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Alla 'Sapienza'

Cuffaro si laurea in giurisprudenza
"La mia vita per i detenuti"


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L'ex governatore ha ottenuto 110 e lode. Tesi sul sovraffollamento: "Mi ha aiutato a non impazzire"


La colpa. L'espiazione. Un uomo. Al centro di questo triangolo, tra gli altri, c'è - quale che sia la visuale - Totò Cuffaro, ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, che oggi si laurea in giurisprudenza, alla 'Sapienza' di Roma con una tesi dal titolo esplicito: "Contrasto al sovraffollamento carcerario tra Costituzione e Convenzione europea", relatore il chiarissimo professore Giorgio Spangher.

Un uomo. La colpa. L'espiazione. La colpa è stata espiata con lo sconto della pena. L'uomo prova a spiegare: "Il problema dei detenuti e delle loro condizioni non viene considerato per quello che è: un dramma, una tragedia. La politica non se ne occupa, sarebbe impopolare: 'buttare le chiavi' è il pensiero dominante, soprattutto da parte di chi non conosce la questione che è gravissima. Chi viene rinchiuso in una cella, forse, ha sbagliato. Ma resta pur sempre una persona umana e andrebbe trattato come tale. Io stesso, da politico, ho fatto il minimo indispensabile. E avrei potuto fare di più. Farò di più".

La colpa è stata ratificata da una sentenza definitiva che ha condotto all'espiazione. Resta, dunque, l'uomo che vorrebbe essere considerato nei suoi diritti, nella sua dignità, anche in prigionia. Eppure, in tanta sofferenza distillata a norme di codice, c'è perfino un risvolto comico. "Quando ho dato la prima materia, per la prima volta, dopo tanto tempo, ho rivisto un bagno regolamentare col wc, non con la turca. E mi sono commosso". Così racconta l'ex potente che annota con orgoglio: "Ho avuto quasi tutti trenta e trenta e lode. Ho ricevuto esperienze fortissime dall'esperienza madre: quella della detenzione. Non dimenticherò l'esame col professor Oliviero Diliberto, già ministro della Giustizia. Mi ha guardato a lungo e mi ha abbracciato. Ci siamo commossi".

E non c'è una rivendicazione. Solo una presa di coscienza delle braccia che possono varcare il limite delle sbarre, in certi momenti di grazia, quando nel filo spinato di una colpa da espiare si trovano uno slargo e uno sguardo. "Studiavo di notte, con l'aiuto di una lampadina. Perché la cella di giorno è un luogo impossibile: chi cucina, chi canta, chi alza la televisione... Studiare mi ha permesso di tenere viva la mente. Il carcere fa questo: uccide la testa e il cuore.

Sul frontespizio della tesi, due dediche: "A mio padre la cui ascesa al cielo è avvenuta senza che il carcere mi abbia consentito di essere presente”.
"
Ai detenuti 'fine pena mai' che hanno scelto di morire una sola volta piuttosto che morire ogni giorno”.

*Aggiornamento
All'esame di laurea Cuffaro ha ottenuto 110 e lode.