Live Sicilia

Le rivelazioni

Summit, lezioni di mafia e pizzo
Il pentito e il clan di Porta Nuova


Articolo letto 25.821 volte
boss, giovanni vitale, mafia, pentito, porta nuova, verbali, Cronaca, Palermo
Il neo pentito Giovanni Vitale

Il 6 marzo scorso il palermitano Giovanni Vitale ha incontrato i pm in una località segreta.

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - In discoteca o al ristorante. I boss si incontrano in locali affollati. Si appartano e discutono di affari. Alcuni sono stati ricostruiti il 6 marzo scorso dal neo pentito di Resuttana Giovanni Vitale, soprannominato il panda, che ha parlato con i pubblici ministeri in una località segreta.

Le ultime confessioni sono state depositate al processo Panta Rei contro il clan di Porta Nuova in corso davanti al giudice per l'udienza preliminare Nicola Aiello. “Ho avuto rapporti con i mandamenti di Tommaso Natale, San Lorenzo, Ballarò, Borgo Vecchio, Santa Maria”, inizia così il verbale di Vitale. Tra gli appuntamenti di cui parla ci sono quelli “con Giovanni Barone, che fa parte di corso Calatafimi... perché si vedeva in segreto con Giuseppe Fricano”. Fricano, che avrebbe preso in mano le redini del mandamento di Resuttana, sarebbe andato a lezioni di mafia: “In senso che gli dava aiuto a come comportarsi nel mondo della criminalità, anche perché ancora Giuseppe Fricano non era uomo d'onore”.

Altro appuntamento sarebbe stato quello con Salvatore Mulè. Vitale lo riconosce in foto anche se confonde il nome con quello del fratello, Massimo: “Lo conosco, che ci siamo visti alla discoteca Il Moro, con Giuseppe Fricano. Si sono appartati ed hanno parlato loro due... di cosa non glielo so dire. Perché... lui è di Ballarò... e so che prima di Alessandro D'Ambrogio (fino al suo arresto è stato il reggente del mandamento di Porta Nuova, ndr) c'erano i Mulè. Poi, dopo Alessandro D'Ambrogio, so che hanno messo, ci sono di nuovo i Mulè a gestire...”. D'Ambrogio e Mulè avrebbero condiviso il business dei “buttafuori... che sono di Ballarò... perché prima la gestione dei buttafuori, l'aveva Alessandro D'Ambrogio... loro si presentavano come i ragazzi di D'Ambrogio”. E qui si apre un nuovo fronte investigativo per accertare se i buttafuori nei locali notturni della città vengano imposti dalla mafia.

Altro appuntamento di cui parla il collaboratore è quello con “Rocco Marsalone, veniva anche con un certo Pino La Torre ed abbiamo fatto qualche appuntamento di fronte il mercato ortofrutticolo... prima c'era un locale qua, dove veniva anche Tantillo Domenico. Marsalone si occupava anche di droga... non l'abbiamo fatto (l'affare, ndr)... a seconda chi aveva il prezzo più mercato, perché io, diciamo, la uscivo la cocaina, ne uscivo abbondante”. Ed ancora: “Poi c'è stato un altro incontro, sempre nel garage, che Rocco è venuto con persone di Ballarò, con ragazzi di Ballarò, con i motori, non mi ricordo in questo momento, per via di un lido balneare: ne ha parlato con Giuseppe, mi sembra che questa storia interessava a Giuseppe (Fricano, ndr)”. Il riferimento probabilmente è all'estorsione ai danni del Lido Battaglia di Isola delle Femmine.

I carabinieri mostrano un album fotografico al collaboratore di giustizia. Tra tanti “non lo conosco” ci sono anche alcuni riconoscimenti: Francesco Paolo Desio “so che lavorava con la droga questo, sostanze tipo cocaina, però non c'ho avuto mai... (avuto a che fare, ndr); Alfredo Geraci “era con Alessandro D'Ambrogio e si muoveva per le estorsioni, per la droga anche, queste cose di qua... per fare qualche appuntamento con D'Ambrogio alcune volte lui veniva”; Giuseppe Di Cara “so che quando è uscito si era messo lui a capo della Zisa”; Domenico Tantillo “fa parte della famiglia di Borgo Vecchiio.... tanti appuntamenti... estorsioni che mi ha fatto da tramite”.

Fin qui i segreti di Porta Nuova. Restano top secret quelli che riguardano gli altri mandamenti mafiosi.