Live Sicilia

VERSO LE AMMINISTRATIVE

"Per Palermo ci vuole uno come me"
Lo show dell'eterno Orlando


Articolo letto 19.230 volte
foto orlando golden, orlando al golden, orlando golden palermo, video orlando golden, Palermo, Politica

La kermesse del sindaco, tra volti nuovi e vecchie figure. E una promessa.


Un giorno qualcuno troverà la scatola nera di Palermo, con le sue voci, le sue occhiate da tradurre, i suoi trasalimenti. Un giorno. Fin qui essa è nella disponibilità di Leoluca Orlando, l'eterno sindaco che si ripresenta alle elezioni, partendo con show e monologo dal palco del Teatro Golden. Perché – fin qui, beninteso – non c'è stato un altro come lui, capace di cogliere umori carsici, tra detto e non detto. Luca sa modulare linguaggio e interpretazione, rendendosi solubile per il picciotto dello Zen e per l'intellettuale che non si perde la prima del Massimo. Loro: diversi, che più non si potrebbe; lui: prodigiosamente vicino a entrambi. Trasversale? Forse di più. Ubiquo.

Golden strapieno di domenica per l'avvio della rincorsa all'ennesimo mandato. Sullo schermo campeggia una domanda retorica; “Il sindaco lo sa fare?”. In platea, c'è di tutto. Il popolo degli orlandiani – tra interessi legittimi e sogni disperati – è variegato. C'è l'ex leader studentesco che ha messo su qualche chilo di troppo dai tempi in cui era un pallido assaltatore del cielo. C'è il rottame – in senso renziano – che viene da un altro mondo e in questo cerca riparo, dopo il dissolvimento dei vecchi simboli. C'è il destrone. C'è il sinistrorso. C'è una pattuglia di orfani – tra ex consiglieri comunali e di circoscrizione – che agogna l'inserimento in una lista civica. C'è il professore di latino e greco. C'è l'impiegato. C'è il grande attore di teatro. E sono qui.

>GUARDA LE FOTO

Ma sbaglierebbe chi volesse cogliere nella decimazione di simboli partitici, nel camuffamento del civismo orlandista, un sussulto di antipolitica. Leoluca Orlando è un politico - forse uno degli ultimi rimasti -: calco purissimo di Dc che ha assunto fisionomie cangianti nel corso delle stratificazioni geologiche. Infatti la sua è una sfida dal doppio registro. Niente bandiere ammuffite al fianco, almeno non visibili - come ribadisce con forza nell'occasione - ma una certosina caccia al consenso voto per voto, problema per problema, aspirazione per aspirazione, storia per storia, illusione per illusione. Totale sintonia col popolo della scatola nera – comunione di carne e di pensieri – che prevede un gran naso, mica un algoritmo. E se non è politica questa....

Il professore parte lentamente, in sordina, un po' trafelato. La scaletta prevede un'orazione scritta, da rispettare punto per punto, con “i grandi successi” dell'ultima sindacatura, secondo la vulgata di chi propone il canovaccio. Orlando è un comiziante di cappa e suggestione. Non sempre si trova a suo agio nel commentare fotogrammi e slide. Comunque procede e inanella la sua versione dei fatti che annota soprattutto mirabilie. Il Teatro Massimo che tutti ci invidiano. Il percorso arabo-normanno. I turisti che amano la città, mentre certi palermitani no. Gli insulti gratuiti di qualche 'scimunito'. La raccolta della munnizza che, finalmente, va bene. L'autostima che dovremmo coltivare. Le pedonalizzazioni. “La Ztl che ha salvato delle vite umane”. La Favorita risanata. Le partecipate soccorse e sistemate. “La mobilità dolce e sostenibile”. Lo Spasimo. La Magione. Il tram. Un'esibizione convincente per chi è già convinto, ma poco dirompente. Una recita lontana dalla più recente battaglia, quando “Come devo dirvelo, in aramaico?” scese in campo con la potenza di fuoco delle sue visioni.

Eppure, la gente di Luca, paziente, aspetta lo scatto. Cifre e cose sono la premessa. La 'ciccia' è attesa per la fine. Estratti del monologo senza eccessivi sussulti: “Abbiamo dimostrato che in un parco, come accade in altre città del mondo, ci si può muovere in auto ma a patto di camminare piano e in un ambiente riqualificato (la Favorita). Via Roma era già morta, non siamo noi i responsabili. La Ztl è una occasione per rilanciarla e la nostra attenzione c'è tutta (mobilità).  E' uno dei migliori di Italia, con un bassissimo numero di evasione, curiosamente, forse perché è nuovo ed è per questo più rispettato (il tram)”. Etc, etc, etc...

Il balzo da tigre – al confronto quell'altra, scappata dal circo, era una figurante – arriva sul più bello: “Abbiamo fatto tutto questo senza partiti, senza lacci e lacciuoli perché il mio partito era ed è Palermo. Se qualcuno pensa che sia altro non si avvicini. Sono qui per dire grazie; ci aspettano cinque anni di esami, cinque anni di primarie per far emergere nuovi protagonisti. Questo è il mio obiettivo: che il prossimo sindaco di Palermo non sia costretto a essere uno stronzo come Orlando che litiga con tutti per essere libero ma che sia l'espressione di una città ormai cambiata che può voltare pagina. Proseguiamo quindi  fino al 2022 dove dopo aver asciugato tante lacrime potremo avere una nuova Palermo".

>GUARDA IL VIDEO

Qui, il popolo orlandiano si alza in piedi e tributa un'ovazione esultante. La città che sta fuori, con i suoi temi risolti o irrisolti, non conta più. La scatola nera ribolle di entusiasmo per un uomo che conosce più di ogni altro miserie locali e autoctone nobiltà. Un uomo del passato e del presente che ha tirato fuori dal mazzo la carta variopinta di una nuova seduzione. Il futuro.