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LA LETTERA

Orlando e il mistero della targa
Cammarata: "Vorrebbe essere me"


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L'ex sindaco di Palermo svela una serie di inesattezze raccontate dal sindaco uscente.


Caro Direttore,

io non sono candidato a Sindaco ma Orlando si ostina a considerarmi il suo avversario. Orlando, guarda che la nostra campagna elettorale è finita nel 2007 e hai perso. Non ci pensare più. In verità questa sua ossessione un poco mi preoccupa, per lui intendo, ho l’impressione che Orlando abbia una sorta di crisi di identità. Mi attribuisce persone (li definisce burattini) e cose che riguardano lui e si attribuisce cose che onestamente con lui non hanno niente da spartire. Giorni fa gli ho dovuto tirare le orecchie perché ne aveva detta una bella grossa e cioè che il contratto dell’anello ferroviario era stato modificato e approvato quando ero commissario per la mobilità (2002) e invece lo aveva approvato proprio lui con la sua giunta nel 2014.

Quelli che lui chiama burattini (io non mi permetterei mai) e che facevano parte della mia maggioranza o addirittura di Forza Italia sono schierati in gran parte con lui: Dore Misuraca (ex coordinatore regionale e assessore di Forza Italia), Simona Vicari (ha fatto di tutto), Piero Alongi (ex deputato regionale di Forza Italia ed ex ombra di Schifani), Aristide Tamajo (ex mio assessore), i fratelli Terrani, Salvo Italiano, Stefania Munafò (ex consiglieri comunali di Forza Italia), Totò Lentini (che ci mette la faccia), Mimmo Russo (ex) e addirittura Alberto Campagna (ex Presidente del Consiglio Comunale e deputato regionale di Forza Italia) e potrei continuare. Insomma, continua a confondersi e poi, poveraccio, non si ritrova.

Pensate che nei comizi e nelle riunioni continua a dire di avere messo i conti a posto e non c’è un buontempone che gli chiede: "Signor Sindaco, ma come è possibile dire che i conti di Cammarata non erano in ordine se lei, con la sua Giunta, ha approvato il rendiconto del bilancio 2011, ultimo anno della gestione Cammarata, con un avanzo di circa sei milioni?". Niente, un poco di pazienza, si confonde con i conti della sua gestione. È stato l’unico Sindaco nella storia della nostra città a chiedere una anticipazione di tesoreria e la Corte dei Conti ha deliberato che il Comune è sull’orlo del dissesto (delibera n.5 /2017 e Sole 24 ore dell’11 febbraio 2017). Ma quello che dice nei comizi e nelle riunioni è davvero sorprendente.

Una sua fissa è il prato del Foro italico. Non c’è riunione in cui non lo citi come sua realizzazione. Io per carità non ci tengo, se proprio non ne può fare a meno lo dica pure ma la gente gli riderà dietro e gli ricorderà le parole di Attilio Bolzoni nel suo articolo del 6 settembre 2001 (io verrò eletto due mesi dopo): “Qualcuno ci ha raccontato che una volta dalle parti del Foro Italico c'era un grande prato verde. E ci ha anche detto che quell'erba era stata 'appoggiata' davanti al mare in onore degli uomini dell'Onu, quegli esperti (ma vi assicuriamo che tra loro c'erano pure molti tromboni) che erano arrivati qui a Palermo nel dicembre scorso per spiegare a noi siciliani che cos'era la mafia e quanto contava ancora. Nella confusione di quei giorni - delegazioni di tutti i colori, capi e sottocapi di polizie varie, conferenzieri illustri che sparavano dottissime banalità - non siamo riusciti a vedere un po' di quell'erbetta profumata che stava crescendo proprio di fronte a Porta Felice né tanto meno a calpestarla durante una passeggiatina sul lungomare. È stato un vero peccato. Come sapete il prato non c'è più. È giallo, arso, morto, bruciato dal sole e dalla salsedine e da chissà che altro ancora. Questa storia dell''erba dell' Onu' ci fa capire molto bene dove viviamo e come oggi è ancora Palermo. Nonostante i proclami e i fumi che nascondono tutto, nonostante le chiacchiere e le magiche consulenze, la realtà a quanto pare è una sola: nella nostra città non ci possiamo permettere neanche un prato”.

Invece noi ce lo siamo potuto permettere. Il prato del foro italico, quello verde e fiorente per intenderci, fu realizzato nel 2003 e nel 2005 fu definita l’opera di risistemazione dell'intero spazio del Foro Italico e del suo arredo urbano su progetto dell’architetto Italo Rota che per quel progetto vinse la medaglia d’oro in una rassegna alla Triennale di Milano. Quello di adesso è di nuovo il suo prato: giallo, arso, morto, bruciato dal sole e dalla salsedine e da chissà che altro ancora.

Non mi vorrei dilungare ma ci sono altre due cosette che non mi riesco a tenere e anche su queste lo vorrei togliere dalla confusione e dall'imbarazzo. Dice di avere realizzato i giardini della Zisa e la GAM (Galleria d’arte moderna). Devo dire che mi viene da ridere a pensare che possa essere così dissociato. Può essere che nel suo intimo vorrebbe essere me? In fondo sono l’unico che l’ha sconfitto, in questa maniera se lui è me, non avrebbe mai perso. Ma no, che mi viene in mente? Impossibile, lui che una serie di circostanze sfortunate gli hanno impedito di diventare Segretario Generale dell’ONU non può avere una tale crisi di identità, semplicemente mente e sa di mentire. Anche in questi casi però ci sono le prove che è un burlone.

Pensate all'inaugurazione della Zisa nel 2005 c’era pure la Petix. Per la GAM invece a testimoniare l’evento ci furono trenta illustri Palermitani che si erano distinti nelle loro professioni e furono chiamati a diventare ambasciatori nel mondo del Museo Sant’Anna. Nell’occasione feci affiggere una targa con incisi tutti i loro nomi. Era il 2 dicembre 2006. Orlando però insiste nella sua tesi, la GAM l’ha realizzata lui e anzi non c’è neppure la targa. Un colpo da maestro!! Ha fatto togliere la targa con tutti i nomi a memoria di quell’evento e di quei palermitani. Che squallore!!!

Chissà che ne pensano: Eleonora Abbagnato, Roberto Andò, Guido Baragli, Biagio Bossone, Pietro Calabrese, Antonio Calabrò, Massimo Capuano, Bruno Caruso, Pino Caruso, Daniele De Giovanni, Gabriele Ferro, Giuseppe Ferrauto, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Gerlando Genuardi, Marco Glaviano, Gaetano La Rosa, Gaetano Miccichè, Antonello Perricone, Paolo Pucci di Benisichi, Costanza Quatriglio, Alessandro Salem, Angelo Sajeva, Giuseppe Marcello Sorgi, Giuseppe Spadafora e Maria Catena Zanca.