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Lo scrive La Repubblica

Il meno qualificato ma il più pagato
La miracolosa carriera di Alfano jr


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Informativa della Finanza alla Corte dei conti: Alfanino guadagna il doppio dei colleghi.


PALERMO - Il meno qualificato, eppure il più pagato. È questa la sintesi estrema dell'informativa che i finanzieri del gruppo valutario nei giorni scorsi hanno depositato alla Corte dei Conti sul caso dell’assunzione di Alessandro Alfano, 41 anni, fratello dell’attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Una sfilza di paradossi e di situazioni al limite dell'assurdo, quella che puntella la carriera di "Alfanino" che, ricostruisce il quotidiano La Repubblica, è il più pagato tra i dirigenti del suo stesso livello: percepisce infatti il doppio dei suoi colleghi. Uno stipendio da 160 mila euro lordi già dopo l'assunzione nel 2013 a Postecom. In quegli anni “i due suoi omologhi, più anziani, con più esperienza e curriculum – scrive il quotidiano - percepivano 90 e 80 mila euro lordi l’anno”. Tra questi, una collega con una una laurea in architettura al Politecnico di Milano col massimo dei voti e non la laura triennale ottenuta a 34 anni dal fratello del ministro. Quando si dice “il merito”.

Ma la scalata a posizioni e stipendi di Alfanino non si è fermata a Postecom. “Alessandro nel giro di 4 anni, - ricostruisce sempre Repubblica - passando da Poste Tributi è approdato nel 2016 direttamente in Poste. Ad ogni passaggio lo stipendio è lievitato fino a toccare quota 200mila euro lordi. Anche in questo caso i suoi sette colleghi, tutti più anziani con qualifiche da ingegneri, dottori in legge e con più anni di esperienza guadagno meno del fratello del ministro. Qui la forbice va da un minimo di 81 mila euro lordi per il più giovane, classe ‘71 laurea in ingegneria civile conseguita a 28 anni, a un massimo di 120 mila euro lordi l’anno per un altro dirigente sempre ingegnere di 55 anni. Insomma niente a che fare con i 41 anni di Alessandro, la sua laurea triennale conseguita a 34 e il mega stipendio lordo da 200 mila”.

Tutto questo, senza firmare nemmeno un atto. Uno scandalo? Non pare. Almeno stando a quanto si legge nell’informativa finale “Pierangelo Scappini, responsabile risorse umane di Poste, - riporta Repubblica - incalzato dai finanzieri sul perché Alfano jr non firmasse documenti che ne attestassero un’effettiva attività lavorativa manageriale, ha risposto che 'l’attività di un dirigente non si traduce in documenti firmati ma in decisioni o contributi'. In sostanza disposizioni vocali”. A un ufficio, poi, passato da un solo dipendente a 39 impiegati con l'arrivo di Alfanino.

Adesso, come detto, i finanzieri hanno consegnato l'informativa alla Corte dei conti. Che dovrà capire se ci sono gli estremi per contestare il danno all'erario. A complicare la vicenda giudiziaria, però, ha raccontato il Fatto quotidiano pochi giorni fa, adesso è un decreto legislativo, il 175/2016, in materia "di società a partecipazione pubblica" che specifica la differenza tra società a partecipazione pubblica e quotate e che potrebbe, di conseguenza, rendere inutilizzabile il faldone che anche la Procura di Roma ha inviato alla magistratura contabile. Si tratterebbe, insomma, di un altro miracolo.