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Lo sversamento di cherosene

Il disastro ambientale di Augusta
"Inquinata un'intera collina"


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Minacciata la zona di Punta Cugno (nella foto), La Procura di Siracusa indaga per danno ambientale.

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SIRACUSA - Un'intera collina contaminata, sversati molto di più rispetto ai 25mila litri di carburante stimati all'inizio: la Procura indaga anche per il danno ambientale, oltre che per furto e danneggiamento. Sono due i profili di reato su cui si sta concentrando l'attenzione dei magistrati siracusani riguardo allo sversamento di carburante da una conduttura industriale che da più di un mese minaccia una vasta area di terreni in zona Punta Cugno, ad Augusta. Alla radice della contaminazione un tentato di furto di cherosene andato male. Il 31 marzo una conduttura che unisce il pontile d'attracco delle petroliere all'azienda del petrolchimico augustano Sasol fu presa di mira dai ladri che, secondo quanto accertato dai carabinieri della Marina, scavarono per tre metri sotto il terreno per applicare in almeno due punti della condotta valvole di diametro inferiore rispetto al tubo portante. Lo scopo era quello di rubare enormi quantitativi di cherosene. Ma qualcosa non funzionò e il carburante fu lasciato libero di espandersi.

Dopo un paio di giorni l'azienda si accorse di quanto era accaduto: la denuncia e la segnalazione agli enti di controllo (Arpa ed ex Provincia) sono del tre aprile. Oggi fonti Arpa parlano di una contaminazione "ben più grave" dei 25mila litri stimati all’inizio, con il carburante che avrebbe "intriso pian piano tutta la collina" e "interessando sicuramente la falda". Dall'agenzia definiscono la situazione "molto seria". Su tutti questi dettagli la Procura ha acquisito dall'Arpa una relazione definitiva.

In questo momento non si è ancora conclusa la fase di messa in sicurezza d'emergenza, che prevede l'estrazione del cherosene sversato. Dopo le ruspe dei primi giorni, in azione una serie di autospurghi. Quella in corso è solo la fase preliminare di decontaminazione. E' presto per parlare di bonifica vera e propria. Operazione che, tra l'altro, obbedisce a un iter amministrativo complesso e che, in questo caso, apre a due ipotesi: compito del ministero dell'Ambiente o del Genio militare. Nel frattempo con il massimo riserbo, ma senza tralasciare alcun dettaglio, proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Siracusa. È lo stesso capo dei pm, Francesco Paolo Giordano, a confermare i diversi profili di responsabilità che emergono nella vicenda: a furto e danneggiamento si somma il reato ambientale. Il suo ufficio ha chiesto e ottenuto, dagli organi di polizia giudiziaria e dall'Arpa, una relazione allo scopo di valutare le responsabilità anche nell'ambito della più recente legislazione in tema di reati ambientali.