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L'analisi

Il Pd, il papa straniero
e il rischio della trappola-Orlando


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Ancora una volta a Palermo i dem sembrano destinati a sostenere un nome che non viene dal partito.


PALERMO - Alla fine il Pd palermitano scelse Leoluca Orlando. O per lo meno la ricerca di un'intesa col Professore. Ancora una volta i dem nel capoluogo potrebbero votare un Papa straniero, un candidato che non viene dalle file del partito. Anzi, nel caso di Orlando, un candidato che il partito cittadino a guida renziana ha attaccato senza sosta per anni.

Alla fine gli uomini di Davide Faraone, in testa il segretario Carmelo Miceli, hanno dovuto cedere e rassegnarsi alla volontà del partito e della base per come era emersa dalla riunione dei circoli. Se Leoluca Orlando ci starà e si creeranno le condizioni per un'intesa, i dem avranno ancora una volta un candidato che non è loro. Come non era loro allo scorso giro Fabrizio Ferrandelli, che proveniva proprio dal partito di Orlando e che solo successivamente entrò nel Pd, approdando a Sala d'Ercole, per poi uscire da Parlamento e partito in questa sua corsa civica.Prima ancora era stato lo stesso Orlando il candidato e ancora prima, chissà se lo ricorda, l'avvocato Francesco Crescimanno, galantuomo pescato all'ultimo minuto e schierato contro Diego Cammarata quando i berlusconiani vincevano a occhi chiusi e pure per sorteggio qualsiasi elezione siciliana.

Papi stranieri sempre. Così va a Palermo, dove una chiara leadership democratica non si è mai formata. E questo anche se nel capoluogo oggi il Pd siciliano ha almeno tre pezzi da novanta, tre potenziali candidati presidenti della Regione come Davide Faraone, Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo, quest'ultimo grande regista dell'operazione che ha riavvicinato il partito a Orlando mettendo in scacco i renziani. Tre nomi di peso, tre potenziali candidati governatori, si diceva. E chissà che alla fine tutti e tre non si sfideranno alle primarie, magari contro Rosario Crocetta, per scegliere il candidato dei democratici a Palazzo d'Orleans, stavolta senza cercare papi stranieri.

Prima però ci sarà da chiudere la pratica Palermo. Pratica tutt'altro che scontata.

Sette mesi fa su Livesicilia preconizzavamo uno scenario possibile e abbastanza inquietante per il Pd. Quello di un Orlando che gioca al gatto e al topo fino all'ultimo per poi mollare il Pd e lasciarlo nelle peste, senza cartucce e inguaiato. Un rischio trappolone che oggi tutti hanno chiaro nel Pd, anche i più convinti della necessità di andare a vedere le carte del Professore. Certo, la nuova legge elettorale che riporta al trascinamento delle liste potrebbe essere un buon argomento per convincere Orlando, che ha meno smalto di cinque anni fa, ad accettare il patto col Pd. E il suo simbolo sulla scheda. Tanto più se come Renzi spera si andrà all'election day e si voterà insieme per amministrative e politiche. A quel punto per il Professore, il simbolo del partito di Renzi potrebbe tornare comodo eccome.