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L'INCHIESTA

Il giallo della partita a carte
"Ho visto Messina Denaro"


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Gli identikit di Matteo Messina Denaro

Le microspie aggiungono un nuovo tassello alla romanzesca fuga del latitante.

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PALERMO - Adesso di lui sappiamo pure che ha giocato a carte e con un mazzo truccato. La latitanza di Matteo Messina Denaro diventa romanzesca, ogni giorno di più.

Ad aggiungere un tassello ci ha pensato Baldassare Di Gregorio, titolare di un'autofficina di Mazara del Vallo, e considerato vicino a Vito Gondola, anziano boss mazarese. La macchina di Di Gregorio era imbottita di microspie. Ecco cosa hanno annotato i poliziotti della Squadra mobile di Trapani: “Era, invece, Di Gregorio ad ammettere di aver conosciuto e in qualche modo frequentato il latitante in un periodo non meglio indicato; Baldo aggiungeva anche una nota di colore, raccontando di una circostanza in cui egli si era trovato presente ad una partita a carte nel corso della quale Messina Denaro ed altri soggetti non specificati avevano utilizzato un mazzo di carte truccate”.

Il Messina Denaro “baro” è un'immagine nuova del latitante che ha compiuto 54 anni, di cui 23 trascorsi in fuga. Alle piste quanto meno plausibili si sono sommate quelle improbabili o addirittura false che hanno complicato il lavoro di chi gli dà la caccia. Per scartarle, infatti, ci si deve lavorare sodo. Di piste davvero singolari è zeppa la cronaca, più o meno recente. Come nel caso del consigliere comunale di Castelvetrano Calogero Giambalvo che raccontava di averlo incontrato in campagna durante una battuta di caccia. Le lacrime gli scendevano giù copiose. Non riusciva a frenare l'emozione. Quando i magistrati gli chiesero conto e ragione del contenuto delle intercettazioni Giambalvo ammise che aveva detto un mucchio di “fesserie”.

L'architetto Giuseppe Tuzzolino, oggi pentito, ha riferito di un misterioso hard disk con le foto del latitante nascosto in una cassaforte newyorkese di cui non è stata data traccia. Un detenuto per droga prese carta e penna per scrivere ai magistrati che il suo compagno di cella, un sudamericano, sapeva che Messina Denaro era stato latitante nel '95 in Guatemala. Il padrino si sarebbe addirittura sottoposto ad un'operazione per cambiare il tono della voce e le impronte digitali. Senza contare le decine di avvistamenti in giro per l'Europa, stimolati anche dalla taglia che sul suo capo hanno messo i Servizi segreti.

Nell'elenco delle vicende da valutare adesso si aggiunge la fantomatica partita a carte, giocata con personaggi di cui Di Gregorio non ha fatto i nomi. Chissà se si erano accorti che l'imprendibile boss usava un mazzo truccato.