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Palermo ed Enna

Azioni, società, aiuti alle imprese
I poteri della Camera di Commercio


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Alessandro Albanese

Il peso del gigante guidato dal numero uno di Confindustria Palermo Alessandro Albanese.

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PALERMO - Dal Registro delle imprese agli albi dei degustatori di olio o di gestione dei rifiuti, dall’abbattimento degli alberi di ulivo alle segnalazioni certificate di inizio attività, dallo sportello della legalità ai pareri per i depositi di oli minerali, passando per i facchini, gli spedizionieri, i brevetti e l’internazionalizzazione. Ecco il potere delle Camere di Commercio, enti finiti al centro di aspre contese politiche e di duelli fra associazioni di commercianti un po’ in tutta la Sicilia anche per le partecipazioni azionarie che detengono e per l’influenza che possono esercitare sul territorio.

Gli accorpamenti hanno provocato non poche tensioni ma nel caso di Palermo ed Enna la situazione si è finalmente sbloccata con l’elezione a presidente di Alessandro Albanese, capo di Confindustria nel capoluogo siciliano, che ha battuto la concorrenza della rappresentante di Confcommercio Patrizia Di Dio. Albanese si trova così alla guida di un ente del tutto nuovo, frutto della fusione tra le 80 mila imprese di Palermo e le 20 mila di Enna ma con un passivo di 6,7 milioni di euro sulle spalle: debiti dovuti alle pensioni dei dipendenti, a causa delle scelte della Regione degli anni Novanta, ma anche al dimezzamento dei contributi camerali voluto da Roma.

“Il nostro obiettivo è di mettere i conti a posto per tutelare le nostre eccellenze – dice Albanese – per esempio il nostro Registro delle imprese è il migliore d’Italia e tra i migliori al mondo, ma il dirigente andrà in pensione fra un paio di mesi. Dialogheremo con la Regione per trovare dei sostituti visto che non possiamo assumere, ma dobbiamo farlo per mantenere il livello dei servizi, così come sono eccezionali i servizi che diamo anche a livello regionale. Nel frattempo, ci stiamo attrezzando con la formazione dei nostri bravissimi dipendenti”. Ma non è finita qui visto che la Camera intende fare cassa valorizzando al meglio il grande palazzo di via Amari, in cui ha sede: un edificio di 14 piani, di cui molti in affitto, più l’attico. “Il nostro sogno – continua il neo presidente – è di trasformare l’attico, con la terrazza da 700 metri quadrati da cui si gode una vista eccezionale, in uno spazio a servizio delle imprese, dei professionisti, dei sindacati e in generale della città. Un progetto condiviso da tutte le associazioni”. Oltre al palazzo, la Camera possiede anche l’edificio che ospita il Duca degli Abruzzi.

Nonostante i conti in rosso, però, l’ente di via Amari continua a esercitare un potere non indifferente. All’interno della Gesap, per esempio, esprime uno dei consiglieri di amministrazione (attualmente Giuseppe Todaro) grazie al suo 22% delle quote, che lo rendono il terzo soggetto pubblico per importanza dopo la Città metropolitana e il comune di Palermo. La Camera, per anni, ha svolto la funzione di ago della bilancia nel continuo duello tra l’ex provincia e Palazzo delle Aquile, peso oggi assai meno decisivo per il fatto che comune e Città metropolitana sono amministrati (per legge) dalla stessa persona.

Ma la Camera di Palermo vanta partecipazioni anche in altri settori: il 33% del Patto territoriale per Palermo, società consortile con ex Provincia e Confindustria; una decina di società consortili di sistema, ossia Infocamera, Borsa Merci Telematica, Tecnocamere, Ecocerved, Job Camere, Outsourcing, Università Mercatorum, Isnart, Retecamere e Tecnoholding; il 2,5% nella Società interporti ma anche partecipazioni minori in Marina di Villa Igiea, Sicilia convention bureau e perfino Banca Popolare Sant’Angelo (stando ai dati aggiornati al 2015). A queste vanno aggiunte quelle portate in dote dalla Camera di Enna: Isnart, Tecnoservice, Infocamera, Borsa Merci Telematica, Uniontrasporti, Job Camere, Outsourcing, Sistema camerale servizi. Sono dismesse (o in via di dismissione) le partecipazioni in Distretto tecnologico energia sostenibile e Distretto unico dei cereali. La legge obbliga gli enti a liquidare parte delle proprie partecipazioni, ma non è sempre facile visto che in alcuni casi impone di vendere ad altri soggetti pubblici (cosa assai difficile), mentre in altri è il mercato a non essere interessato, come nel caso della società Interporti.

I compiti delle Camere di Commercio sono comunque vari. Finanziariamente autonomi, questi enti hanno il compito di aggiornare il Registro delle imprese, che dal 1993 sostituisce quelli dei tribunali e che prevede anche sezioni speciali come, in Sicilia, quella per gli ottici, ma anche di gestire gli albi per le imprese artigiane, vini e vigneti doc, i degustatori di oli, i gestori di rifiuti e l’abbattimento degli ulivi. Da loro dipendono i pareri per i depositi di oli minerali e le licenze per l’attività sementiera (semi, patate, bulbi), nulla osta e attestazioni per i permessi di soggiorno, arbitrato fra imprese e mediazione, uffici metrici. Alle Camere devono rivolgersi le aziende che presentano la Segnalazione certificata di inizio attività o che si occupano di installazione impianti, pulizia, autoriparazione, facchinaggio e commercio all’ingrosso. Regolano gli orari di apertura degli impianti di distribuzione dei carburanti, registrano marchi e brevetti, curano il registro dei protesti e le comunicazioni ambientali, infliggono sanzioni e ordinanze e gestiscono le iscrizioni di taxi, apetaxi o carrozze, periti ed esperti ma anche stimatori e pesatori pubblici. Gli elenchi riguardano i raccomandatari marittimi, i degustatori di vini doc, i tecnici ed esperti di oli d’oliva, gli orafi. Agli enti vengono demandate competenze anche sull’internazionalizzazione delle imprese.