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PALERMO

Ucciso a 23 anni da un'auto pirata
"Vogliamo giustizia per Alex"


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Alessandro Bellante, rimasto ucciso nello schianto in via dei Fiori un anno fa

La lettera di Valentina Bellante all'uomo che si costituì: "Racconta quello che è successo davvero".

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PALERMO - Era in vacanza. Si trovava a Palermo per trascorrere qualche giorno insieme alla sua famiglia e alla sua ragazza. A 23 anni, Alessandro, era pieno di vita ed aveva trovato lavoro in Inghilterra: faceva il croupier. Era felice. Il 25 aprile dello scorso anno, mentre era in sella ad uno scooter, la sua vita si è spezzata in via dei Fiori, a pochi metri dall'incrocio tra corso Calatafimi e viale Regione Siciliana. L'impatto terribile con un'auto non gli ha lasciò scampo e da allora la sua famiglia convive col dolore e le incertezze. Chi guidava la macchina fuggì senza prestare soccorso e si costituì quattro giorni dopo.

"Ma ciò non è servito a fare chiarezza - dice Valentina Bellante, la sorella del ragazzo - e noi siamo ancora qui a chiedere giustizia". Valentina, prima di tre figli, si batte da quel giorno, insieme ai genitori e al fratello minore, per cercare di ricostruire gli ultimi momenti di vita di Alex. Il pirata della strada raccontò infatti un versione diversa da quella inizialmente emersa, riferendo di non avere potuto evitare l'impatto con Bellante che aveva perso l'equilibrio con la moto forse per colpa di una buca. A quel punto non sarebbe riuscito a frenare per l'asfalto bagnato e, preso dal panico, è fuggito. "Non sappiamo altro - prosegue Valentina - è quasi trascorso un anno da quando mio fratello non c'è più, mentre questa persona è ancora a piede libero".

I familiari del giovane in questi mesi si sono improvvisati detective, recandosi nella zona dell'incidente alla ricerca di qualche testimone. Hanno anche tappezzato il quartiere di manifesti che chiedono aiuto: "Chi sa qualcosa ci dia una mano, è impossibile che in pieno giorno nessuno abbia visto nulla", dice la sorella di Alex. Ma non solo. Perché Valentina Bellante ha scritto di suo pugno una lettera aperta all'uomo di 38 anni che quattro giorni dopo l'incidente si costituì:

"Sono trascorsi undici mesi senza il nostro amato Alessandro. La nostra vita non è più la stessa. Una parte di noi è andata via con lui. Caro amato fratello mi manchi. Se tu avessi potuto scegliere saresti rimasto con noi. Chi ti ha ucciso non si è preoccupato di te. Ti ha lasciato morire da solo in mezzo ad una strada. Ogni giorno aspetto che tu rientri a casa ma più passa il tempo più le mie speranze vanno spegnendosi. Non ho mai conosciuto una persona più tenace ed iperattiva di te. La tua assenza è fonte di disperazione per noi, perché sei stato il nostro orgoglio, il cucciolo di casa che stava diventando un uomo. Finché qualcuno non ti ha spezzato le ali. I tuoi nipoti guardando il cielo, la sera, pensano che la stella che brilla di più sia il loro bellissimo zio. Beh, anche io vorrei avere le loro certezze. Invece nei nostri cuori ci sono solo rabbia e dolore. Vorremmo fare un appello a coloro che hanno visto l'incidente: che si facciano avanti anche in maniera anonima. E a te che hai ucciso Alessandro chiediamo di avere la dignità di dire la verità. Noi non potremo mai perdonarti: non cerchiamo vendetta, ma giustizia per Alessandro".


Le indagini sullo schianto fatale nel frattempo proseguono. "Il pm ha incaricato un tecnico che ha già consegnato una relazione dettagliata sull'incidente - spiega l'avvocato Giuseppe Incardona, legale della famiglia Bellante e portavoce dell'associazione Familiari e Vittime della strada - e a breve potremo saperne di più". Intanto, sabato 25 marzo, è prevista una fiaccolata per ricordare Alex. "Verità e giustizia", recita il volantino realizzato dai familiari che invitano alla partecipazione. Il corteo partirà alle 19 dalla chiesa Sant'Oliva, in corso Calatafimi e arriverà in via dei Fiori, luogo della tragedia.