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Il corsivo

Giletti, Saro e il triangolo dei bluff
Anche il 'Corriere' se n'è accorto


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Il populismo Rai e le denunce di chi ha sfasciato tutto. Quel teatrino domenicale.


Anche Paolo Mieli se n'è accorto. Pure il compassato e chirurgico fondatore del 'Mielismo' si è reso conto che in Sicilia c'è qualcosa che non va, tanto da dedicare all'argomento un fondo sul 'Corriere della Sera'. Una corposa e documentata analisi che un po' ricalca certe acuminate proposizioni sociologiche sul popolo degli scioperati e dei privilegiati, raccontando tutta la tiritera tra Antonio Fiumefreddo, onnipotente capo di 'Riscossione', il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, i deputati e il noto presidente Crocetta - che tutto denuncia e a nulla provvede - sul tema delle tasse. E non solo.

E c'è un passaggio da sottolineare in grassetto: "Speriamo che all’Europa sfugga che negli oltre quattro anni in cui Crocetta è stato governatore della Sicilia, magia dopo magia, l’indebitamento della Regione è cresciuto in modo spaventoso (oltre il quaranta per cento) ... Peggio ancora sarebbe se a Bruxelles venissero a sapere che il denunciante di questi record negativi non è un consumato leader dell’opposizione bensì il governatore mandato dagli elettori siciliani a risolvere i problemi all’origine di quei primati. E che, per giunta, maledice la situazione generale e lancia le sue invettive da un talk show che va in onda, la domenica pomeriggio, sulla tv di Stato. Bizzarrie italiane a cui il resto d’Europa non è avvezza".

Ed è qui che nella stoffa del Mielismo fa capolino la trama del triangolo dei bluff. I vertici sono presto detti.

Uno è Massimo Giletti, passato da conduttore confidenziale a conduttore unico delle coscienze, in omaggio al grillismo conquistatore che in Rai piazzerà presto i suoi vessilli trionfali. Come fare audience e, al tempo stesso, rendersi commestibili al nuovo potere? Semplice, basta convocare l'orrida Sicilia, utilizzarla come sparring partner e picchiarla selvaggiamente, ogni domenica. Tanto, per ogni vizio c'è un vitalizio, per ogni salariato c'è un politico con la coppola, per ogni panettiere di Bolzano che soffre, c'è un siculo regionale che se la ride, con grande dispetto del primo. E si può dire che la Trinacria non sia fonte di sprechi e di magagne? No, non si può. Ma una cosa è denunciarlo, un'altra è mettere in piedi una narrazione demagogica, in cui il populismo sopravanzi di molto (e ce ne vuole) l'oggettiva nudità dei fatti.

L'altro vertice è l'eroe occasionale di turno: in questo caso Antonio Fiumefreddo. Non importa chi sia, cosa abbia fatto, se persegua il male solo per nobiltà anti-casta o perché magari, in una tale e angelica furia vendicatrice, possa - chissà - brillare il riflesso di un interesse. Serve la maschera - l'icona, direbbe un esperto come Antonio Ingroia - per dimostrare che la corruzione morale è un esclusivo affare dei dannati e contenti che albergano tra Palermo e Gela.

C'è poi il terzo vertice del triangolo, il più politicamente impresentabile. Cioè, Rosario Crocetta, che nomina chi vuole lui, afferra le poltrone come vuole lui, che ha garantito una cerniera di privilegi ai sodali del suo cerchio magico. Eppure, Saro sta lì, presentato con i paramenti della rivoluzione, quando è l'effigie della conservazione; perché anche la sua rivoluzione - come spesso accade qui - fa rima con poltrone. Ecco, il triangolo dei bluff che cucina la sua sbobba populista domenicale, grazie all'alchimia del conduttore unico delle coscienze che premia gli eroi di turno, purché facciano al caso suo, e trasforma in gelsomino candido il fiore avvizzito del potere, dando luogo a una rappresentazione teatrale che parte sempre dalle circostanze per costruire immancabilmente la sua sceneggiatura grillista.

E se quel sentore di impostura è stato avvertito perfino dalle sofisticate e delicatissime narici di Paolo Mieli, figuriamoci quanto deve essere acre, quaggiù - quanto deve dare il voltastomaco - ai dannati in viaggio fra  Gela e Palermo.