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PALERMO

Wind3, 300 operatori a rischio
E su Almaviva l'insidia Alitalia


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(Foto d'archivio)

Se la commessa con la compagnia aerea dovesse saltare potrebbero essere circa 600 i nuovi esuberi.

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PALERMO - Non c’è pace nel settore dei call center a Palermo. Nemmeno il tempo di tirare il fiato per un accordo raggiunto che ha salvato centinaia di posti di lavoro – quello di Almaviva Contact – che già sul tavolo è pronta una nuova vertenza. Nello specifico quella di Wind Tre: la società, infatti, ha comunicato ai sindacati di categoria l’intenzione di procedere alla cessione dell’attività di assistenza clienti, il servizio 133. Una manovra industriale che nel capoluogo siciliano fa tremare 300 operatori impiegati nella sede di via Ugo La Malfa.

"C'è forse solo l'1% di possibilità che questa vicenda di Wind Tre si chiuda positivamente - dice Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom Uil - ma fino a quando non sarà scritta la parola 'fine' noi continueremo a lottare". Il diffuso scoramento dei sindacalisti di fronte a questa nuova lotta sociale nel settore dei call center è stato scatenato dall'atteggiamento "di chiusura" dell'azienda nel corso dell'incontro in Confindustria a Roma in cui è stata annunciata la cessione del ramo d'azienda. "Ci hanno convocati per illustrare il nuovo piano industriale - racconta Maurizio Rosso, segretario della Slc Cgil Palermo. - Avevamo grandi aspettative da un colosso della telefonia di queste dimensioni e invece ci siamo trovati davanti un'azienda che insegue un modello di sostenibilità low cost e che cerca di fare utili sulle spalle dei lavoratori. E il problema è che non c'è interlocuzione, vanno come treni, lo faranno in maniera unilaterale".

Wind Tre sceglie di cedere il servizio pur sapendo in che difficili condizioni versano le tante aziende del settore outsourcing. A tre mesi dall'avvenuta fusione tra Wind e Tre che ha dato vita al primo operatore italiano ed al quarto a livello europeo - continua Ugliarolo – ci aspettavamo un piano industriale di rilancio non solo aziendale, ma di prospettiva per il Paese, invece si è optato per una soluzione che, anche in altri casi, si è rivelata fallimentare e che in passato è stata arginata solo a colpi di cause di lavoro e sentenze di tribunali". Sono già state attivate le procedure per gli scioperi e i sindacati stanno cercando l'appoggio della politica, chiedendo audizioni nelle Commissioni Lavoro di Camera e Senato e coinvolgendo il Ministero per lo Sviluppo economico.

Ministero che ha giocato un ruolo importante nella risoluzione della vertenza Almaviva, che ha coinvolto le sedi di Napoli, Roma e Palermo. Proprio degli ultimi giorni è la notizia della firma di un accordo che ha permesso di scongiurare ben 700 esuberi. Il referendum, al quale hanno partecipato 2.227 votanti su 2.800 lavoratori, ha raggiunto l'82 per cento dei sì. A fronte di un anno di "sacrifici", come la cassa integrazione straordinaria che andrà a decrescere fino ad azzerarsi entro un anno, ai lavoratori del call center viene prospettato un percorso con l'introduzione di elementi nuovi come, per la prima volta, un contratto di 2° livello e l'anticipazione della cassa integrazione. A giugno, alla scadenza del Fondo d'integrazione salariale, per i lavoratori scatterà una cig straordinaria fino al maggio 2018, all'inizio al 35 per cento, che andrà decrescendo negli ultimi tre mesi al 15 per cento, fino all'azzeramento. Per un anno ci sarà anche il taglio di 4 scatti di anzianità e il congelamento di un solo anno di Tfr. A fronte di tutto questo, l'azienda inoltre riconoscerà 500 euro di buoni welfare all'anno che ridurranno le perdite. "L’intesa - scrive l'azienda in una nota - è volta a definire le basi iniziali per affrontare la fase critica, tutelare l’occupazione, recuperare competitività e tentare di portare il sito di Palermo all'essenziale equilibrio economico. Un percorso impegnativo che dovrà essere accompagnato dalla necessaria definizione della situazione legata alle attività in corso con Alitalia".

Se sono 700 i posti di lavoro che si sono salvati con questo accordo, infatti, sono quasi altrettanti, 600, i lavoratori impiegati nella commessa Alitalia che potrebbero subire i contraccolpi della crisi che sta investendo la compagnia di bandiera. Un'insidia che non permette di dormire sonni tranquilli. Inoltre, scadranno a giugno le commesse di Sky e Tim e non si sa ancora se saranno rinnovate o meno. Tutte eventualità che potrebbero mettere a rischio l'applicazione dell'accordo appena firmato e portare a nuovi esuberi.