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Palermo - Il reportage

Palermo, i reclusi della movida
"Per piacere, chiamatela mafia"


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I rifiuti tra piazzetta Monteleone e piazzetta Lanza

Non possono entrare né uscire. Sono i prigionieri del centro storico. FOTOGALLERY


PALERMO - Mario Varvaro, professore ordinario a Giurisprudenza, è un doppio recluso. Certe notti - spiega lui - non può rientrare nella sua casa, dalla parti di piazzetta Monteleone, dietro le poste di via Roma, perché qualcuno posteggia la macchina davanti al portone, così implacabilmente da non lasciare varchi. Certe altre, se ha la fortuna di trovare l'ingresso libero, deve barricarsi, sbarrare le finestre e pregare che non succeda nulla: piove di tutto, in quei raduni affollate di venerdì, sabato o domenica, senza nemmeno una canzone di Liga per consolarsi un po'.

Qualche tempo fa, per esempio, un Polifemo autoctono ha scagliato un piccolo macigno sul suo terrazzo. Il prof lo mostra e commenta: “Se fossi stato fuori a prendere una boccata d'aria, avrebbero rischiato di ammazzarmi”. C'è anche lui nel novero dei resistenti e disperati che hanno deciso di pagare dei vigilantes per vegliare sulla sicurezza di commercianti e cittadini nelle retrovie di una porzione di città abbandonata. Il comitato di quartiere “Olivella-Monteleone” ha riunito circa trenta persone che hanno tentato, con segnalazioni e lettere, la strada maestra della denuncia. Adesso, si si sono rivolte a un esercito privato che esordirà nell'ultima settimana di marzo per ammortizzare la sovranità del caos.

Tra coloro che hanno scelto di appellarsi agli 'sceriffi' – come qualcuno ha motteggiato - ci sono pure Francesca Leone e Marina Scalesse, titolari del bio-bistrot 'Le Freschette'. Proprio di recente hanno incrociato la loro strada con un tipico prodotto delle feste panormitane a cielo aperto. “Era un tizio basso, tarchiato, evidentemente ubriaco e forse anche di più – raccontano -. Aveva sistemato la moto davanti al locale e non potevamo uscire. Quando abbiamo chiamato i vigili, si è arrabbiato moltissimo. Per lui era tutto lecito”.

Benvenuti nel salotto sdirupato del centro storico di Palermo – che include piazzetta Monteleone, piazzetta Lanza, via dell'Orologio e altre isole abbandonate -. Qui, senza controlli - l'atto di accusa appare esplicito - senza nessuno che faccia rispettare le norme più elementari, il diritto alla tranquillità è stato soppiantato dalla dura legge della birra e dell'urina.

Il professore Varvaro ha scritto e diffuso un comunicato, corredato da eloquenti foto: “Risse continue e schiamazzi senza limiti, atti di vandalismo, libero consumo di droghe anche in pieno giorno, orde di minorenni che cominciano a bere alcoolici già nel primo pomeriggio e fanno sesso all’aperto, deturpazioni degli edifici, danneggiamenti ad automobili e all’arredo urbano, musica ad alto volume anche nelle ore notturne: è questo il nuovo volto offerto ai turisti nella zona di piazzetta Monteleone e piazzetta Angelina Lanza. Quella che era un’oasi di pace fra il Teatro Massimo e la Rinascente si è rapidamente trasformata in una 'terra di nessuno' dove tutto – davvero tutto – è ormai possibile. Pensate se vi capitasse di restare anche per ore senza poter accedere nella vostra abitazione per i veicoli selvaggiamente posteggiati da parte dei festaioli della notte, pensate se tavolini che occupano abusivamente il suolo pubblico e una massa enorme di gente che pensa solo a divertirsi, comprensiva di ubriachi all’ultimo stadio, bloccassero l’accesso ai soccorsi medici mentre avete un infarto. Qui è successo, e a un’autoambulanza chiamata d’urgenza è stata impedita la possibilità di intervenire”.

L'ambulanza, dunque. “Una signora ha avuto un attacco d'epilessia ad agosto – dice Varvaro – gli infermieri e il medico del 118 non sono riusciti a passare con la barella, bloccati dalla calca, dalle bancarelle e dalle auto messe dove capitava. Hanno dovuto portarla via a braccia”.

Francesca Leone ha scritto sul suo profilo facebook un commento viscerale e netto: “Le ronde? No non stiamo parlando di questo. I gestori dei locali notturni dovrebbero occuparsi di decoro, schiamazzi e quiete pubblica.  La Rap dovrebbe occuparsi della raccolta rifiuti nelle zone ad alta densità di locali notturni.  La municipale dovrebbe occuparsi di monitorare orari e somministrazioni.  Il Comune dovrebbe smettere di rilasciare licenze là dove ne ha già rilasciate troppe, libero mercato non vuol dire concentrazione scellerata di pari offerta. Dovrebbe, in un piano di urbanizzazione culturale, alternare locali e ristoranti a laboratori, librerie, sartorie, fiorai ecc ecc. Il termine movida è inappropriato per Palermo, va bene nel resto di Italia, ma qui a Palermo si chiama sempre mafia”.

“Ho comprato un appartamento dieci anni fa – insiste Mario, il professore – . Ho sempre amato questi luoghi, perché pensavo che potessero costituire una comunità felice. Non dico che voglio scappare o che me ne sia pentito in assoluto, ma alle volte il dubbio mi viene. Accanto a me abitano un concertista, una docente di materie classiche, un manager e condividiamo lo stesso inferno. Il lunedì mattina raccolgo cocci di bottiglia e sassi in terrazza”. Francesca e Marina de 'Le Freschette' pagano un ragazzo per la pulizia straordinaria. “Venerdì e sabato restiamo chiusi – spiegano – perché aprire sarebbe molto peggio. Lo spettacolo è indescrivibile. Chi fa sesso sui muretti, chi fa i suoi bisogni, chi fa quello che gli pare, chi spaccia, chi si droga. Ci riempiamo la bocca con la parola 'legalità'. E non significa nulla”.

“Viaggio spesso – conclude Varvaro – a Berlino, fuori dai pub, c'è un cartello: 'rispetto per i nostri vicini'. Sotto le mie finestre c'è, invece, un biliardino che raccoglie frotte di giocatori. Io non riesco a dormire: a ogni gol esplodono esultanze molto appassionate. E si sa che i gol, a biliardino, sono frequenti”. Ora ride, il professore, con l'amarezza di chi si sente incatenato a un incubo che si ripete, come un'eterna condanna. Infine, conduce il visitatore forestiero per un giro di perlustrazione.

Sono le cinque di un pomeriggio abbastanza tranquillo. In un angolo, alcuni ragazzini noncuranti fumano canne, ne riconosci subito l'odore acre. Li sfiori e ti guardano storto: sei tu nel posto sbagliato. Appoggiati a un muro, tredici-cassonetti-tredici maleodoranti. La consuetudine li ha trasformati in una discarica in servizio permanente effettivo. Trabocca di tutto; la fantasia dei palermitani, nell'anarchia del conferimento, è variegata e miseramente immaginifica. Un posteggiatore abusivo comincia a dirigere il traffico, in previsione di una fiorente notte di affari. Le palazzine sono devastate da scarabocchi. Malaccorti graffitari le hanno solcate con profondi segni barbarici.

Uno straniero può voltare le spalle e fuggire. Gli altri, Mario, Francesca, Marina, i militi ignoti che si oppongono all'assedio, devono restare e sopportare il crudo volto di Palermo, nell'abbandono che copre le sue ferite con l'illusione della bellezza.