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Dopo la denuncia in antimafia

Caso Riscossione, Fiumefreddo:
"Nuovi investimenti o vado via"


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L'amministratore unico: "C'è la volontà politica di far funzionare l'azienda?". E in tanti pensano alla "fusione" con l'Agenzia nazionale.


PALERMO - “O Riscossione Sicilia viene potenziata, o mi dimetto”. L'aut aut è di Antonio Fiumefreddo, amministratore unico della società regionale. E l'avvertimento è lanciato direttamente ai deputati dell'Ars, in vista della prossima Finanziaria. Gli stessi con i quali l'avvocato catanese aveva violentemente polemizzato mesi fa, giungendo dapprima all'abbandono della società e poi al rientro da amministratore unico, voluto da Crocetta.

Il governatore che di quella azienda aveva fatto il vessillo dell'autonomia. Una bandiera da sventolare contro i diktat romani. E poco più. Perché oltre alle frasi di rito e ai complimenti indirizzati a Fiumefreddo dopo la denuncia di ieri in Commissione nazionale antimafia (“Negli ultimi dieci anni in Sicilia evasione da 52 miliardi di euro”), il governo ha fatto poco o nulla. Perché Riscossione, oggi, come ammette lo stesso Fiumefreddo “è una Cinquecento alla quale chiedono di raggiungere la Russia. Con i mezzi di cui disponiamo non possiamo fare di più”. E per “mezzi” si intendono nuovi investimenti, nuovi strumenti, la possibilità di protocolli con la Guardia di Finanza. “Tutta roba che costa – aggiunge Fiumefreddo – ma vorrei sapere se c'è la voglia di fare davvero funzionare l'azienda. Io sono molto scettico”. E ci risiamo. Perché anche nella denuncia di ieri, Fiumefreddo non ha risparmiato i parlamentari: “Abbiamo avuto una battaglia con alcuni deputati regionali – ha detto - che non pagavano e non erano perseguiti, anche per importi milionari. Questo è l'humus in cui si lavora: sembrava lesa maestà il fatto che Riscossione Sicilia bussasse a Palazzo dei Normanni”.

Oggi, intanto, sono giunti gli applausi di Crocetta: “Sono contento per le denunce che il presidente Antonio Fiumefreddo ha fatto in Commissione Antimafia, - ha detto - mostrando al Paese una Regione attiva nella lotta al malaffare. L'evasione fiscale – ha aggiunto Crocetta - riguarda in gran parte i ceti privilegiati della società che si appropriano di risorse che dovrebbero essere destinate allo sviluppo e – ha concluso il presidente - alle politiche di solidarietà nei confronti dei più deboli. Bravo Antonio”.

Bravo Antonio. Ma non è che il governo abbia fatto granché, a quanto pare, per far funzionare Riscossione. Né la giunta, né la maggioranza che la sostiene. Semmai, in questi mesi, Riscossione è stata utilizzata, appunto, come segno della resistenza sicilianista del governatore, ma anche come classico luogo del sottogoverno. Dove Crocetta provò a inviare dapprima l'ex pm Antonio Ingroia, nomina stoppata dal Csm, per poi scegliere l'avvocato Lucia Di Salvo. Fino alla scelta del più fidato Fiumefreddo. “Il presidente mi ha assicurato fiducia e sostegno” dice oggi l'avvocato catanese. Ma per il resto, Riscossione è più o meno sempre quella. La stessa che faticava a riscuotere anche negli anni passati. “Non basta dire – ammette Fiumefreddo – che bisogna combattere l'evasione. Servono strumenti reali per portare avanti questa battaglia. Con enormi sforzi – prosegue – abbiamo aumentato le entrate, ma servono altri mezzi. Ossia servono soldi e volontà politica. Se tutto questo non c'è, io sono pronto ad andare via”.

Nonostante le denunce e gli applausi del presidente, insomma, Riscossione così com'è non può funzionare. “E a questo punto, come ho già detto in passato – spiega Fiumefreddo – forse è meglio chiuderla. Abolire l'esattoria, consentendo così di abolire anche l'aggio che ricade sui cittadini. E consentire un transito dei quasi 700 dipendenti all'interno dell'amministrazione pubblica. Insomma – conclude Fiumefreddo – o c'è la volontà di rendere Riscossione persino più efficiente di Equitalia, o è meglio chiuedere tutto”.

E in effetti, le ipotesi di scioglimento di Riscossione sono in piedi già da diverso tempo. Anzi, proprio pochi giorni fa è stato approvato alla Camera un Ordine del giorno al recente decreto fiscale, firmato dai deputati Pd Franco Ribaudo e Magda Culotta: “Il governo nazionale – hanno detto i parlamentari - è pronto ad aprire la discussione riguardante Riscossione Sicilia, per assicurare la continuità e l’unitarietà del servizio di riscossione in tutto il territorio italiano, compresa la Sicilia. Il Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta - aggiungono – si sieda subito al tavolo per aprire il confronto. Nel contempo l’Assemblea Regionale Siciliana, in sede di trattazione della legge finanziaria, è chiamata ad approvare quelle norme necessarie per definire gli atti, le procedure ed i tempi del subentro di Riscossione Sicilia nella costruenda agenzia di riscossione nazionale. È questa la strada obbligata - concludono - per assicurare una migliore ed efficiente attività di riscossione anche in Sicilia, attraverso l’utilizzo delle piattaforme informatiche nazionali, garantendo altresì il transito di tutti i lavoratori nella nuova struttura”.

Una posizione che sembra condivisa anche da alcune sigle sindacali che rappresentano i lavoratori dell'azienda, tra cui la Cgil. E l'ipotesi trova terreno fertile anche a Sala d'Ercole: “Con un emendamento alla finanziaria regionale – ha detto il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone - chiediamo l'immediata liquidazione di Riscossione Sicilia e la confluenza del servizio siciliano di riscossione nel nuovo ente pubblico economico nazionale. E' d'obbligo voltare pagina, superando ciò che dimostra da troppo tempo di non funzionare". Rilanciare o chiudere Riscossione, insomma. Il dilemma adesso è questo. Ma un punto fermo c'è già: la società, così com'è, non può funzionare.