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Le idee

Illuminare il futuro
dei bambini senza scuola


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Povertà e carenze educative, difatti, continuano ad avere effetti devastanti sul percorso scolastico e formativo.

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La vita è un viaggio, ma un milione di bambini potrebbe non partire: questo il drammatico spot dell’associazione Save the Children, intitolato “Illuminiamo il futuro”, che scuote le coscienze, fa esplodere grida di biasimo nei talk show e commenti iperbolici in rete. Le recenti notizie su come la povertà educativa ipotechi seriamente il futuro, però, non sono una sorpresa. Specie riguardo alla nostra Isola, anni fa avevamo lanciato un preoccupato allarme (“Quanto costa l’ignoranza in Sicilia?” LiveSicilia, 2 giugno 2014), sottolineando come la Sicilia fosse prima nella classifica nazionale, e ai vertici dell’intera Europa, per la dispersione scolastica. Il penalizzante record vedeva un ragazzo siciliano su quattro abbandonare le scuole - più di novemila solo nella provincia di Palermo -, specie quelle ubicate in quartieri dove sono tuttora presenti degrado, disoccupazione e povertà. Cinque bambini su cento si ritiravano prima della licenza elementare; il 32 per cento di studenti dopo le medie, il 17% durante le superiori. L’Italia, con il 17,6% di ragazzi che interrompevano gli studi, era in fondo alla classifica europea, la cui media era pari al 14,1%. Un alto costo per il Paese non solo in termini sociali: nel 2014, l’onere economico di questa piaga era stato quantificato in 70 miliardi l’anno. E mentre le scuole siciliane raggiungevano quote di dispersione da terzo mondo, la povertà educativa conquistava un ruolo importante nel dramma italiano dell’infanzia esclusa, connotato dall’abbandono scolastico e dalla carenza di strutture e di offerta culturale.

E oggi? Emerge un quadro a tinte ancora più fosche. La percentuale di minori in povertà assoluta è triplicata negli ultimi dieci anni; quella che vive in povertà relativa, e si tratta di 2 milioni di bambini e adolescenti, è passata dal 12,6% del 2005 al 20,2% nel 2015. Quasi un raddoppio. Sono i dati del nuovo report di Save the Children, meritoriamente volto a rilanciare la campagna per contrastare la povertà educativa, con eventi, iniziative, e una petizione online per chiedere asilo nido, mense scolastiche e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà.

Povertà e carenze educative, difatti, continuano ad avere effetti devastanti sul percorso scolastico e formativo: il 15% dei giovani non consegue il diploma superiore né segue altri percorsi di formazione. L’Italia si colloca al quart’ultimo posto in Europa per gli abbandoni degli studi, e la Sicilia s’arrocca nel suo disperante e disperato primato, registrando il 24 per cento nei livelli della dispersione scolastica, seguita da Sardegna (23%), Campania (19%) e Calabria (16%). Si verifica un circolo vizioso: non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi dei ragazzi, ma, al contrario, lo svantaggio ereditato dalle famiglie. Come ricorda Valerio Neri, la povertà, in senso lato, dei genitori, viene trasmessa ai figli, che a loro volta saranno potenzialmente adulti a rischio di esclusione sociale. Un futuro negato.

La catena di questa pesante eredità andrebbe spezzata, anzitutto moltiplicando i nidi, poiché proprio nei primi anni di vita i bambini sviluppano le capacità cognitive e fisiche. Invece solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di servizi pubblici per la prima infanzia. Ulteriore fattore chiave sarebbe la scuola a tempo pieno, per svolgere attività extra-curriculari essenziali per implementare le capacità emotive, cognitive e sociali. Nonostante ciò, il tempo pieno risulta assente per il 68% nella scuola primaria e dall’85% delle classi nella scuola secondaria di primo grado. Nelle scuole primarie siciliane il tempo pieno esiste solo per l’8%. Quasi la metà degli alunni in Italia (il 48%) è priva del servizio di mensa scolastica, e tale carenza nell’Isola raggiunge l’ennesimo livello negativo, sfiorando l’80%.

Alcuni dati. Nel 2016, un minore su 10 non è mai andato a teatro o a un museo - le percentuali sono ben più alte al Sud, e raggiungono il 78% in Calabria e il 71% in Sicilia -, né ha mai visitato siti archeologici o visto monumenti, con picchi ancora in Calabria, 86%, e Sicilia, 80%. I ragazzi che lo scorso anno non hanno letto nemmeno un libro sono, mediamente, il 53%. In Sicilia, il 72%. Riguarda alla pratica sportiva, il divario tra ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate e ragazzi benestanti è enorme. Il dato svela malessere diffuso, disagio economico ed esistenziale: e la quota di ragazzi che non fanno sport raggiunge in Sicilia il 63%.

Nulla cambia. In un gioco al ribasso, l’Italia resta ancora lontana dal resto dell’Europa e il Sud registra ritardi importanti rispetto al resto della Penisola.

