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Sala d'Ercole

Riscossione, l'accusa di Musumeci
“Ecco la mafia dell’antimafia”


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"Una cricca decide da dieci anni il destino della Sicilia. E usa il mascariamento come clava". Poi le dimissioni.


PALERMO - “In Sicilia esiste una cricca. Che da dieci anni è impegnata nell’attribuzione di incarichi di sottogoverno e alla stessa formazione dei governi. Un gruppo che usa l’antimafia come clava contro gli avversari politici”. Parole durissime. Nello Musumeci interviene a Sala d’Ercole con un intervento di circa trenta minuti. Alla fine del quale ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della Commissione antimafia.

Musumeci ha chiesto di parlare dopo l’intervento, altrettanto duro del presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Il tema di partenza è legato alle recenti polemiche su Riscossione Sicilia e le dichiarazioni televisive del presidente della Regione Rosario Crocetta.

“Da tempo ormai, - ha esordito Musumeci - una nota trasmissione televisiva della tv di Stato punta la propria attenzione sulla Regione e sull’Assemblea siciliana. E lo fa con sospetta frequenza. Non vogliamo interessarci alla pressoché costante presenza di Crocetta in quei salotti, ma alla sua condotta politicamente irresponsabile. Il governatore si è presto a fare da sponda a chi, senza troppi elementi informativi, fornisce una immagine della politica siciliana distorta e negativa, al di là dei torti e dei limiti che gravano su questo parlamento. Un parlamento – ha aggiunto Musumeci -. che ha molte colpe da farsi perdonare. E Crocetta avrebbe tutto il diritto di denunciarlo, se non fosse solo un metodo squallido e cinico: solo uno strumento mediatico per delegittimare il parlamento. Per provare a rendere più netta e appariscente la divisione tra buoni e cattivi. Dove il presidente della Regione finisce per diventare vittima, frenato nel suo generoso slancio riformista e rivoluzionario”.

Musumeci è quindi entrato nel cuore del suo atto d’accusa: “Questa condotta – ha detto - è funzionale a un perverso sistema politico che in questi anni ha usato l’antimafia come clava per colpire avversari interni ed esterni. È una antimafia di maniera, che garantisce favori e copre l’inettitudine politica di Rosario Crocetta. È lui il primo beneficiario di questo sistema di potere, per quanto non sia lui il regista. Temiamo – ha aggiunto il deputato - che questa antimafia risponda a motivi meno nobili di quanto appaia. Il cerchio magico di Crocetta è formato tramite la cooptazione di persone che devono sembrare al di sopra di ogni sospetto. E per loro si preparano patenti preventive di onestà”.

Musumeci quindi cita il docente di diritto penale Giovanni Fiandaca, che ha parlato di “populismo giudiziario”: “Tutti sappiamo – ha quindi proseguito - che il cerchio magico esiste. Da almeno dieci anni. Conferisce ai propri gregari incarichi di sottogoverno, negli enti, nelle Asp con una spregiudicatezza inaudita. E porta avanti il mascariamento mediatico della persona che si vuole distruggere”. C’è anche spazio per citare Sciascia e il “Giorno della civetta”: un passaggio su quello che Musumeci definisce, appunto, il ‘mascariamento’: È a questa logica – ha detto poi - che obbedisce il vertice politico di Riscossione Sicilia, invece di essere semplicemente una società interessata alla riscossione. Questa società, - ha proseguito Musumeci - interamente partecipata dalla Regione, è ormai prossima alla morte, come ha ammesso lo stesso amministratore. Ma è uno degli strumenti usati dal cerchio magico per lanciare palate di fango sugli avversari politici di Crocetta. I protagonisti di questo sistema – ha incalzato Musumeci - sono professionisti dell’odio. Implacabili giustizialisti giacobini con gli avversari, e teneri garantisti con gli amici. Chi è con loro è contro la mafia, chi non è contro di loro è mafioso. Questo è il cerchio magico che da dieci anni decide i componenti del governo e decide persino la durata di un assessore. Questa è una cricca. Che usa il potere dell’intimidazione. Per questo motivo si può parlare di mafia dell’antimafia”.

L’accusa prosegue con un passaggio in cui Musumeci tratteggia questo “cerchio magico”: “Se guardi bene all’interno, ti imbatti in gente che fa festini con gente ambigua, amministratori che danno incarichi per cause anche da 100 milioni senza alcuna evidenza pubblica, solo perché l’avvocato è amico del giaguaro o è avvocato per chissà quali indicibili motivi”.

Sono, per Musumeci, “quelli che Francesco Forgione in un suo libro ha definito ‘i tragediatori’. Sono coloro che nei salotti e sui giornali mettono sotto processo questo parlamento e convogliano il disprezzo dei cittadini sulla politica e l’Ars. E come risponde questa Assemblea? Col silenzio. Con l’imbarazzato silenzio di tutti, se si fa eccezione con la presa di posizione di Ardizzone e dei vicepresidenti. Così, - prosegue Musumeci - questa cosa ce la siamo meritata. Abbiamo rinunciato ad affermare il primato della politica. Abbiamo delegato a Roma la gestione dello Statuto. Perché questo parlamento ha perso la sua autorevolezza anche perché ha smesso di spiegare le differenze tra i costi della politica e quelli della democrazia. Perché non ha avuto la forza di dire che il problema non sta nel numero degli eletti, ma nei privilegi degli eletti”.

“In quest’Aula – è andato verso la conclusione Musumeci - non ci sono santi, ma nemmeno diavoli. Questo non è un parlamento di nominati. Chi è in quest’Aula è stato scelto dai siciliani. Quest’Aula è dunque la viva rappresentazione della Sicilia così com’è fuori da questo Palazzo. Chi riveste un ruolo istituzionale a qualsiasi livello, - ha proseguito - deve sottrarre l’istituzione alla competizione partitica. Spero di averlo fatto da presidente della commissione Antimafia. Adesso si avvicina una competizione elettorale nella quale io potrei essere candidato. Per questo motivo, dal 27 marzo, - ha concluso - data di avvio della campagna elettorale della nostra coalizione, mi dimetterò dalla presidenza della commissione antimafia”.