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Le pensioni dei deputati

Ars, 18 milioni per i vitalizi
Un disegno di legge per tagliarli


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Gli assegni per gli ex deputati e per i loro eredi. Un ddl per limitarli ma dove si è provato i ricorsi hanno bloccato tutto.

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PALERMO - “Chiediamo al presidente dell’Ars di prevedere in tempi rapidi l’incardinamento del disegno di legge di Forza Italia, il numero 996 del 26 maggio 2015, per il ridimensionamento dei vitalizi ai parlamentari regionali, alle vedove e agli eredi”. Così Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia, spinge la proposta di legge per introdurre una dieta ai vitalizi. Che anche quest'anno sono stati pubblicati sul sito dell'Assemblea regionale siciliana. Anche quest'anno solo con l'elenco degli aventi diritto senza i singoli importi. Quelli che furono resi noti per la prima volta da Livesicilia due anni fa.

Il disegno di legge dei berlusconiani prevede il taglio del 50 per cento della parte eccedente i 5.500 euro, e la decurtazione, sempre del 50 per cento, in presenza del doppio e del triplo vitalizio. “Un provvedimento doveroso, che non sembra però stare particolarmente a cuore né alla maggioranza né al presidente Ardizzone, che non  ha voluto trattare l’argomento nell'ufficio di presidenza, malgrado un nostro ordine del giorno votato favorevolmente dall’Aula nell’aprile del 2015 – attacca Falcone -. Oggi il pallino è in mano al presidente dell’Assemblea, che dovrà decidere se affrontare o meno una materia che grida allo scandalo”.

I vitalizi pesano quest'anno sul bilancio dell'Assemblea per circa 18 milioni. Più di nove milioni e mezzo è il costo degli assegni diretti ai 163 ex deputati aventi diritto. Poco meno di sette milioni costano gli assegni di reversibilità ai 127 vedove e figli di deputati deceduti. Già, perché i sostanziosi vitalizi dei parlamentari regionali, in Sicilia come in altre regioni, avevano pure la reversibilità e si tramandavano. Al coniuge e in determinate condizioni pure ai figli. Resistendo così per decenni. Come, a titolo d'esempio, nel caso del vitalizio da 2.400 euro lordi percepiti dalla figlia di Natale Cacciola, che fu deputato regionale per il Partito monarchico nella prima legislatura. Maturò nel corso di quella legislatura anche il vitalizio dello scomparso Elios Costa, deputato trapanese del Blocco del popolo, che si trasmise alla moglie. Ci sono assegni che l'Ars paga dalla fine degli anni '70 o dai primi anni '80. Anche se magari l'ex onorevole ha trascorso a Sala d'Ercole solo una manciata d'anni o un pezzo di legislatura. O magari solo cinquanta giorni, come nel caso di Salvatore Caltagirone, raccontato da Livesicilia due anni fa.

Gli assegni di reversibilità più alti arrivano a sfondare i settemila euro lordi per i discendenti dei parlamentari con più legislature. Ancora più alti i vitalizi diretti, percepiti dagli ex onorevoli. Due di loro hanno un vitalizio che supera i diecimila euro lordi al mese. Diversi altri si attestano tra i nove e i diecimila. Il favorevole (per i beneficiari) sistema di calcolo, infatti, era assimilato a quello del Senato e le spese sostenute dall'Ars sono state coperte solo in minuscola parte dai contributi versati. Peraltro i vitalizi sono cumulabili con altre pensioni o altri vitalizi (per chi ad esempio è stato sia all'Ars sia al Parlamento nazionale).

Così andava fino al 2012. Poi l'Ars, che fu uno dei primi consigli regionali italiani a intervenire in questo senso, abrogò i vitalizi. Da quell'anno si matura il diritto a una semplice pensione con il sistema contributivo. Ben poca cosa, per una legislatura intera si matura un assegno mensile che si aggira intorno a un migliaio di euro che si può percepire solo al compimento dei 65 anni, 60 per chi ha volto due mandati (in precedenza si poteva arrivare alla dorata pensione anche da cinquantenni). Sono titolari di queste nuove pensioni light 17 deputati, che costano circa un milione di euro all'anno (alcuni hanno un assegno misto, che si calcola in parte con le vecchie norme e in parte con le nuove), e tre vedove di ex deputati. Fu questa la prima di una serie di misure adottate negli ultimi cinque anni da Palazzo dei Normanni per contenere la spesa.

La proposta di legge di cui parla il capogruppo di Forza Italia Falcone colpirebbe solo gli assegni più alti. In passato altre regioni hanno cercato di varare misure analoghe venendo però sommerse da ricorsi in nome dell'intangibilità dei diritti quesiti. E tutto lascia immaginare che lo stesso accadrebbe in Sicilia. D'altro canto, bastò fissare il limite minimo di 60 anni (con due legislature) per percepire l'assegno per fare piovere i primi ricorsi contro l'Ars.

Come quello presentato, sempre in nome di un diritto quesito, da Nino Beninati, ex deputato regionale proprio di Forza Italia: allo scadere della scorsa legislatura chiedeva che gli fosse erogato il vitalizio, ma non aveva ancora sessant'anni. Il ricorso è stato respinto dalla Corte dei conti in primo grado e pure in appello. Nel frattempo il ricorrente i sessant'anni li ha compiuti entrando, finalmente, nell'elenco dei beneficiari.