loro, di fronte al crollo però di quelle azioni e alle indagini che ne sono seguite, hanno deciso di non pagare più le rate di quel finanziamento servito per l'acquisto a suon di euro, di “carta straccia”. Il risultato? Queste persone sono state segnalate alla “Centrale rischi” e così hanno visto sfumare ogni possibilità di accedere a un prestito dalle banche. Due volte beffati.

“Tra i clienti che stiamo seguendo – prosegue l'avvocato – c'è anche un professionista palermitano che ha deciso di acquistare azioni della Popolare di Vicenza per circa 200 mila euro”. Di quella somma è rimasta poco più che una pizza: una ventina di euro. Ma alcuni casi hanno persino del paradossale. “A chiederci assistenza – prosegue Gaia Matteini – è stata anche una signora anziana e per di più malata che oggi vive con una pensione minima. Anche lei ha acquistato le azioni, mettendo su quelle quote buona parte dei propri risparmi: circa 30 mila euro. Non ne rimane quasi nulla”. E dagli anziani ai giovani, il “caso Popolare di Vicenza” sembra non aver risparmiato nessuno. “Un ragazzo di 18 anni – racconta sempre l'avvocato – che aveva pochi giorni prima superato l'esame di maturità, ha visto sfumare oltre seimila euro di azioni. Nella sua 'profilatura' stilata dalla banca abbiamo riscontrato molte anomalie. Tra queste, il fatto che il ragazzo avrebbe dichiarato di possedere una “significativa esperienza” in termini di investimenti, e di avere un “importante reddito da stipendio”. “Peccato – dice l'avvocato – che non avesse nemmeno un lavoro”.

Questi e tutti gli altri hanno affidato le proprie speranze alla Federconsumatori. E le strade per provare a recuperare i propri soldi, o una parte di queste, sono tante. Tra queste, ovviamente, il procedimento penale, nel caso in cui ci fossero dei rinviati a giudizio. In quel caso, i risparmiatori potrebbero costituirsi parte civile. “Ma qui sorge un problema – puntualizza l'avvocato Matteini – visto che le persone che hanno denunciato fatti simili sono così tante, non è detto che l'eventuale patrimonio dei responsabili sia sufficiente per risarcirli”. Nel frattempo, ecco che i legali hanno provato a imboccare, al momento invano, altre strade: “Abbiamo provato – spiega l'avvocato di Federconsumatori - con la diffida all'Istituto, ma Banca Nuova ha sempre negato ogni addebito. Abbiamo provato anche ad avviare le procedure di mediazione, ma la banca non ha aderito. A livello nazionale, è stato avviato un tentativo di trovare una soluzione conciliativa, ma la posizione della Banca è irricevibile: ha proposto, apprendiamo dalla stampa, la restituzione appena del 15 per cento delle somme”. Ma la partita è appena iniziata. “Si tratta – conclude l'avvocato Matteini – di una casistica molto giovane, e, pertanto, ci muoviamo in assenza di precedenti. Ma le violazioni che stiamo registrando sono tante. Daremo battaglia per consentire a queste persone di recuperare i propri risparmi”.