Live Sicilia

ARCHEOLOGIA

È una "pietra-calendario"
L'eccezionale scoperta a Gela


Articolo letto 27.001 volte
gela pietra calendario, gela scoperta archeologioca, pietra calendario gela, scoperta archeologica gela, Caltanissetta
La pietra-calendario di Gela.

Megalite forato all'età del Bronzo, usato come orologio solare.

VOTA
0/5
0 voti

GELA - L'ultima scoperta eccezionale da annunciare al mondo arriva da Gela. Rinvenuta infatti una "Stonehenge", la cosiddetta "Pietra calendario", a due chilometri dagli insediamenti del terzo millennio avanti Cristo di "Ponte Olivo" e a 5 chilometri dalla necropoli preistorica di Dessueri (IV-I millennio a.C.), quest'ultima la seconda di tutto il Sud Italia. Ad intuire l'importanza del sito è stato Alberto Scuderi, direttore regionale dei Gruppi Archeologici d'Italia, noto studioso di archeo-astronomia che ha condotto un esperimento sul megalite forato dagli uomini nel periodo preistorico (probabilmente VI-III millennio a.C.), quando esso veniva utilizzato come calendario per misurare le stagioni e i solstizi, avendo come riferimento i movimenti del sistema astrale. L'esperimento è stato effettuato con l'ausilio di bussola, macchine fotografiche, di una videocamera installata su un "drone". Il successo è totale.
Il gruppo dio archeologi alla pietra-calendario

Il gruppo dio archeologi alla pietra-calendario



"Alle ore 7.32 - si legge nel racconto di Scuderi - il sole illumina in modo perfetto la "pietra forata" e mentre "il drone si avvicina mantenendo il più possibile l'asse a 113°" viene filmato quel fascio di luce che attraversa il foro e si proietta sul terreno. "Ciò che riusciamo a registrare da terra è sorprendente - scrivono gli scopritori - l'esperimento è riuscito!" Anche le immagini aeree sono eccezionali. Sono stati informati scienziati e studiosi che confermano si tratta di "Pietra Calendario".

Autori dell'eccezionale ritrovamento, verificato durante lo scorso solstizio d'inverno, sono l'archeologo Giuseppe La Spina, con Michele Curto, Mario Bracciaventi e il supporto tecnico di Vincenzo Madonia, amici impegnati nel mondo del volontariato della città di Gela e appassionati di archeologia. La scoperta vera e propria è stata fatta durante il sopralluogo ai "bunker anti-scheggia" (le cosiddette "casematte" del secondo conflitto mondiale) per realizzare dei percorsi di studio da proporre alle scuole del territorio.