Live Sicilia

BOLOGNA

"Calunniò un agente dei servizi"
Altra condanna per Ciancimino jr


Articolo letto 7.289 volte
, Cronaca, Palermo
Massimo Ciancimino

Ancora un guaio giudiziario per il figlio di don Vito. Stavolta sono tre anni e mezzo.


PALERMO - Dopo quella per la detenzione della dinamite arriva una nuova condanna per Massimo Ciancimino, imputato per calunnia.

È stato il Tribunale di Bologna, presieduto da Aldo Resta, a infliggergli tre anni e mezzo di carcere. Una pena che, se confermata negli altri gradi di giudizio, si sommerà ai tre anni resi definitivi dalla Cassazione nei giorni scorsi.

Ciancimino jr è tornato in cella dove dovrà restare sicuramente nei prossimi quattro anni e cinque mesi per avere conservato dei candelotti di dinamite nel giardino di casa. Stamani la nuova condanna. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo avrebbe calunniato lo 007 Rosario Piraino a cui, così ha stabilito una precedente sentenza civile, dovrà pure sborsare 50 mila euro.

Ciancimino disse di essere stato minacciato dall'agente dei servizi segreti. Lo indicò come il braccio destro del fantomatico signor Franco, l'uomo dei misteri citato decine di volte come l'anima nera della stagione della Trattativa Stato-mafia. Nessun riscontro è stato trovato alle accuse bollate per questo come “false e calunniose”. “Mere illazioni”, così i magistrati bolognesi bollarono le denunce di Ciancimino e archiviarono l'inchiesta a carico di Piraino che, tramite i suoi legali - gli avvocati Nino Caleca e Marcello Montalbano - decise di presentare una querela.

Il 5 maggio 2009 Ciancimino jr raccontò ai pm di Palermo - gli stessi che lo ritengono un testimone chiave del processo sulla Trattativa - di avere ricevuto una lettera minatoria nella sua abitazione di Bologna. Conteneva tre fotografie con la sua immagine, cinque proiettili e l'avvertimento che con le sue dichiarazioni si era messo contro tutti, persino contro la magistratura. Qualche mese dopo, Ciancimino aggiunse che era stato Piraino a minacciarlo. Doveva tenere la bocca chiusa e terminare la sua collaborazione con i pm palermitani perché si era infilato in un “vicolo cieco”.

Ciancimino jr non sapeva, però, che i poliziotti avevano piazzato una telecamera davanti alla sua abitazione dove non si era fatto vivo alcun soggetto vestito con la giacca coloniale di cui aveva parlato il figlio di don Vito. Così come non corrispondeva la descrizione fisica: Piraino è più alto di venti centimetri rispetto al fantomatico minacciatore. I magistrati analizzarono i tabulati del cellulare di Piraino che, tra il luglio 2009 e il luglio 2011, non aveva agganciato la cella di Bologna e provincia. Ed ancora dall'estratto conto della carta di credito di Piraino, circostanza emersa grazie alle indagini difensive, venne fuori che il 3 luglio, giorno delle minacce, Piraino aveva fatto acquisti in un negozio di Palermo. La Presidenza del Consiglio dei ministri mise nero su bianco che Piraino in quei giorni aveva prestato servizio nel capoluogo siciliano. E così i pm conclusero che “qualora il fatto del 3 luglio 2009 si sia effettivamente verificato, non fu certamente Piraino a presentarsi presso l'abitazione bolognese di Massimo Ciancimino”. Da qui il processo per calunnia e la condanna. "Questa sentenza restituisce onore e dignità - spiegano gli avvocati Caleca e Montalbano - a un servitore dello Stato, ma non elimina le sofferenze patite in questi anni da Piraino".

Le grane giudiziarie per Ciancimino jr non sono finite. Resta imputato per concorso in associazione mafiosa nel processo Trattativa e a Caltanissetta per avere calunniato l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, taroccando un documento che faceva parte dell'archivio del padre.