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Ospedali, 'hub' e 'spoke'
Guida alla riforma


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Il 'Giglio' di Cefalù

Come leggere la riorganizzazione.

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PALERMO- Il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana presentato ieri dall’assessore alla Salute Baldo Gucciardi prevede di dividere gli ospedali dell’isola in tre categorie a livello crescente di complessità: i presìdi ospedalieri di base, gli spoke di primo livello e gli hub, o centri di secondo livello. I termini, presi in prestito dal mondo degli aeroporti, distinguono i centri in cui si concentrano le operazioni specialistiche dai centri più periferici, in cui si prestano servizi di base la cui richiesta è molto diffusa sul territorio.

Se i sindacati hanno reagito molto bene alla bozza di Gucciardi la parola passa ora al ministero della Salute, che dovrà valutarla sulla base del decreto ministeriale numero 70. È proprio in seguito alle direttive di quel decreto, infatti, che si è resa necessaria la riorganizzazione degli ospedali in tre livelli di complessità e collegati in rete, ed è quel decreto che descrive quali devono essere le funzioni di ogni ospedale, in modo che non ci sia sovrapposizione tra strutture con una moltiplicazione di reparti e di risorse. Nel regolamento del decreto ministeriale, le prestazioni più specialistiche vengono accentrate su pochi centri di rilevanza regionale, mentre le altre più generiche vengono svolte nei punti più vicini alla popolazione.

Il primo gradino della gerarchia istituita dal decreto è quello dei presìdi ospedalieri di base. Sono strutture che dispongono di una sede di pronto soccorso, accanto alla quale sono ospitate le specialità di medicina interna, chirurgia generale, anestesia. I presìdi di base, che hanno un bacino d’utenza compreso tra 80mila e 15mila abitanti, dispongono di servizi di guardia attiva e supporto in rete di radiologia, laboratorio ed emoteca. Il nuovo piano di riorganizzazione della rete ospedaliera prevede l’istituzione di sedici di questi punti di base, rispetto ai ventitré previsti dalla prima bozza presentata nel luglio del 2016.

Al gradino superiore dell’assistenza si trovano gli spoke, portati a diciotto nel piano di riorganizzazione di Gucciardi. Una struttura designata come centro intermedio è l’Ospedale Giglio di Cefalù, che ha scongiurato il declassamento a presidio di base e la prospettiva di perdere alcuni reparti. Gli spoke, o centri di primo livello nelle indicazioni del ministero della Salute, sono ospedali con bacino d’utenza compreso tra 150mila e 300mila persone e dotati di Dipartimenti di Emergenza e Accettazione. Oltre alle prestazioni di base garantite dai presìdi di base svolgono funzioni di osservazione, breve degenza e rianimazione, e dispongono di un numero maggiore di specialità come rianimazione, ortopedia e traumatologia, ostetricia e ginecologia, pediatria. Gli spoke inoltre dispongono di tutti i servizi e i collegamenti necessari per stabilizzare pazienti gravi, come quelli con patologie cardiovascolari complesse o con ictus, e per trasportarli nei centri di livello superiore.

Il vertice della catena sanitaria è occupato dagli hub, strutture in grado di servire un bacino di utenza da 300mila a un milione e 200mila abitanti. Negli hub hanno sede i Dipartimenti Emergenza e Accettazione di secondo livello, che comprendono tutte le funzioni degli spoke e in più hanno a disposizione specializzazioni complesse come cardiochirurgia e neurochirurgia, cardiologia con emodinamica interventistica. Negli hub dovrebbe essere sempre presente, secondo il decreto che ne istituisce l’esistenza, la radiologia con TAC ed ecografia e il servizio immunotrasfusionale, e in generale tutte le discipline ad alta specializzazione la cui presenza non è prevista nelle strutture di primo livello. In Sicilia si progetta di avere otto di questi super centri regionali, tre nella provincia di Palermo, con Villa Sofia, Policlinico e Civico, altrettanti nella provincia di Catania con gli ospedali Cannizzaro, Policlinico e Garibaldi, e uno a testa tra Messina e Caltanissetta, dove i centri di alto livello saranno il Policlinico e l’ospedale cittadino del capoluogo nisseno, in rete con la struttura di San Cataldo.