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Il caso

Un dossier su Riscossione Sicilia
Ardizzone: “Ecco tutta la verità”


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In un promemoria di 180 pagine l'atto d'accusa del presidente dell'Ars in Commissione antimafia.

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PALERMO - “Ecco la verità su Riscossione Sicilia”. Un atto d'accusa in 180 pagine. È il dossier che il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone ha depositato in Commissione nazionale antimafia in occasione dell'audizione di ieri. Un report che raccoglie dichiarazioni e articoli di giornale, dati della Corte dei conti e interrogazioni parlamentari.

Un documento illustrato oggi a Sala d'Ercole dallo stesso Ardizzone: “Come ben sapete, - ha detto durante la seduta - subito dopo l’ultima trasmissione l’Arena ho chiesto immediatamente, la sera stessa, audizione in commissione antimafia, per la gravità delle affermazioni rese in quel contesto, in una trasmissione nazionale, dall’amministratore di una società strategica per la Regione siciliana”. Sarà una costante: Ardizzone non citerà mai per nome Antonio Fiumefreddo, fermandosi sulla soglia della carica attualmente rivestita di amministratore unico di Riscossione Sicilia. E il presidente dell'Ars ha preso spunto proprio da alcune dichiarazioni dell'avvocato catanese durante la trasmissione di Rai uno: L’amministratore – annota Ardizzone - ha dichiarato: ‘Una cifra mostruosa sono 52 miliardi di euro non riscossi in Sicilia. Trenta sono ormai irrecuperabili perché perscritti. Ce ne sono ancora 22 da recuperare. Ma sono recuperabili solo se ci sarà volontà politica, se vorranno rompere questo patto criminale'. Alla domanda di Giletti: “C’è speranza?”, la risposta è stata: 'Dipende dalla Finanziaria, dipenderà da questa scelta se i siciliani potranno fare una Sicilia diversa'”. È soprattutto in questo passaggio che Ardizzone legge la volontà di condizionare, attraverso i media, il voto libero dell'Assemblea regionale.

“Io stesso – prosegue Ardizzone – ieri ho chiesto che l'audizione non venisse segretata. Oggi ogni siciliano può ascoltarla. Non ci possono essere libere interpretazioni. Ognuno trarrà le conclusioni che ritiene più opportune. Ho ritenuto poi – ha proseguito - di depositare un promemoria a disposizione dei capigruppo che ricostruisce tutte le vicende, con i documenti allegati, che riguardano Riscossione Sicilia. Devo dare atto che da parte di tutti i gruppi parlamentari c’era la volontà di arrivare a una soluzione che portasse a una migliore riscossione dei tributi in Sicilia”.

Una attività che, secondo Ardizzone, non sarebbe così efficiente: “Ho dovuto contestare – ha spiegato - le false informazioni su una ‘maglia rosa’ che si sarebbe conquistata Riscossione. Il dibattito è stato molto articolato. Ieri ho saputo di lettere riservate tra l’assessore Baccei e il governatore, dove si faceva presente che non era stato presentato un Piano industriale e un bilancio. Anche la Corte dei conti aveva evidenziato come ci sia stata una continua iniezione di finanziamenti e i risultati non erano stato soddisfacenti, con un calo tra il 2015 e il 2014. Ancora nulla possiamo dire del 2016”. E lo stralcio del giudizio di parifica della Corte dei conti è allegato al dossier.

Ardizzone entra poi nel cuore della polemica, già emersa immediatamente dopo l'audizione. “Perché la mia audizione era oggetto della commissione antimafia? Semplice – spiega il presidente dell'Ars - perché la commissione antimafia ha da tempo avviato una indagine anche sui modi di fare antimafia. E l’ho fatto perché questo parlamento deve essere libero di votare come vuole. E se non sarà votata la ricapitalizzazione non significa che si manterrà un patto criminale con chissà chi. E non voglio nemmeno – prosegue - criminalizzare nemmeno i dipendenti. Se dopo queste trasmissioni televisive i dipendenti hanno espresso la loro preferenza a transitare in un nuovo ente nazionale, un motivo ci sarà”.

Quindi il presidente dell'Assemblea ha riportato le dichiarazioni di Rosi Bindi a margine dell'audizione. Il presidente della Commissione antimafia ha infatti detto: “Le relazioni dell'avvocato Antonio Fiumefreddo e del Presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone sono sicuramente due audizioni che non potranno che essere interessanti, soprattutto sotto il profilo della nostra inchiesta sull'antimafia. Perché io credo che dobbiamo combattere la mafia, ma dobbiamo essere anche molto avvertiti nell'uso della lotta alla mafia per altri fini e per altri obiettivi”.

E proprio su quell'aspetto Ardizzone sembra voler puntare il dito: “Avevo previsto – ha detto - una attenzione mediatica esagerata ed enfatizzata. Ci chiediamo il perché. Solo per alimentare il nostro ego? Mi auguro che sia così. Ma ripeto: non lasciamoci condizionare. Noi abbiamo un dovere: dare le risposte migliori ai siciliani. Siamo in un passaggio fondamentale non solo di questa legislatura, ma della storia della Sicilia. Mentre in tutta Italia la riscossione è ripartita, qua siamo fermi alle polemiche, nonostante i dati non confortanti. Mi sono sentito mortificato da responsabile di una istituzione, - ha proseguito - ma soprattutto da siciliano, dopo le dichiarazioni rilasciate in tv, sulla Sicilia canaglia o sui falsi disabili, In quella trasmissione lo stesso amministratore (Fiumefreddo, ndr) ha dichiarato che ci sono 52 miliardi di evasione, invece sono tributi accertati e non riscossi. Mentre in Italia il non riscosso è di circa mille miliardi. Ovvero la Sicilia rappresenta appena il 4 per cento del totale”.

C'è poi il capitolo legato agli strascichi giudiziari di quelle polemiche: “Le questioni dei singoli – ha detto Ardizzone - verranno chiarite singolarmente e nelle sedi che si riterranno opportune. Il parlamento ha già presentato una querela, dopo quelle gravi dichiarazioni. E non per vilipendio del parlamento, ma per diffamazione a un corpo politico. E se parlare di “pirateria” o di “mascalzoni travestiti da uomini delle istituzioni” non è diffamazione… In questi giorno poi – ha proseguito - siamo giunti al folklore, poi, quando si monta un video della Commissione bilancio con la musica del Padrino, come messaggio subliminare. Ma va raccontata tutta la verità: già il precedente presidente di Riscossione Sicilia Lucia Di Salvo ha inviato cartelle esattoriali assai corpose a deputati regionali. Lo ha fatto con sobrietà e in silenzio. E i deputati si sono difesi in silenzio. Questa è una terra bellissima – ha concluso - e a nessuno è permesso di oltraggiarla”.