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Il corsivo

Assessore, ci spieghi tutto
Oppure vada a casa


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La storia raccontata dalle 'Iene', di disabili coraggiosi e istituzioni assenti, non lascia scelta.


Assessore Gianluca Miccichè, faccia la cortesia. Raccolga le sue robe e vada, senza fretta, a casa.

Non dimentichi nulla. La foto di famiglia. Le carte nei cassetti. Il telefonino – ci raccomandiamo – non lo lasci sulla scrivania. Magari, prima di liberarci della sua presenza, prenda un cartello grande grande e ci scriva su: “Scusate”, con un pennarello rosso. Poi, affigga il tutto sul frontone dell'assessorato alle Politiche sociali, il suo assessorato. E si eclissi con un po' di vergogna.

Oppure ci dimostri – con i fatti, non con le chiacchiere, noi siamo aperti ai dubbi purché sorretti dalla concretezza – che non è vero niente, che è stato tutto un malinteso, un disguido.

Che non è vero, cioè, quanto raccontato dalla trasmissione 'Le Iene': la storia di due fratelli disabili e coraggiosissimi – due persone meravigliose che la voglia di vivere la pagano a caro prezzo – che avevano chiesto aiuto alle istituzioni nella sua persona. E non l'hanno ottenuto, sperimentando oltre al danno la beffa.

Smentisca tutto e tutti, ci dica che non è possibile; che un assessore non svicola dal retro per evitare le telecamere e una cosa di cattivo gusto come l'handicap pur di non dare conto di impegni e promesse. Che un politico, uno che avrebbe qualche responsabilità oltre a tanti privilegi, non lascia due ragazzi immobilizzati in carrozzina, soli, a chiedere la salvaguardia di un diritto, come se fossero mendicanti in cerca di un'elemosina.

Perché, davvero, non ci possiamo credere nemmeno noi che siamo tra i più forti critici del crocettismo e dei suoi derivati. Noi – con tutta la nostra malizia di giornalisti e dunque di pessimi figuri – non crediamo a quello che abbiamo visto. Eppure, purtroppo, l'abbiamo visto.

Che pena, assessore Micciché, se non potesse negare nemmeno uno degli incredibili eventi di cui un pubblico sbigottito ha preso nota. Forse, ripensandoci, non basterebbe un cartello rosso e grande quanto un'infinita vergogna.