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Verso le regionali

Centrodestra tra primarie e rotture
Tutti i nomi per Palazzo d'Orleans


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Il 27 marzo scade il termine per le candidature. Ma non tutti vogliono quella consultazione. Musumeci spinge. Ma si cerca un "moderato".


PALERMO - Al momento c'è solo una data. Poco più che quella. Il 27 marzo scade il termine per la presentazione delle candidature alle primarie del centrodestra. Ma non è per nulla certo che quelle primarie si facciano.

Le dimissioni del capogruppo di Forza Italia Marco Falcone dal coordinamento delle consultazioni previste per il 23 aprile, sono un segnale chiarissimo. Il deputato azzurro, infatti, ha constatato che proprio all'interno del suo partito non c'è tutta questa voglia di andare ai gazebo. Sono in tanti, dentro Forza Italia, a non volerle queste primarie. E il motivo è in fondo molto semplice: sarebbe una “prima volta” per il partito. E creerebbe qualche problema al leader Silvio Berlusconi, che a quel punto avrebbe qualche problema in più per gestire le medesime richieste che dovessero giungere, in altre Regioni o in altri Comuni, dalla Lega di Salvini o da Fratelli d'Italia.

Ma adesso siamo allo stallo. Anche se quella data si avvicina ed è già stata scelta, ad esempio, da Nello Musumeci come il giorno di avvio della campagna elettorale. Un annuncio non meramente “di facciata”, ma corredato dalla scelta di dimettersi, da quel momento in poi, dalla presidenza della commissione Antimafia all'Ars. Un modo, anche, per dire agli alleati: comunque vada, dal 27 marzo io sono in campagna elettorale. “Ho il dovere di aspettare – dice Musumeci – fino alle 12 di quel giorno. Attendo ancora di conoscere quali siano i candidati di alcune delle forze che compongono la coalizione. È chiaro che, qualora non dovessero presentarsi nuove candidature, non ha senso fare le primarie”. Ma a quel punto, si consumerebbe uno strappo che forse, in realtà, non vuole nessuno. Troppo fresco il ricordo delle ultime regionali in cui Musumeci e Gianfranco Micciché corsero ognuno per conto proprio, di fatto aprendo a Rosario Crocetta la strada verso Palazzo d'Orleans. “Ma io – prosegue Musumeci – ho il dovere di pensare che ogni forza politica terrà fede agli impegni presi in occasione non di uno, ma di tre tavoli per le primarie. Del resto, penso che l'ottimismo sia il lievito della politica”.

In realtà, però, gli altri partiti stanno pensando a un candidato alternativo a Musumeci. Fino all'ultimo, Gianfranco Micciché ha sondato la disponibilità di Stefania Prestigiacomo. “Il candidato ideale” secondo alcuni esponenti dell'entourage azzurro. Ma l'ex ministro sembra avere definitivamente chiuso la porta. E allora che si fa?

Su Musumeci è giunto un “veto” che nell'ambiente del centrodestra ha ancora il suo peso. Eccome. In una intervista al mensile “S”, l'ex governatore Totò Cuffaro ha escluso che Musumeci possa rappresentare, nella corsa verso Palazzo d'Orleans, il “centrodestra”. Troppo a destra, il deputato catanese, in vista dei nuovi equilibri che stanno per emergere, secondo Cuffaro. A questa presa di posizione, ancora assai ascoltata nei partiti di quell'area, si aggiunge una valutazione di natura puramente politica. Le Regionali si svolgeranno appena tre-quattro mesi prima delle Politiche. E non è escluso, vista l'attuale legge elettorale e un tripolarismo evidente, che a Roma si possa giungere a un governo di larghe, se non “larghissime” intese. Una condizione che finirebbe per riproporsi anche in Sicilia. Dove, per molti, Musumeci non è esattamente il governatore più “elastico” in vista di un dialogo ampio. “Io – dice però Musumeci – sono per le larghe intese. Ma ovviamente, non si può dialogare con chi fino a oggi è stato al fianco del Pd e di Crocetta”.

E invece, nel centrodestra non escludono nemmeno questa ipotesi. Da qui la scelta di temporeggiare in cerca di un altro nome. Si è fatta strada, ad esempio, quello del deputato Giovanni La Via. Mentre ha “anticipato” i tempi l'ex rettore Roberto Lagalla, mettendo a disposizione di chi ci sta un progetto “trasversale”. E molti militanti dell'area moderata, pochi giorni fa sono andati a dare un'occhiata alla convention di Mondello. Anche se oggi, quello del professore che negli ultimi tempi sembrava essersi avvicinato all'area dei renziani, non è un nome che accende gli entusiasmi dei partiti della coalizione.

Già nelle prossime ore, però, si saprà di più. Quasi certamente i rappresentanti di Forza Italia e Cantiere popolare incontreranno quelli di “Diventerà Bellissima” dove – per inciso – è invece considerato molto spendibile il nome della portavoce regionale Giusy Savarino.

Ma intanto, c'è quella data. Il 27 marzo bisognerà (o bisognerebbe) presentare le candidature alle primarie. E proprio in queste ore è spuntata anche quella dell'ex coordinatore regionale di Forza Italia, Vincenzo Gibiino. Un nome che si aggiunge a quelli di Angelo Attaguile per il movimento “Noi con Salvini” e di Gaetano Armao proposto dal Movimento nazionale siciliano. Che ha lanciato un avvertimento e una proposta: “Confermiamo – ha fatto sapere il Movimento in una nota - la nostra adesione alla coalizione, ma ribadiamo con assoluta chiarezza che rigettiamo ogni ipocrisia e ogni tentativo di non assumersi le proprie responsabilità che stanno determinando la possibile rottura della stessa in due schieramenti. A chi tra voi ci segnala, purtroppo sempre e solo in via riservata, la propria contrarietà alle primarie e la preferenza per una scelta condivisa a tavolino del candidato Presidente della Regione, confermiamo la nostra disponibilità a un ulteriore confronto a due condizioni: che il tentativo venga esperito in un periodo di tempo non superiore ad un mese e che, se non si raggiunge un’ipotesi condivisa, si ritorni al metodo delle primarie. Resta inteso che a nessuno potrà essere consentito di proporre persone che siano state organiche alla coalizione di Crocetta e del centrosinistra ovvero persone che si offrano indifferentemente a entrambe le coalizioni”. Tra pochi giorni si saprà tutto, nel centrodestra diviso tra le primarie a la voglia di una nuova rottura.