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RIUNIONE DELL'ANCI A PALERMO

Fronda sulla legge taglia sindaci
"Sovvertita la volontà popolare"


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Senza l'ok ai bilanci decadono i primi cittadini. L'Anci: "E' una mozione di sfiducia mascherata".


PALERMO - Un meccanismo perverso che nasconde una mozione di sfiducia: i sindaci siciliani, riuniti a Palermo per il consiglio regionale dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, parlano così della nuova norma regionale che prevede la decadenza di un sindaco in caso di mancata approvazione dei bilanci di previsione. La legge è stata applicata per la prima volta nei giorni scorsi causando la decadenza di sette amministrazioni.

Al centro dell’attenzione ci sono i “magnifici sette”, come vengono chiamati dall’assemblea: i sindaci di Casteldaccia, Calatafimi, Segesta, San Piero Patti, Castiglione di Sicilia, Valdina, Monforte San Giorgio e Monterosso Almo. Sono i primi amministratori colpiti dalla nuova legge regionale, la numero sei del 29 marzo 2017, con cui si stabilisce che alla decadenza di un consiglio comunale decadono anche i sindaci e le giunte. Ma a essere preoccupati sono tutti i sindaci riuniti a Villa Niscemi, sede dell’Anci Sicilia: chiunque potrebbe essere il prossimo obbligato a lasciare la carica.

“Io avevo presentato un bilancio – dice Vito Sciortino, sindaco appena decaduto di Calatafimi – ma poi è stato respinto dalla giunta senza nessun emendamento, solo per questioni politiche, e sono stato sospeso in seguito alla nuova legge”. Una storia simile a quella dei sei colleghi di Sciortino, che lamentano tutti il fatto di essere stati sospesi dall’incarico di sindaco non in seguito a una sfiducia, ma alla mancata approvazione del bilancio da parte dei consiglieri. “I parlamentari dell’Ars hanno voluto adeguare la legge siciliana a quella nazionale – dice Gianfranco Picciotto, sindaco di Valdina – ma non hanno avuto un alto profilo: nella legge nazionale decade il sindaco ma si analizzano le responsabilità di giunta e consiglieri, e se il responsabile è solo il consiglio il sindaco non si dimette. Così invece si sovverte la volontà popolare”.

Tecnicamente i sette sindaci sono stati raggiunti da un decreto del Presidente della Regione, che dichiara decadute le loro amministrazioni in seguito alla mancata approvazione dei bilanci di previsione. Fino alla fine del mese scorso però un sindaco e la sua giunta potevano decadere solo in seguito a una sfiducia da parte della maggioranza dei consiglieri comunali. Con la nuova legge regionale, invece, in caso di mancata approvazione dei bilanci di previsione da parte del consiglio comunale vengono sospesi e poi dichiarati decaduti anche i sindaci e le loro giunte. Una regola che mette in difficoltà gran parte dei sindaci siciliani, ancora alle prese con il bilancio previsionale 2017.

A fare arrabbiare i sindaci è anche il fatto che la legge è stata applicata in modo retroattivo, a partire dall’11 agosto del 2016. In pericolo non sono solo le amministrazioni alle prese oggi con il bilancio previsionale, ma anche quelle che, ad agosto dello scorso anno, non avevano ancora approvato i rendiconti e i bilanci di previsione del 2016. “Di fatto sono cambiate le regole in corsa – dice Ornella Trovato, sindaco di San Piero Patti – se lo avessi saputo magari non mi sarei candidata”.

I sindaci riuniti si lamentano dei propri consiglieri comunali, accusati di irresponsabilità e di rifiutare i bilanci solo sulla base delle opportunità politiche e non della bontà dei conti. Ma le accuse più pesanti vengono lanciate nei confronti dei deputati regionali, colpevoli di avere aggredito i sindaci siciliani: “Di fatto questa nuova norma è una mozione di sfiducia mascherata – dice il sindaco di Casteldaccia Fabio Spatafora - non si è mai visto da nessuna parte che un deputato regionale fa una norma per cacciare i sindaci che non gli piacciono”. Al centro delle accuse, soprattutto, il fatto che la nuova legge arrivi in un periodo in cui il bilancio regionale non ha ancora stanziato i fondi per i comuni, mettendoli nell’impossibilità, secondo il presidente dell’Anci Sicilia Leoluca Orlando, di mettere insieme un bilancio in tempo per rispettare la legge.

Proprio Orlando, alla fine della riunione, riassume il contrattacco dell’Anci: "Faremo una impugnativa dei decreti di decadenza e in contemporanea chiederemo un incontro urgente al presidente dell'Ars, invitando tutte le forze politiche, entro il 30 di aprile, a modificare gli articoli che prevedono la costituzionalmente illegittima decadenza di sindaci e consigli”. L’Anci chiederà inoltre un incontro al ministro per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa per sollecitare il governo a impugnare le norme regionali, e un incontro al Commissario dello Stato chiedendo lo scioglimento dell'Ars "per ormai persistente e acclarata violazione dello Statuto e della Costituzione".