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Il Pd in crisi, i grillini pure...
Breve guida alle elezioni


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, Le idee

Viaggio alla vigilia delle consultazioni.


Chi è il più credibile? Ecco la domanda che i palermitani dovrebbero farsi prima di decidere a quale candidato a sindaco della città dare il voto. A prescindere dalle coalizioni e dal contesto politico regionale e nazionale. Tra alcuni mesi a Palermo si apriranno i seggi elettorali e di chiaro c'è ben poco, soprattutto con riferimento alle scelte dei partiti sui nomi e agli schieramenti in campo.

Fino a ieri per certi osservatori sembrava quasi tutto scontato, con una prevedibile vittoria dei grillini seppure minacciati, nella loro corsa verso Palazzo delle Aquile, da un Leoluca Orlando ancora forte e con dei risultati in tasca da presentare agli elettori. Risultati per nulla facili, viste le condizioni in cui il Professore ha trovato la città nel 2012 e con cui ha dovuto fare i conti durante il suo faticoso cammino. Il bilancio comunale a rischio default, le partecipate sull'orlo del fallimento o già nel baratro, i pesanti tagli dei trasferimenti statali e regionali ai comuni, assenza del governo regionale in materia di rifiuti, trasporti, politiche occupazionali e giovanili, opere pubbliche imponenti che hanno comportato rilevanti sacrifici alla cittadinanza, periferie urbane, centro storico e borgate marinare che richiederebbero ingenti investimenti per la loro riqualificazione. Il motivo per cui si ricandida è quello di completare il lavoro, con mille problemi ancora sul tappeto, dopo parecchio fango in faccia.

Sembrava tutto quasi scontato, dicevamo. Poi, però, è arrivato lo scandalo delle presunte firme false in casa pentastellata, gli avvisi di garanzia (ciò è competenza dei magistrati), i veleni e gli scontri nel movimento di Beppe Grillo e lo scenario è per forza cambiato. Molte defezioni e, specialmente, molta delusione tra chi aveva riposto nei novelli angeli vendicatori senza macchia della politica speranze rivelatesi forse eccessive. C'è da temere, in aggiunta, che la parola “fine” non sia nemmeno stata scritta perché proseguono le polemiche domestiche e nonostante il tentativo di ripartire, con le cosiddette "comunarie", per la individuazione dei candidati al consiglio comunale e a sindaco di Palermo. I prescelti dovranno pagare il conto.

Poi c'è il giovane Fabrizio Ferrandelli, giustamente fiero delle sue dimissioni da deputato regionale e con il suo (audace) tentativo di accreditarsi al di sopra dei partiti con in tasca una tessera di partito, il Pd. Contraddizione logica, prima che politica, tuttora irrisolta. Che cerca, inoltre, di accreditarsi come il candidato che non fa accordi con i partiti. Peccato che, ad oggi, non sono state smentite le trattative intercorse, per esempio, tra lui e il centrodestra. Parola di Gianfranco Miccichè. Il primo dovere di un buon politico è di dire la verità. Ma tant'è.

Il Pd? In Sicilia è il partito, duole il cuore nell'affermarlo, della negazione della buona politica. Il risultato devastante dei SI al referendum costituzionale nella nostra regione, secondo in termini negativi solo alla Sardegna, ha certificato quanto il partito di Renzi del fantastico 35% alle scorse europee sia in caduta libera, lontano dal sentire della gente. I siciliani hanno colto l'occasione al volo per punire il dissennato sostegno piddino ai disastrosi governi Crocetta e i continui scontri di potere e di poltrone tra le correnti e le fazioni interne lasciando la Sicilia in mutande, ultima in tutte le classifiche.

Con Renzi che è rimasto a guardare alla finestra benedicente, altro che rottamatore. Il Pd non ha un candidato per le amministrative palermitane, continua a dilaniarsi nella guerra tra renziani doc, renziani riciclati e il resto del mondo ed è destinato a un tracollo elettorale strameritato. La tentazione di attaccarsi alle vesti di Orlando per evitare il peggio è forte. Il rischio per Orlando è di essere tirato giù anche lui. Il centrodestra? Non ci è bastato il decennio cammaratiano? E i governi regionali berlusconiani, quelli del 61 a 0, cuffariani e lombardiani hanno risollevato le sorti della Sicilia? No. Anzi, per le note e tristi vicende giudiziarie di suoi alti rappresentati ci hanno pure fatto vergognare di essere siciliani. Ai palermitani l'ardua sentenza.