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L'ARRESTO

"C'era il fatto di tuo padre..."
La 'talpa' e il figlio del boss


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Un frame delle intercettazioni di Claudio Ganci

Svelati i contatti del dipendente del Tribunale che passava informazioni in cambio di soldi.

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PALERMO - Era preoccupato per la salute del genitore detenuto per mafia. Attendeva con ansia l'esito delle perizie. Fino a quando non arrivò la bella notizia: il padre sarebbe stato trasferito agli arresti domiciliari.

L'informazione transitò da un canale parallelo e illegale. Claudio Gangi, dipendente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, finito stamani pure lui ai domiciliari, avrebbe ottenuto 148 euro da Ivo D'Agati, figlio di Giovanni, considerato il capomafia di Ficarazzi.

I due furono intercettati e pedinati dai carabinieri del Comando provinciale nell'agosto 2015. “Ti chiamavo stamattina perché siccome avevo bisogno di te”, diceva il figlio del boss a Gangi. Si diedero appuntamento al Palazzo di Giustizia. La sezione per la Sorveglianza è ospitata in un'ala del nuovo Palazzo di giustizia, quella che si affaccia sulla piazza della Memoria, dove grandi scritte ricordano i nomi delle vittime di mafia. Gangi non era l'ultimo arrivato in ufficio, visto che dalle sue mani passavano i fascicoli con le richieste dei detenuti. Il Tribunale di Sorveglianza, infatti, valuta e regola la vita detenuti, comprese le richieste di accedere a regimi alternativi per scontare le pene.

Gangi spiegava a D'Agati jr che “non hanno depositato, infatti ci stanno lavorando sopra... ti volevo chiamare insieme alla notizia solo che ancora non hanno depositato”. In ballo c'era “il fatto di tuo padre” e cioè la domanda del mafioso che sperava di avere riconosciuta l'infermità e l'incompatibilità del suo stato di salute con il carcere. Era Gangi a spiegare i dettagli della patologia: “... per quanto riguarda la cosa cardiaca nel senso ora ti verranno altro due periti... hanno rinviato l'udienza al giorno undici di settembre... poi vediamo il da farsi, d'altronde per la prima cosa si è visto si è constatato che in realtà non è compatibile con il carcere... ha problemi con il cuore e tutta una serie di cose”.

Tutto questo in cambio di Cosa? “Mi serve 148 euro... perché l'assegno dovrebbe rientrare domani mattina”. Qualche giorno dopo Ivo D'Agati spiegava al dipendente del Tribunale che “ho racimolato, ma ti devo dire veramente con il cuore in mano... cento euro... ma dove ci possiamo vedere?". I due si incontrarono all'indomani davanti agli uffici giudiziari. Poi, arrivò la buona novella: “Gliel'hanno notificata a tuo padre? Gliel'hanno prorogata per un anno”. “Perfetto, bellissimo”, diceva il figlio. Giovanni D'Agati malato lo è davvero. E si trova agli arresti domiciliari per gravi patologie cardiache.