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Il commento

La Sicilia senza effetto Macron
La vecchia guardia che non molla


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All'Eliseo un 39enne. A Palermo il sindaco che c'era ai tempi di Mitterand. E con lo sfidante...


PALERMO – Dice Macron, dice.
A 39 anni presidente della Francia. E dire che anche qui a Palermo qualcuno l'ha evocato. Fabrizio Ferrandelli, ad esempio, ha cercato di proporsi come il Macron locale, per le sue aperture bipartisan. Solo che Oltralpe, Emmanuel Macron la vecchia politica l'ha sfidata, a queste latitudini i giovani scendono a patti con la vecchia guardia. Che proprio non se ne vuole andare.

È la politica degli eterni quella siciliana, altro che Macron. Quella dei Leoluca Orlando, che divenne sindaco la prima volta nella primavera del 1985 quando all'Eliseo c'era Francois Mitterand e al Quirinale Sandro Pertini (“maledetto il fico sterile che non porta frutto”, diceva allora lamentando la mancanza di ricambio generazionale). Sta ancora lì il sindaco e paventa il rischio del ritorno alla “palude” in sua assenza. Come faceva del resto trent'anni fa. Con i suoi compagni di strada Orlando cerca ora l'ennesima riconferma. Tra loro ecco Totò Cardinale, leader di Sicilia Futura, deputato per la prima volta nel 1987, quando a Londra Margaret Thatcher formava il suo terzo governo e alla Casa Bianca regnava Ronald Reagan. E gli altri notabili piddini, come Beppe Lumia, che sta al Parlamento ininterrottamente dal 1994, quando Bill Clinton era al secondo anno di mandato a Washington. E quando sulla scena politica siciliana s'affacciò l'altro evergreen Gianfranco Miccichè, che ancora tiene in mano i destini di Forza Italia nell'Isola, ventitré anni dopo, e che è tra i compagni d'avventura del “giovane” Ferrandelli. Così come i seguaci di Totò Cuffaro, già dirigente democristiano nei primi anni '90, prima di essere tante altre cose. Tutti insieme, vecchio establishement e rivoluzionari, nel nome del cambiamento.

Ma la sclerosi della politica non si esaurisce nei confini palermitani. A Catania il sindaco lo fa Enzo Bianco come faceva nel 1993, quando a Downing Street c'era John Major, e come già aveva fatto nel 1988, solo ventinove anni fa, quando il presidente del Consiglio era Ciriaco De Mita e la Russia era ancora un pezzo dell'Unione Sovietica. In quegli anni all'Ars c'era già Pino Firrarello, tuttora uomo forte degli alfaniani catanesi, cioè del principale alleato del Pd. Da quelle parti il centrodestra, se mai troverà un accordo , potrebbe pescare il candidato presidente investendo Nello Musumeci, cheventitrè anni fa, nel 1994, faceva il presidente della Provincia.

Certo, si obietterà che il “nuovismo” a tutti i costi può partorire i suoi mostri, quelli dei capipopolo improvvisati e incompetenti, e l'esperienza in politica è fino a prova contraria un valore. In Sicilia, però, la vecchia guardia appare come una presenza così ingombrante da stroncare persino le promesse di ricambio generazionale. Altro che Macron.