Live Sicilia

I fedelissimi del presidente

Come Crocetta aggira la legge
per favorire un suo caro amico


Articolo letto 23.851 volte
crocetta, enti, incarichi, ircac, lantieri, nomina, regione, Sami Ben Abdelaali, ufficio di gabinetto

Due giorni prima della nomina in Ircac, Ben-Abdelaali è inserito nello staff di Lantieri. La mossa impedirà all'Ars di valutare i titoli.


PALERMO - E' solo l'ultima furbata. L'ultimo escamotage per proteggere i propri fedelissimi. Rosario Crocetta è scatenato: da giorni piazza fedelissimi ovunque. Conferma, promuove, nomina senza sosta. Anche a costo di forzare la mano. L'ultima trovata del presidente riguarda la nomina del nuovo presidente dell'Ircac, Sami Ben-Abdelaali.

La storia è tutta nella delibera di conferimento dell'incarico. Il consulente tunisino (ma di nazionalità italiana) del presidente della Regione, infatti, appena due giorni prima della nomina in giunta al vertice di uno degli enti regionali più importanti, è stato nominato Capo di gabinetto vicario dell'assessore alle Autonomie locali Luisa Lantieri.

Il motivo? Un suggerimento è fornito dalla stessa delibera di giunta, che curiosamente fa riferimento a un parere dell'Ufficio legislativo e legale secondo cui “il personale esterno all'Amministrazione regionale, assunto presso Uffici di diretta collaborazione con qualifiche dirigenziali, per tutto il tempo della permanenza negli incarichi conferiti, riveste il ruolo di dirigente regionale”. Cosa significa? Semplice: che durante la permanenza in uno degli uffici di gabinetto regionali, il consulente di Crocetta è equiparato a un dirigente “interno” della Regione.

Con un vantaggio evidente: la nomina degli esterni a capo di enti regionali, infatti, prevede un successivo vaglio da parte dell'Assemblea regionale siciliana. In particolare, è la Commissione affari istituzionali ad avere il compito di verificare, soprattutto, la congruenza tra i titoli in possesso del nominato e l'incarico che quest'ultimo dovrà ricoprire.

La “mossa” di Crocetta, avvenuta appena 48 ore prima della nomina di Ben Abdelaali a capo dell'Ircac, è quindi quantomeno “curiosa”. E avrà come conseguenza quella di sottrarre all'Assemblea regionale siciliana uno dei compiti che le spettano: quello, cioè, di controllo sulle nomine esterne del governo. Una mossa sospetta due volte: perché infatti un governo sicuro della fondatezza di quella nomina e dei titoli che l'hanno giustificata, dovrebbe “temere” il vaglio previsto dal nostro Statuto? E infatti c'è già malumore tra gli alleati del presidente, espressi, tra gli altri, proprio dal presidente dei quella prima commissione che avrebbe dovuto vagliare i titoli: “A noi spetta la verifica dei titoli degli esterni. Ma da questa verifica sono esclusi i casi di chi è stato assunto come dirigente negli uffici di gabinetto. Il nostro movimento Sicilia Futura – dice infatti il presidente Salvatore Cascio – è stanco di questo modus operandi del governatore. Al di là della singola nomina, infatti, non è possibile continuare a procedere in questo modo. Stiamo valutando – aggiunge – se prendere o meno le distanze da Crocetta”.

Dalla Regione, intanto, confermano che la nomina di Sami Ben-Abdelaali è passata attraverso una attenta verifica dei requisiti. Allegati alla stessa delibera di nomina all'Ircac giunta il 15 marzo 2017. Il primo dei titoli è proprio quello più sospetto e porta la data del 13 marzo 2017, due giorni prima: “Capo di gabinetto vicario, assessorato regionale Autonomie locali e funzione pubblico”. Un incarico che consente, come detto, di aggirare il controllo dell'Ars sui titoli, ma che a sua volta, per essere ricoperto, ha bisogno che il nominato possegga altri requisiti nel curriculum.

E lo spiega chiaramente lo stesso Ufficio legislativo e legale con un parere del 2013. Per ricoprire incarichi dirigenziali negli uffici di gabinetto, infatti, non basta la laurea. Ma a questa vanno aggiunti “una comprovata qualificazione professionale”, lo svolgimento di “funzioni dirigenziali per almeno un quinquennio in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private” o ancora una “specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli di avvocati e procuratori dello Stato”.

Titoli che sarebbero stati verificati tra quelli elencati nel curriculum del consulente-gabinettista-amministratore. Compreso una serie di incarichi nella società “Sicily by car” di Tommaso Dragotto (direttore generale per un anno, presidente del cda per un mese, consigliere di amministrazione per un altro anno). E poi, ecco gli incarichi di consulente del presidente della Regione per due anni e mezzo, componente del Tavolo interistituzionale del Piano nazionale d'azione contro il razzismo, componente dell'Ufficio di gabinetto dell'allora assessore all'Agricoltura Dario Cartabellotta, funzionario direttivo del Consolato generale della Tunisia a Palermo per dieci anni, e poi incarichi di consulenza e quello di Senatore nella Tunisia dell'allora dittatore Ben Alì. Quanto basta, per Crocetta e l'assessore Lantieri, per nominarlo presidente di Ircac e, prima ancora, capo di gabinetto vicario. Una mossa, voluta o casuale, che ha comunque tolto all'Assemblea regionale la possibilità di verificare quei titoli. L'ultimo “regalo” del presidente a uno dei suoi fedelissimi.