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PALERMO

Boss, gregari e picciotti
La lista dei settantaquattro


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Un frame delle video intercettazioni

Sarebbero gli uomini di Cosa nostra che hanno dettato legge in una grossa fetta della provincia.

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PALERMO - I numeri potrebbero essere quelli di un maxiprocesso. I pubblici ministeri chiedono il rinvio a giudizio per 74 persone. Sarebbero gli uomini dei clan di Cosa nostra che hanno dettato legge in una grossa fetta della provincia di Palermo. (Clicca qui per guardare le foto degli indagati). Numeri da record anche per le persone offese. Sono 64 tanti quanti i commercianti che avrebbero subito la pressione mafiosa delle estorsioni. Segno di quanto il fenomeno del pizzo sia ancora pestilenziale.

A fine maggio scorso i carabinieri del Gruppo di Monreale e della compagnia di Termini Imerese scoprirono che rifondazione di Cosa nostra era ripartita dagli anziani. Li chiamavano "i vattiati", battezzati, per via della loro carriera criminale. Da San Mauro Castelverde a Trabia, passando per decine di centri, la nuova mafia guardava agli uomini e alle regole del passato. I capi mandamento sarebbero divenuti Diego Rinella e Francesco Bonomo. Il primo è fratello di Salvatore Rinella, storico capomafia di Trabia, e il secondo è genero di Peppino Farinella, capomafia di San Mauro.

Dalle indagini coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Leonardo Agueci i e dai sostituti Sergio Demontis, Sito De Flammineis, Gaspare Spedale, Ennio Petrigni e Bruno Brucoli era emersa un'attività frenetica di controllo del territorio attraverso l'imposizione del pizzo e una miriade di contatti con alcuni boss di Palermo. Oltre a Trabia e San Mauro Castelverde sotto accusa ci sono presunti boss e gregari di Termini Imerese, Caccamo, Cerda, Caltavuturto, Montemaggiore Belsito, Sciara e Valledolmo.

Lo scorso febbraio ci sono stati sei nuovi arresti dopo che la decisione della Cassazione. I supremi giudici hanno confermato la decisione del Tribunale del Riesame che aveva accolto l'appello della Procura contro la scelta del gip di non mandarli in carcere. Gli ultimi arrestati sono stati Filippo Colletti, Salvatore Cancilla, Rosario Lanza, Angelo Schittino, Saverio Maranto e Silvio Napolitano. Giovanni Di Marco, invece, è latitante. Si era trasferito negli Stati Uniti prima del blitz denominato Black Cat.

Ecco i nomi delle ottanta persone coinvolte, a vario titolo, nell'inchiesta: Diego Rinella, Michele Modica, Giuseppe Ingrao, Antonino Vallelunga, Salvatore Cancilla, Giuseppe Rio, Giuseppe Libreri, Salvatore Palmisano, Rosario Libreri, Massimiliano Restivo, Mercurio Bisesi, Salvatore Abbadessa, Mario D'Amico, Antonino Fardella, Raimondo Virone, Filippo Colletti, Diego Guzzino, Salvatore Sampognaro, Vincenzo Medica, Loreto Di Chiara, Luigi Barone, Nicasio Salerno, Stefano Contino, Gandolfo Maria Interbartolo, Gaetano Giovanni Muscarella, Rosario Lanza, Vincenzo Civiletto, Giacomo Li Destri, Riccardo Giuffrè, Giuseppe Albanese, Giovanni Giallombardo, Benedetto Mazzeo, Nicola Teresi, Francesco Lombardo, Silvio Napolitano, Pietro Liga, Francesco Saitta, Sebastiano Sudano, Vincenzo Calderaro, Ciro Guardino, Michele Serraino, Mariano Parisi, Vincenzo Sparacio, Vincenzo Vassallo, Francesco Cerniglia, Antonio Marino, Giuseppe Vitanza, Francesco Lo Medico, Santina Ingrao, Francesco Bonomo, Antonio Maria Scola, Antonio Giovanni Maranto, Saverio Maranto, Salvatore Schittino, Samuele Schittino, Angelo Schittino, Peppino Barreca, Gioacchino Martorana, Santo Bonomo, Pietro Termini, Giacomo Di Dio, Andrea Di Ganci, Marianna Bonomo, Giovanni Anzaldi, Antonio Quattrocchi. Antonio Giuseppe Termini, Antonino Giuliano, Ignazio Arena, Nicolò Pandolfo, Salvatore La Barbera, Giuseppe Scaduto, Antonino Teresi, Salvatore Fatta, Calogero Sinagra.