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La polemica

Guerra tra Zamparini e Riscossione
Fiumefreddo: “È pura demagogia”


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Antonio Fiumefreddo e Maurizio Zamparini

Il patron del Palermo Calcio: “Pignorati 200 mila euro, così chiudiamo”. La replica: “Nel conto solo 2mila euro. Disponibile a incontrarlo” .

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PALERMO - La lettera aperta di Maurizio Zamparini pubblicata sul sito ufficiale della società è durissima. E punta il dito contro Riscossione Sicilia, l'agenzia tutta siciliana, “colpevole” di aver pignorato 200 mila euro nel conto del Palermo Calcio. Il patron rosanero parla di “Fiscopoli”, accenna a un possibile “danno di immagine” tale da poter provocare addirittura la chiusura della società. “Perché Zamparini non è venuto da noi, invece di pubblicare quella lettera?” si chiede oggi l'amministratore unico della società di riscossione, Antonio Fiumefreddo.

Un botta e risposta a distanza. Che si tradurrà anche in uno scambio di “missive” virtuali. Dopo quella del presidente, presto arriverà quella di Fiumefreddo. Che intanto a Livesicilia spiega: “E' singolare che si faccia una dichiarazione pubblica di quel tipo quando invece esistono le sedi adatte per discutere un contenzioso. Ma noi siamo pienamente disponibili a incontrare la società. Io stesso sono pronto a vedere Zamparini o i suoi collaboratori anche domani, per cercare la soluzione adatta, nel rispetto ovviamente della legge”.

La rabbia del patron, però, è legata alla sensazione di aver subito una ingiustizia. Il pignoramento, infatti, è il frutto di una storia vecchia, che affonda le proprie radici addirittura a ventitré anni fa, quando a guidare il Palermo calcio era Franco Sensi. “Contenzioso – spiega Zamparini nella sua lettera - che a detta dei miei commercialisti mi dicono scaduto nei termini e perciò pretestuoso e non dovuto”. Non la pensa così l'amministratore di Riscossione Sicilia, che però allarga le braccia: “Se Zamparini pensa che quel pagamento non è dovuto, non possiamo essere noi a dirlo, ma un giudice tributario”.

Ma il “danno” secondo Zamparini rischia di essere più ampio: “un pignoramento presso una banca provoca una totale segnalazione sul sistema con danni notevoli per la gestione societaria e di immagine. Il tutto nei confronti di una società che è uno dei maggiori contribuenti delle entrate fiscali della regione Sicilia. Infatti dai dati rilevati la società Palermo Calcio ha durante gli anni della gestione Zamparini, dal 2002/2003 a oggi, versato come imposte la cifra di 265.072.738,01. Nell'anno 15/16 la cifra di 24.779.965,96. Allora mi domando: ma come fate a maltrattare, fra l'altro ingiustamente, una società che tanto produce per le entrate regionali? Cosa succederebbe se il Palermo Calcio chiudesse per vostra colpa, provocando perciò per colpa vostra un danno irreparabile alle entrate regionali?”.

“Che una cifra così irrisoria per una società così importante – replica Fiumefreddo – possa addirittura causarne la chiusura, mi sembra improbabile. Anche perché nel conto cui fa riferimento Zamparini abbiamo trovato appena duemila euro. Quindi non abbiamo materialmente potuto pignorare la somma prevista. Noi non dubitiamo – aggiunge – che quelli siano debiti ereditati dalle precedenti gestioni. Ma un imprenditore esperto come Zamparini sa bene che, nel momento in cui viene rilevata una società, si rilevano anche i debiti di questa col Fisco”. Ma Riscossione “apre” al patron rosanero: “Come per ogni cittadino, - dice infatti Fiumefreddo – noi siamo disponibili a cercare insieme la soluzione migliore, ovviamente nel rispetto della legge. Ma una cosa deve essere chiara: gli enti o le società non possono essere trattate in maniera diversa rispetto al semplice cittadino. E il fatto di aver pagato le tasse in questi anni, ovviamente, non comporta un trattamento 'speciale'”.

Ma nella lettera di Zamparini, ecco accuse durissime: “Non abbiamo più quasi nessuna istituzione dello stato amministrativo che ci difende: unica speranza non rimane che l'unico potere che può difenderci, La Magistratura, così come ha fatto con tangentopoli, lo faccia oggi con Fiscopoli. Noi tutti sudditi ci sentiamo di fronte a questa gestione statale indifesi e disperati”. “Questa è demagogia – conclude Fiumefreddo – Il danno di immagine alla società? Se c'è un incendio, la colpa non è mica dei Vigili del fuoco che vanno a spegnerlo”.