Live Sicilia

Caro Massimo...

La casta è lui, Giletti
Ma recita l'anticasta


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Ritratto del conduttore che fa da spalla a Crocetta nello show dell'antipolitica.


Caro Massimo Giletti,

l'abbiamo ammirata nell'ultima puntata de 'L'Arena', quella che ha annotato l'ennesima e imperdibile esibizione di Rosario Crocetta da Gela, governatore della Sicilia. E la domanda giornalisticamente plausibile – scusi l'ardire – sarebbe stata: come fa uno così a fare ancora il presidente della Regione? Nessuno l'ha posta. Pazienza. Comunque lei, caro Giletti, è bravo. Veramente. Nessun altro riesce a organizzare un teatro talmente popolare e populista, con l'invenzione di gesti eclatanti, come quando lanciò sul pavimento il libro di Mario Capanna, al culmine di un'epica tenzone.

Lei è – non ce ne voglia, guardi che trattasi di un complimento a denti stretti – il perfetto esponente della neo-tv grillina, che solletica i succhi gastrici, lasciando da parte il resto. Intendiamoci, non si realizza niente di male a parlare – come fa lei – di vitalizi, di prebende e di privilegi, per raccontare le fisionomie di un sistema sostanzialmente immorale, a norma di legge. Anzi. Titolo di merito è.
Ma l'informazione che ne viene fuori appare quasi sempre decontestualizzata, rapsodica e frammentata. Non produce riflessioni, né vere premesse di cambiamento basate su analisi e spiegazioni; accende lo sdegno di un attimo, questo sì. Proprio un manifesto del grillismo imperante che trasforma l'indignazione in intrattenimento. Un reflusso effimero che svanisce, al cambio del canale.

Lei, Giletti – e in questo è davvero unico – compone domenicalmente la sceneggiatura della Grande Rabbia. Lei, il conduttore-condottiero, armato di arco, frecce e faretra. L'ultima puntata, dunque, lasciando perdere Saro che fa la parte ormai un folcloristico ornamento della demagogia: un canovaccio sperimentato, una sfida dal pronostico scritto.

Alla sinistra, Salvatore Caltagirone, ex deputato dell'Ars, con un vitalizio di 3500 euro lordi, per pochi mesi di legislatura. Alla destra, Mauro Guidi, fornaio, che non va in pensione “per la Fornero”, che lavora, da quando aveva quattordici anni, undici ore al giorno. In mezzo il condottiero-conduttore che interpola lo spettacolo con accorte e acuminate frasette di circostanza. Ovviamente, un match perso in partenza per l'onorevole Totò contro il panettiere Mauro. Chi mai potrebbe stare con 'l'esponente della casta'? Chi non presterebbe tifo, occhio e cuore al salariato che sforna il pane; oltretutto, un amabilissimo signore dal faccione rotondo?

Ma poi lei, caro Giletti, quanto prende ogni mese? Noi non lo sappiamo con certezza assoluta, avendo soltanto raccolto sommarie informazioni, però le giriamo lo stesso la domanda. Presumibilmente un po' di più di tutti i Mauro che vivono in Italia e che assommano pensionucole da fame dopo essersi spaccati la schiena. E che c'entra? – si opporrebbe lei con qualche ragione -. Io sono un ottimo giornalista - spiegherebbe - un volto noto della Rai, ho mercato, visibilità e talento, mica rappresento il frutto della politica più privilegiata che c'è. Chi lo negherebbe? Allora, che c'entra?

C'entra, c'entra - caro Massimo, lo ribadiamo anche nel suo interesse -. Il populismo è una lente deformante che mette tutti sul banco della stessa accusa, senza distinguere volti, nomi e biografie. Oggi, sul palco, c'è lei che addita la casta. Domani potrebbe esserci qualcun altro, qualcuno che potrebbe decidere che la casta è proprio lei, l'arcangelo degli indifesi, senza altre argomentazioni che il reflusso gastrico. Cosa direbbe allora? Come si difenderebbe davanti a un simile processo sommario?

Probabilmente, se ne starebbe lì con l'espressione attonita dei suoi ospiti a cui viene offerto un contraddittorio talmente labile, da somigliare alle ultime parole del condannato alla gogna. Perché questo è l'inquinamento del neo grillismo mediatico e politico che ama avvelenare i pozzi e di tutto ha bisogno fuorché della soluzione dei problemi a presidio della sua retorica. Questo è il palco. Questa è la regola.

All'ultima freccia, vince sempre il fornaio. Soprattutto se si paragona quel misero salario alle gratifiche che Mamma Rai - sempre di denaro pubblico si parla: 500 mila euro lordi e 300 mila di 'arretrati', ecco la cifra che rimbalza, tra cronache e precisazioni  -  ha assegnato a lei, il conduttore Giletti Massimo, predicatore anti-casta.