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Legge di stabilità

Bilancio, mezzo miliardo è virtuale
Chi “paga” se i soldi non arrivano


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Manca una firma del presidente Crocetta. In bilico fondi per Comuni, Province, Forestali ed enti.

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PALERMO - Soldi virtuali. Messi lì, in bilancio, in attesa di una firma. Che non arriva ancora. Allungando nuove ombre sulla Finanziaria regionale, dove 162 milioni di euro l'anno dal 2017 al 2019 al momento non esistono. La notizia è tutta in un comma dell'articolo 3 della legge di stabilità che oggi inizierà il suo cammino a Sala d'Ercole. “Nelle more della definizione dei processi di riforma relativi alle modalità di attribuzione alla Regione delle entrate spettanti, - si legge nella norma della Finanziaria - la somma di 162.000 migliaia di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, è accantonata in un apposito fondo in cui sono iscritte le risorse derivanti dalle riduzioni delle autorizzazioni di spesa indicate nall'Allegato 2, per gli importi indicati per ciascuna autorizzazione di spesa”.

Cosa significa? Intanto, che quei soldi al momento non ci sono. E la storia è paradossale e non a caso era esplosa in commissione bilancio, dove l'assessore all'Economia Alessandro Baccei non ha potuto fare altro che limitarsi a spiegare che, appunto, manca solo “una firma”. Quella con la quale il presidente della Regione Rosario Crocetta dovrebbe formalizzare l'intesa col presidente del Consiglio Paolo Gentiloni relativa all'accordo tra Stato e Regione sull'Iva. Un accordo che rientra nella più ampia intesa sulla ridefinizione delle entrate e delle prerogative dello Statuto.

Il presidente non ha trovato il tempo di mettere quella firma. Ma ha comunque scelto di introdurre in bilancio quella cifra di 162 milioni per ogni anno (e fa quasi mezzo miliardo). Soldi virtuali, dicevamo. E così, i deputati non hanno potuto fare altro, come recita la norma, che “accantonare” quella cifra in un fondo. L'accantonamento, in pratica, “congela” i soldi. Che si libererebbero solo dopo la firma di quell'accordo.

E se l'accordo non venisse formalizzato? È questo il punto. L'Ars non ha ovviamente voluto assumersi la responsabilità di dare per certe entrate attualmente incerte. E così, si è deciso, nel caso in cui i soldi non arrivassero, di recuperarli altrove. Ed è tutto in quell'Allegato 2 citato nella norma.

Quei 162 milioni l'anno verrebbero recuperati innanzitutto grazie a tagli alle già disastrate ex Province siciliane e alle Città metropolitane: salterebbero infatti 47 dei 91 milioni previsti nel 2017 e altri 47 milioni per il 2018 e 2019 quando quella somma equivale all'intero contributo concesso dalla Regione agli enti. Ma non solo. Altri 40 milioni l'anno verrebbero tolti ai Comuni siciliani che riceveranno per il 2017, 340 milioni e per i due anni successivi 212 milioni di euro. La stessa cifra, cioè 40 milioni di euro, verrebbe tagliata ai Forestali siciliani solo nel 2017: la cifra scenderebbe così da 115 milioni previsti a poco più di 70 milioni, non consentendo, ovviamente, il pagamento di tutti gli stipendi. Altri 30 milioni verranno invece tagliati agli enti regionali contenuti nel cosiddetto “Allegato 1”: poco meno del 30 per cento di taglio per quasi tutte le voci. Si tratta ad esempio dei teatri siciliani (congelata parte del Fondo unico per lo spettacolo), le associazioni che assistono i ciechi, e ancora i fondi per le associazioni antiracket o per contrastare il dissesto idrogeologico e le calamità naturali. C'è un po' di tutto. Soldi in bilico, come cinque dei 15 milioni destinati ai Consorzi di bonifica. Soldi virtuali. Tutto per colpa di una firma.