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Il punto

Il pendolo di Berlusconi
e le incognite del centrodestra


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Parisi sì, Parisi no. Maggioritario, anzi proporzionale: cambi di rotta e ripercussioni in Sicilia


PALERMO - L'ultima oscillazione del pendolo di Arcore ha riguardato Stefano Parisi. Dopo mesi di gelo e dopo averlo più o meno pubblicamente sconfessato come aspirante leader, ora Silvio Berlusconi, secondo i retroscena dei giornali nazionali, complice la moral suasion esercitata da Gianni Letta ha riallacciato i rapporti con l'ex dg di Confindustria. Per lo meno oggi, domani chissà.

Il pendolo berlusconiano ormai non si ferma da un pezzo e spiazza non poco quel che resta del popolo azzurro. Come accaduto in Sicilia, dove qualche mese fa Gianfranco Miccichè aveva organizzato ponti d'oro per Stefano Parisi, incoronandolo in un'affollatissima manifestazione palermitana, per poi fermare tutto dopo l'altolà di Arcore.

Berlusconi oscilla in una contradanza continua, stigmatizzata qualche giorno fa da Vittorio Feltri. Forza Italia oggi è per il proporzionale, ma non più di un triennio addietro il Cav voleva tornare al Mattarellum. Che oggi però per Berlusconi non va più bene perchè siamo entrati nel tripolarismo, ma tre anni fa c'erano già a dire il vero. Oggi Berlusconi invece pensa alla proporzionale, abbandonando il maggioritario che era la sua “religione”.

E ancora, dove va Forza Italia? Verso il centro del Partito popolare europeo e posizioni moedarte e liberali? O verso il saldarsi con le politiche lepeniste ed estreme di Salvini? Altro punto tutto sommato non risolto. L'esigenza del proporzionale permetterebbe a Berlusconi proprio di mantenere uno spazio di manovra al centro senza restare incollato o peggio stritolato da Salvini, che invece preferisce il maggioritario proprio per incatenare i voti di Forza Italia. Sullo sfondo poi c'è la vicenda Vivendi-Mediaset, che spiegherebbe secondo gli analisti anche la posizione morbida e dialogante di Berlusconi verso il governo Gentiloni, nella speranza di un ruolo attivo dell'esecutivo a difesa della cassaforte di famiglia. In barba al liberismo predicato negli anni.

In mezzo a tante oscillazioni, i forzisti cercano di trovare una strada dritta. Non senza difficoltà, come si è visto in Sicilia. Qui il leader dei berlusconiani Gianfranco Miccichè prima avvicinandosi a Parisi e poi con un paio di uscite aveva lasciato intendere la sua preferenza verso una linea centrista che no disdegnasse una prospettiva di grandi intese, forse anche col Pd. Ma tutto è stato rimesso in discussione da Roma e oggi Forza Italia è tornata a lavorare a un centrodestra tradizionale. Tradizionale per non dire nostalgico, visto che ai vertici ristretti per decidere le strategie può capitare di incontrare Miccichè e Totò Cuffaro come se gli ultimi vent'anni non fossero passati. E anche in questa continua a non risolta ricerca di una linea politica vanno inseriti i tentennamenti sulla scelta del candidato sindaco di Palermo, che parrebbe Francesco Greco anche se i giochi non sarebbero fatti al cento per cento, le sirene ferrandelliane eserciterebbero ancora una cera presa negli ambienti del centrodestra. E il nome di Saverio Romano è tornato nel totocandidato Un'incertezza che si ripete anche per la scelta del candidato a Palazzo d'Orleans. Per il quale ora si parla di primarie. Era successo altre volte in casa centrodestra, ma alla fine i gazebo da quelle parti non li ha mai visti nessuno. C'è tempo anche per questo per un'altra piroetta.