Tra le iniziative che permettono ai bambini di partecipare gratuitamente ad attività di vario genere e ai loro genitori di usufruire di consulenze legali, psicologiche, pediatriche e di educazione alla genitorialità, si colloca, in controtendenza, la gestione dei “Punti Luce” di Save the Children, che nel 2016 hanno accolto circa 7.300 bambini. In Sicilia, ve ne sono due a Palermo, uno attivo nel quartiere Zen, le cui attività hanno finora coinvolto 188 minori, e che dal 21 dicembre 2016 offre attività di guida nello studio, laboratori sportivi, musicoterapia, rap, invito alla lettura, teatro, street art, fotografia, educazione all’uso dei new media; l’altro nei locali del Centro TAU, nel quartiere Zisa, dotato di spazi attrezzati per i diversi laboratori: pittura, musica, sport, educazione all’uso responsabile dei nuovi media, biblioteca per ragazzi e sostegno scolastico. Il Punto Luce di Catania sorge all’interno di uno spazio messo a disposizione dal Comune nel cuore del quartiere di San Giovanni Galermo, e prevede molte attività tra le quali laboratori di musica, danza, lingue, teatro, informatica, supporto scolastico e invito alla lettura, oltre al supporto alla genitorialità, consulenze pediatriche, segretariato sociale, educazione a sani stili di vita, all’utilizzo responsabile del web e dei social network. Si tratta di piccoli grandi passi.

Come affrontare a livello nazionale l’emergenza educativa? Si potrebbe anzitutto utilizzare a fondo lo strumento costituito dalle rilevazioni dell’Anagrafe Scolastica redatta dal Miur, monitorando in modo continuativo le assenze, gli abbandoni e i trasferimenti di tutti i ragazzi in età dell’obbligo; raccogliendo in modo sistematico i dati relativi al reddito dei genitori per sostenere le famiglie più svantaggiate; investendo nelle aree depresse; diffondendo i nidi; garantendo tempo pieno e mensa a tutti, poiché, oltre a costituire un sostegno nei casi di miseria, la mensa scolastica è un forte fattore di socializzazione e di integrazione. Provando, infine, a far cooperare, i diversi attori che operano nel campo della diffusione della conoscenza (sistema scolastico, biblioteche, editoria, canali educativi della Rai) che, uniti nella tensione all’obiettivo comune, contrastino anche la povertà meno immediatamente percepibile ma non meno devastante, quella morale e culturale, che priva i bambini non solo di studiare, ma di giocare, di confrontarsi, di accedere a ogni luogo o evento che ne potenzierebbe l’apprendimento; quella povertà totale che rende loro dura la vita nell’immediato e produce devastazioni sulla loro formazione, negando la speranza di un futuro migliore. Chi nasce povero, spesso è condannato a rimanere tale, perché l’assenza di strumenti che non sono un lusso, ma una necessità, come il pasto a scuola, o la possibilità di giocare all’aria aperta in luoghi sicuri, confina dentro la spirale della miseria.

Per favorire la crescita educativa si deve eliminare la povertà economica. Proprio come recita il secondo comma della nostra Costituzione: bisogna “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Un progetto sempre valido, concepito quando ogni programma per il futuro aveva i colori della speranza e l’ottimismo della volontà.

Per restare in tema di diritto e di diritti negati, che ne è dello sviluppo della personalità per la futura “partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”? Un minore che lascia la scuola incrementa il numero dei bambini lavoratori, e il fenomeno spesso prelude all’attività criminale: anche in questo la Sicilia ha da tempo superato i livelli di guardia. Il baluardo istituzionale per far fronte a tutto questo resta la scuola, con la sua potente funzione di integrazione, vocata, nonostante le carenze che conosciamo, a essere il luogo di confronto nel quale, al di là del ruolo istituzionale dell’istruire, maturano i processi di integrazione e socializzazione atti a prevenire la ghettizzazione. Andrebbe, ovviamente potenziata. Ecco perché il programma di Save the Children immagina (o sogna?) che tutti i minori possano apprendervi, sperimentare, sviluppare capacità, talenti ed aspirazioni. Per ridurre le differenze, ogni scuola di primo grado dovrà garantire il tempo pieno entro il 2030, favorendo l’attività extra-curricolare, erogando un servizio mensa di qualità e gratuito per i minori in condizioni di povertà, dotandosi di infrastrutture adeguate e della connessione ad internet veloce, proponendo percorsi didattici finalizzati all’acquisizione da parte degli studenti delle competenze digitali oggi indispensabili nel lavoro, nel tempo libero e per la comunicazione.

Non limitiamoci a giudicare e condannare. Partecipiamo a questo grande progetto: che non sia il sogno di pochi, ma l’aspirazione di tutti i cittadini, e la nuova realtà dei nostri figli.