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Le Amministrative

Di Maio e la piazza vuota di Palermo
Un meet-up volta le spalle a Forello


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Piazza Verdi nel giorno della visita di Di Maio (Foto Zarcone)

Pochi attivisti sabato in piazza Verdi. Un candidato denuncia: "Escluso dalla lista, una porcata".


PALERMO - "La piazza? Non l'ho vista ancora". Quando qualcuno gli ha fatto notare il vuoto davanti al teatro Massimo, Luigi Di Maio ha voltato lo sguardo: "Ragazzi, questo comunque è un gazebo". Nel tepore di un sabato pomeriggio palermitano quasi primaverile, il vicepresidente della Camera ha toccato con mano l'effetto di una guerra logorante per il Movimento cinque stelle, che alle prossime Amministrative non potrà contare sul sostegno dello storico meet-up 'Il Grillo di Palermo'. La decisione è arrivata in una runione di qualche giorno fa, in cui gli iscritti hanno deciso di non sostenere Forello nella corsa a Palazzo delle Aquile: "Da parte nostra non ci saranno banchetti elettorali - rivela una fonte dietro la promessa dell'anonimato -. I candidati sono i benvenuti ai nostri incontri, ma noi continueremo le attività sul territorio senza organizzare nulla in chiave elettorale". Il meet-up è vicino alle posizioni dei cinque deputati nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Chiara Di Benedetto, Giulia Di Vita e Loredana Lupo. A surriscaldare ulteriormente il clima anche l'esclusione di un attivista, Mauro Giulivi, tra i più critici nei confronti di Forello, dalla lista dei 40 candidati al consiglio comunale.

E' la punta di un iceberg contro cui rischia di andare a sbattere la nave di un movimento atteso anche dalla prova delle Regionali. Sabato, in piazza Verdi, qualche bandiera pentastellata e poco più di duecento, tra attivisti e deputati regionali, ad accogliere Di Maio dopo la passeggiata per i quartieri popolari sottobraccio a Forello, sulla scia di quanto aveva fatto Beppe Grillo nei giorni di 'Italia a 5 stelle'. E' il segnale tangibile di una spaccatura che affonda le radici nel tempo e che le comunarie non sono riuscite a saldare. Da un lato i sostenitori di Forello, designato da 357 voti espressi online, dall'altro una grossa fetta di attivisti che vedono come il fumo negli occhi il co-fondatore di Addiopizzo e il suo entourage. "E stato individuato dai nostri iscritti - è stata la difesa di Di Maio - e lo sostengo. Non ci sono state segreterie o camere oscure, ma un voto online che ha consentito a tanti di noi di entrare nelle istituzioni per cambiare le cose". Accanto a lui molti giornalisti, pochi attivisti e diversi deputati regionali: da Giancarlo Cancelleri a Giampiero Trizzino, passando per il capogruppo all'Ars Matteo Mangiacavallo e la deputata alcamese Valentina Palmeri.

Il romanzo di guerra, iniziato con il caso firme false, oggi però vede un nuovo capitolo: l'assenza di Giulivi, compagno della deputata Chiara Di Benedetto, dalla lista dei quaranta candidati a Sala delle Lapidi. "Sono stato escluso", racconta Giulivi che definisce la sua vicenda "una porcata". Su Facebook l'attivista riferisce di uno scambio di e-mail con lo staff del movimento in merito alla firma del codice di comportamento per i candidati. Si tratta del decalogo sottoposto a tutti i candidati e che prevede una multa da 150mila euro per chi viola i principi del movimento.  "Con un preavviso di due ore e 30 minuti mi è stato chiesto di recarmi presso una fantomatica sede e firmare un documento mai letto prima, indispensabile per confermare la mia candidatura", racconta Giulivi che accusa anche Forello di averlo "estromesso" dai canali interni di comunicazione dopo un'ora dalla scadenza dei termini per firmare il codice. Giulivi lancia accuse pesantissime ai vertici pentastellati: "Mi dispiace che lo staff di Beppe Grillo, che dovrebbe tutelare il regolare svolgimento della selezione/formazione delle liste del M5S, si sia prestato, in accordo con chi ha gestito le comunarie palermitane, a questo triste giochetto per impedirmi di rappresentare il M5s alle prossime elezioni comunali. Sinceramente, dopo tutto quello che è successo a Palermo negli ultimi mesi, non sono nemmeno meravigliato di quest'ultima porcata e, col senno di poi, mi sento sollevato a non dover partecipare ad una campagna elettorale ben lontana dai principi del Movimento 5 Stelle".

Sul campo, intanto, restano le macerie di un movimento che a Palermo non è riuscito a ricompattarsi sul nome di Forello, mai digerito dall'intera deputazione nazionale: "In questa tornata non c'è il l Movimento cinque stelle, inutile far finta di nulla - è il pensiero di Riccardo Nuti -. Nessuna corrente e nessun gioco ma possiamo mai appoggiare persone - si chiede ironicamente il deputato ex candidato sindaco nel 2012 - che il M5s ha attaccato in Commissione Antimafia nel 2014. Possiamo mai appoggiare la stessa persona che abbiamo denunciato alla Procura con un esposto". Il riferimento è all'accusa lanciata nei confronti di Forello di avere organizzato lo scoppio della vicenda firme false con l'obiettivo di effettuare una sorta di 'scalata' al movimento in città. "La piazza era vuota? E' ovvio - sussurra una voce interna al movimento -, nessuno dei vecchi iscritti crede in Forello. Siamo in tanti a non riconoscerci in questo candidato sindaco". Chi invece parla alla luce del sole e prova a cristallizzare con serenità la situazione è l'attivista Monica Modica: "Non ho pregiudizi sulla persona ma non ha lavorato sul territorio, insieme con gli altri attivisti, ed è normale che se devo fare squadra per raggiungere un obiettivo io lo faccia con chi conosco da tempo. 'Uno vale uno' - sottolinea ricordando lo slogan M5s - ma 'l'uno non vale l'altro'. Sono convinta che anche tra i sostenitori di Forello ci siano persone valide ma non hanno mai lavorato insieme e adesso scontano questo gap: c'è la necessità di creare un consenso che attualmente non esiste".